Silvana De Mari, perseguitati del Virus e gli antiinfiammatori 

Dal giornale La Verità del 7 novembre 2022

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Silvana De Mari, perseguitati del Virus e gli antiinfiammatori

«Quando qualcuno ha osato pensare con la propria testa sui vaccini, è stato lasciato senza paga e trattato da criminale», Silvana De Mari, medico chirurgo e psicoterapeuta blogger e giornalista, lo scrive su La Verità di oggi. Ci va pesante e sostiene che “finalmente il governo sanerà questa ingiustizia, mentre i gufi del Covid continuano ad andare contro le evidenze ammesse dalla stessa Pfizer”.

Lunedì scorso, al Parlamento europeo, la responsabile commerciale di Pfizer Janine Small ha detto che il loro vaccino anti-Covid, il più diffuso nel mondo occidentale, “non è stato testato per prevenire l’infezione”, anche perché “nessuno ce lo ha chiesto” e comunque “non c’era tempo”. Così ha spiegato la manager (il fatto quotidiano)

«Un errore gigantesco – puntualizza Silvana De mari nel suo articolo -, è stato ritenere che la malattia Covid-19 fosse praticamente incurabile, che l’unico presidio fosse l’inoculazione di sieri a Rna testati per due mesi, che questi sieri bloccassero la trasmissione della malattia, affermazione non contemplata in nessuna delle schede tecniche dei suddetti farmaci e che quindi avesse un senso sospendere dal loro lavoro medici e infermieri non inoculati. Bill Gates ha affermato l’assoluta inutilità di questi farmaci nel bloccare la trasmissione della malattia a Davos, durante una riunione del Foro Monetario Internazionale. E che – continua la dottoressa De Mari -, e che quindi tutta la legislatura nata attorno alla fantastica informazione che questi farmaci avessero questa capacità, sospensione dal lavoro, green pass, multe, fosse senza senso».

Dopo che la stessa Pfizer ha ammesso che il vaccino non impedisce il contagio, informazione già contenuta nelle schede tecniche per coloro che sono capaci di leggere, e dopo che la prestigiosa rivista Lancet ha pubblicato lo studio che dimostra come l’uso di banali antiinfiammatori avrebbero evitato il 90% dei morti, il discorso si poteva ritenere chiuso.

Antinfiammatori contro il Covid. Il ministero
e l’Aifa li consigliano dal novembre 2020

di Cesare Fassari da Quotidiano Sanita’ del 29 agosto 2022

Che per combattere i sintomi del Covid fossero utili gli antinfiammatori era noto da tempo e il primo studio del tandem Mario Negri-Ospedali di Bergamo che evidenziava tali benefici risale al giugno di un anno fa.

Quindi un lettore attento e non preconcetto non si sarebbe dovuto stupire della nuova review apparsa su Lancet il 25 agosto scorso a firma di alcuni degli stessi autori del precedente studio nella quale, nella sostanza, si ribadisce quanto già detto un anno prima con l’aggiunta di ulteriori revisioni scientifiche di altre ricerche apparse nel mondo sul tema delle cure domiciliari per il Covid.

E invece no, complice un clima da campagna elettorale estiva che sembra non essere mai sazio di temi su cui far polemica (come se la crisi energetica e le prospettive di un autunno nero per l’economia non bastassero) in molti si sono riversati su questo nuovo studio per rilanciare le tesi di una gestione disastrosa se non addirittura “interessata” del Covid in questi due anni e mezzo di pandemia.

Ai fautori del “dagli al Governo”, contro Speranza in primis, non sembra neanche venuto in mente di dare un’occhiata alle linee guida del Ministero della Salute per le cure a casa del Covid nelle quali, fin dal novembre 2020, si consigliava l’uso di paracetamolo o dei Fans “in caso di febbre o dolori articolari o muscolari”, un consiglio che è sempre stato confermato in tutti gli aggiornamenti successivi delle stesse linee guida.

Antinfiammatori e Covid. Il nuovo studio dà valore al lavoro dei Mmg

di Ornella Mancin

Il recente studio pubblicato in questi giorni  su Lancet Infectious Diseases mostra come gli antinfiammatori non steroidei iniziati precocemente riducono le ospedalizzazione  da Covid19 dell’85-90%, perché ciò che  rende grave la malattia è l’infiammazione che si scatena dopo l’infezione provocata dal virus: bloccando precocemente l’infiammazione si impedisce alla malattia di procedere verso le forme più gravi quelle che finiscono per richiedere il ricovero.

Lo studio dà valore all’immenso lavoro che come  medici di famiglia  abbiamo  fatto nel territorio: le migliaia di telefonate ricevute ed effettuate per monitorare i pazienti con covid, i consigli ad iniziare il trattamento con Fans anche in assenza di sintomi  non è  stato un lavoro privo di significato  come alcuni hanno tentato di dire, ma è servito ad arginare il possibile rischio di aggravamento della malattia.

Del resto il dato empiricamente era già da noi noto, visto la mole di pazienti che in questi due anni e mezzo abbiamo seguito.  Ognuno di noi che abbia circa 1500 assistiti può contare su più o meno 500 casi di Covid 19 e a parte all’inizio quando non si conosceva nulla della malattia e si brancolava nel buio più assoluto, piano piano abbiamo imparato a dare i consigli giusti, a evitare cortisonici e antibiotici e a prescrivere sempre in prima battuta gli antinfiammatori e se controindicati il paracetamolo con buoni risultati sulla stragrande maggioranza dei pazienti.

Lo studio quindi non scopre  nulla di nuovo ma  rende evidente scientificamente che le terapie da noi instaurate e suggerite dalle linee guida,  hanno e avevano un preciso razionale. Del resto si era  intuito fin da subito  che la vera causa della malattia era lo scatenamento della tempesta infiammatoria che portava progressivamente allo sviluppo e peggioramento della malattia.

Il  monitoraggio dei nostri pazienti affetti da covid e  i nostri consigli ad iniziare subito con gli antinfiammatori  non è stato quindi un approccio banale, spesso da alcuni ridicolizzato ma una cosa realmente importante e significativa per ridurre i danni da covid.

Non possiamo che esserne soddisfatti anche se continuiamo  ad essere bersagliati da quanti, a vario titolo e non conoscendo come si lavora nel territorio, continuano a imputarci la mancata cura e/o presa a in carico dei pazienti con covid.

La moda del momento è incolparci per il mancato utilizzo dell’antivirale da poco reso disponibile anche  ai medici di famiglia, il  nirmatrelvir/ritonavir.

La pandemia dura da due anni e mezzo ma anziché riconoscerci  l’enorme lavoro che abbiamo svolto finora  veniamo accusati  di non usare un farmaco  che  è prescrivibile nel territorio solo da pochi mesi e di cui non abbiamo alcuna esperienza.

Il farmaco  deve essere prescritto  entro 5 giorni dall’esordio dei sintomi a chi abbia almeno un fattore di rischio, prevede  un piano terapeutico, un attento esame delle interazioni farmacologiche  e un dosaggio recente della creatinina.

Non sempre il paziente contatta il medico all’inizio dei sintomi; nella maggior parte dei casi in cui sarebbe necessario somministrare l’antivirale il paziente sta assumendo farmaci che lo controindicano (sono una miriade i farmaci che possono interferire) e il dosaggio della creatinina  a domicilio del paziente non richiede  3 minuti come è stato detto (solo chi non conosce il territorio potrebbe pensarlo).

E’ ovvio che si agisca con cautela  anche perché nel territorio se insorgono effetti collaterali legati al farmaco non si possono avere  le possibilità di  intervento che si possono avere in un ambiente protetto quale l’ospedale.

L’impressione è che poco si conosca il lavoro del medico di famiglia, né c’è volontà di conoscerlo …del resto la diagnosi su di noi è già stata fatta e il futuro deciso.

Non ci rimane che continuare a lavorare in scienza e coscienza  dando del nostro meglio lontano dai riflettori  che illuminano gli esimi professori che continuano ad  emanare sentenze  sulla pandemia.

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