Minori fuori famiglia, la tutela non diventi una prigione e un incubo

Minori fuori famiglia, la tutela non diventi una prigione e un incubo

Minori fuori famiglia, la tutela non diventi una prigione e un incubo

Il tema dei minori fuori famiglia è estremamente delicato e difficile. Da un lato vi è l’esigenza di salvaguardare i minori da ambienti pericolosi. Dall’altro le misure di allentamento dalla famiglia naturale dovrebbero essere l’extrema ratio da porre in essere soltanto in casi limite e per il minor tempo possibile. Purtroppo la realtà si rivela spesso diversa, come dimostra la triste e assurda vicenda che mi è stata raccontata da una madre a cui da anni sarebbe stata sottratta la figlia all’età di 7 anni. Ora sarebbe autorizzata ad incontrare per solo due ore alla settimana, nonostante relazioni positive sulla madre. Mancherebbe ancora il provvedimento del giudice, che tarda ad arrivare, mentre il tempo trascorre con grandi sofferenze delle persone coinvolte.

Sulla vicenda ho depositato una interrogazione alla Giunta, che però è l’occasione per ottenere un quadro aggiornato sulla problematica dei minori fuori famiglia, che sarà oggetto di altre nostre iniziative.

Bisogna evitare che un utile e importante strumento di tutela dei minori degeneri in un incubo burocratico che sottragga i minori alle proprie famiglie con troppa leggerezza, diventando un “parcheggio” a tempo indeterminato per ragazzi e ragazze. Troppo spesso l’inadeguatezza della normativa, l’inefficienza della burocrazia, conflitti di interesse e grandi somme di denaro rischiano di trasformare le comunità in “prigioni senza sbarre”.

Servono maggiori controlli sulle persone che decidono il destino dei minori e sulle strutture.

Dobbiamo evitare che la medicina diventi peggiore del male, gettando discredito anche sui tanti giudici, tutori, operatori e comunità che seguono i minori con professionalità e amore. La Regione non può interferire nei singoli casi, ma può comunque fare molto: emanare norme chiare, prevenire l’allontanamento dei minori dalle loro famiglie con supporti economici, sostenere la macchina giudiziaria e dell’assistenza sociale con adeguate risorse e aumentare i controlli di propria competenza. Terribili fatti di cronaca, come la morte della piccola Daniela Sanjuan, devono almeno costringerci a prestare attenzione a chi non ha voce e fare tutto ciò che è in nostro potere affinché mai più si possano ripetere.
Maria Grazia Carbonari – Consigliere M5S Regione Umbria

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