Varianti Covid, l’esperta: “Potrebbe spiegare più casi provincia Perugia”

 
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Varianti Covid, l'esperta: "Potrebbe spiegare più casi provincia Perugia"

Varianti Covid, l’esperta: “Potrebbe spiegare più casi provincia Perugia”

“Le tre varianti più conosciute del virus Sars-Cov-2 (inglese, Sud-africana e brasiliana) sono caratterizzate da una più elevata capacità diffusiva. Quindi potenzialmente, se si dimostrerà la circolazione di varianti virali nel territorio della provincia di Perugia, questo potrebbe aiutare a spiegare l’incremento dei casi osservato nelle ultime settimane in questa zona”. Lo ha detto la professoressa Daniela Francisci, direttore della Struttura complessa di Malattie infettive dell’Azienda ospedaliera rispondendo all’Agenzia Nazionale di Stampa Associata.

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La professoressa Francisci spiega anche come si è arrivati a individuare i due casi sospetti in Umbria. “Ogni mese – dice – vengono inviati dal laboratorio di microbiologia di Perugia, quello di riferimento regionale, dei campioni (tamponi naso faringei) random all’Istituto superiore di sanità per il programma di sorveglianza nazionale. I due campioni ‘sospetti’ per la variante brasiliana facevano parte del lotto di quelli inviati l’8 gennaio scorso. Altri 42 campioni con caratteristiche sospette sono stati inviati sempre all’Iss e i risultati saranno disponibili nei prossimi giorni”.

La professoressa Francisci riguardo alla protezione offerta dai vaccini, sottolinea che secondo “i dati disponibili quelli a Rna (Pfizer e Moderna) che vengono utilizzati sono altamente efficaci, proteggendo dalla malattia circa il 95% dei vaccinati. La protezione – conclude – non è immediata ma si sviluppa una settimana dopo la seconda dose. Al momento non ci sono dati che indichino una perdita di attività dei vaccini nei confronti delle varianti, ma ulteriori studi sono in corso”.

La professoressa Francisci ritiene che dalla pandemia si uscirà “non in tempi brevi”. “Dipenderà – aggiunge – da quante persone si riusciranno a vaccinare nei prossimi mesi. Per raggiungere l’immunità di gregge è infatti necessario che il 75-80% della popolazione sia coperto. Dipenderà anche dal ruolo che le varianti virali avranno nei prossimi mesi e dalla nostra capacità di mantenere alta la guardia e non trascurare le fondamentali misure di contenimento”.

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