Ripresa a rilento della sanità pubblica, a Foligno forte preoccupazione

Prelievi ridotti di un terzo, si allungano le liste d’attesa. Penalizzate fasce più deboli

 
Chiama o scrivi in redazione


Ripresa a rilento della sanità pubblica, a Foligno forte preoccupazione

Ripresa a rilento della sanità pubblica, a Foligno forte preoccupazione

“A che punto sono gli impegni annunciati dal commissario straordinario per la riorganizzazione della sanità dopo il picco dell’emergenza coronavirus nel folignate?”: a chiederlo in una nota sono Filippo Ciavaglia, segretario generale della Cgil della provincia di Perugia, e Angelo Scatena, responsabile della zona per la Camera del Lavoro.
“Ci domandiamo – scrivono i due sindacalisti – quanto tempo occorrerà per tornare ad una situazione vicina alla normalità, visto che questa ripresa a rilento della sanità pubblica penalizza principalmente i ceti più deboli, in quanto chi ha più possibilità economica può permettersi le prestazioni sanitarie rivolgendosi alle strutture private”.
Arpal Umbria: arrivano gli impegni da agenzia e Regione, sospeso lo stato di agitazioneLa Cgil ricorda come, con l’individuazione da parte della Regione dell’ospedale San Giovanni Battista di Foligno come presidio Covid 19, lo stesso sia stato oggetto di riorganizzazione e rimodulazione dei servizi, con lo spostamento dell’attività chirurgica classificata “non emergenziale” presso l’ospedale di Spoleto.
Come organizzazione sindacale – spiega Angelo Scatena, responsabile di zona della Cgil – ci domandiamo a che punto siano gli impegni programmatici enunciati dal commissario straordinario il 29 maggio scorso, nell’audizione con la III commissione consiliare del Comune di Foligno, che prevedevano la ripresa progressiva dal 1 giugno. A quando il ripristino pre Covid 19 dei servizi di assistenza e delle attività chirurgiche, non solo di emergenza, ma anche di quelle programmate? A quando la ripresa delle attività ambulatoriali interne all’ospedale? E queste saranno riattivate completamente?”.

“Ci domandiamo anche – prosegue Scatena – quando torneranno a regime i prelievi del sangue per controlli, che sono passati, tra ospedale e servizi territoriali, da un complessivo pre Covid di circa 250 giornalieri a 80, con una lista di attesa di circa 15/20 giorni; tempistica inusuale, in quanto prima l’attesa era di uno o due giorni massimo”.

  • Forte preoccupazione, la Cgil la esprime anche per la ripresa delle attività ospedaliere e ambulatoriali territoriali

Ci risulta – insistono dal sindacato – che ad oggi si continuino ad erogare le prestazioni effettuate durante la fase di emergenza Covid, quelle urgenti con RAO “B” e “U”, mentre non sono riprese quelle ad un mese, le programmate e le prime visite, creando notevoli disagi e lamentele da parte dell’utenza del territorio Folignate, che per avere risposte sanitarie è costretta a recarsi al pronto soccorso, determinando sovraffollamento e difficoltà per il personale sanitario”.

  • necessario quanto prima un confronto serio

“Crediamo che sia necessario quanto prima un confronto serio sulla nuova fase della nostra sanità pubblica territoriale, che si è dimostrata decisiva nell’emergenza – conclude Filippo Ciavaglia, segretario generale della Cgil di Perugia – È su questa sanità che vanno ora concentrati investimenti e risorse, per coniugare al meglio l’impegno che dovrà restare forte nei confronti dell’epidemia Covid, con il ritorno ad una piena efficienza dei servizi sanitari tradizionali, mettendo da parte progetti di dubbia utilità, come l’ospedale da campo Covid che dovrebbe sorgere a Bastia Umbra e che rischia di seguire la strada di altre ben poco felici esperienze fatte in altre regioni italiane”.

1 Commento

  1. Trovo scandalosa la gestione dell’ospedale di Foligno, e non solo …, soprattutto dopo tre mesi di una emergenza covid 19 che in Umbria all’atto pratico non c’è stata, anche se il politico incompetente di turno è arrivato a equiparare l’Umbria alla Lombardia sulla base di parametri statistici che non era neppure in grado di comprendere minimamente.

    Un disservizio della sanità locale che ha causato danni ben peggiori dell’epidemia.

    Si può solo parzialmente giustificare la mancanza di esperienza su un problema inatteso e non noto visto che la stessa OMS ha fatto delle figuracce, si veda ad esempio la questione mascherine che all’inizio non servivano …, ma il problema di aver a mandato a priori “in ferie forzate” tutte le malattie che non fossero quelle da coronavirus è di una gravità inaudita e ovviamente, a parte i malati che non hanno ricevuto cure adeguate in tempo, nessuno paga per i propri errori: nè i politici alla guida della sanità locale/regionale nè le varie direzioni sanitarie che hanno deciso l’inspiegabile limbo dei servizi sanitari.

    E ora stanno ancora perdendendo tempo. Vergogna!

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*