Nel mondo misure allentate, al comune di Perugia ancora tutti mascherati
Misure allentate in tutta Italia dal 1 aprile, ma non al comune di Perugia , dove dipendenti e consiglieri dovranno indossare la famigerata mascherina, almeno fino al 30 giugno..poi si vedrà. E’ questo il contenuto di una determina che ha imposto a tutto il personale l’utilizzo obbligatorio almeno della chirurgica.[su_panel background=”#f1eff0″ border=”4px solid #f73d14″ padding=”10″ shadow=”3px 3px 7px #5a4f4f” radius=”7″ text_align=”center”]E meno male che sono stati esentati i visitatori, dopo la richiesta di chiarimenti della sottoscritta, che saranno invitati caldamente – è proprio il caso di dirlo vista la calura di questi giorni – ad indossare tale dispositivo, anche perché, a meno di ricorrere all’allentamento forzato, non si capisce come si sarebbe potuto convincere il malcapitato visitatore recalcitrante ad ottemperare all’obbligo, ad accomodarsi fuori.[/su_panel]
Nessuno intende qui crocifiggere il comune
Nessuno intende qui crocifiggere il comune che ha adottato tale decisione, ma non si può non stigmatizzare il comportamento del governo che, dando seguito ad un protocollo con le parti sociali – ed avallato dal sindacati – ha di fatto permesso che ciascuno facesse come vuole. In realtà la circolare del Ministro della Pubblica Istruzione raccomanda l’utilizzo della mascherina per i dipendenti pubblici, con riferimento particolare a coloro che dividono spazi comuni , sono a contatto con il pubblico o nei luoghi in cui non si puo’ garantire il distanziamento, ma nessun obbligo, perché la regola è ufficialmente decaduta.
In questa confusa gestione dell’emergenza pandemica da parte del Governo, con provvedimenti che a volte appaiono puramente vessatori si potrebbe far notare che in molti paesi chi è vaccinato ha potuto liberarsi della mascherina, aggiungendo che se le ffp2, correttamente indossate – e già qui entriamo in materia sconosciuta ai più – possono garantire una qualche protezione dal virus, non altrettanto può dirsi per le chirurgiche, aggiungendo che alle temperature attuali, in molti ritengono prevalenti rispetto ai benefici , le controindicazioni, che vanno da possibili reazione cutanee a problematiche respiratorie, aggiungendo che le mascherine rischiano di diventare incubatori di batteri e virus
[su_panel background=”#f1eff0″ border=”4px solid #f73d14″ padding=”10″ shadow=”3px 3px 7px #5a4f4f” radius=”7″ text_align=”center”]Stesso accorato appello per rendere almeno facoltativo l’utilizzo delle mascherine ,arriva dal mondo della scuola, dove docenti e genitori sono preoccupati, poiché è troppo caldo per indossare questi dispositivo..[/su_panel]
Guardando alla logica generale dell’obbligo, non possiamo non chiederci a cosa si ispiri il principio di massima prudenza, richiamato nel provvedimento, perché o si pensa che Perugia abbia una situazione particolarmente critica legata al Covid 19– e non è cosi visti i dati confortanti – o ci si vuole cautelare su possibili contagi sul posto di lavoro. Peccato che la tracciabilità sia saltata da un pezzo e chi contrae il Covid 19, non è in grado di risalire alla fonte del contagio. Perciò non si capisce da cosa debba cautelarsi l’ente se rimangono comunque in vigore tutti i protocolli di sicurezza in una popolazione di dipendenti vaccinati e dal 1 aprile non è più prescritta la quarantena ma solo auto sorveglianza in caso di contatti con positivi.
E tutto ciò accade in pieno clima estivo. Viene da chiedersi cosa potrà succedere in autunno, con l’arrivo delle inevitabili influenze e dei relativi sintomi e la nuova corsa sfrenata al tampone e soprattutto qual è il limite entro cui ci si può continuare ad accanire con misure draconiane.
Caro e vecchio e buonsenso cercasi.
ROBERTA RICCI – VICE-PRESIDENTE CONSIGLIO COMUNALE

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