Proroga stato emergenza Covid-19, ecco le misure urgenti da rispettare

 
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Proroga stato emergenza Covid in Italia, ecco le misure urgenti da rispettare

Proroga stato emergenza Covid-19, ecco le misure urgenti da rispettare

Il Consiglio dei ministri si è riunito mercoledì 7 ottobre 2020, alle ore 12.00 a Palazzo Chigi, sotto la presidenza del Presidente Giuseppe Conte. Segretario il Sottosegretario alla Presidenza Riccardo Fraccaro.

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PROROGA DELLO STATO D’EMERGENZA

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Giuseppe Conte, vista la nota del Ministro della salute e il parere del Comitato tecnico scientifico, ha deliberato la proroga, fino al 31 gennaio 2021, dello stato d’emergenza dichiarato in conseguenza della dichiarazione di “emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale” da parte della Organizzazione mondiale della sanità (OMS).

IN SINTESI
“C’è una risalita della curva di contagi, di qui la deliberazione di prorogare lo stato d’emergenza al 31 gennaio. Sarà necessario indossare le mascherine a meno che non ci si trovi in una condizione di relativo isolamento”. Lo dice il premier Giuseppe Conte in una dichiarazione alla stampa. “Negli altri casi- aggiunge- la mascherina va non solo portata ma indossata. Vogliamo essere rigorosi. E non facciamo distinzione tra luoghi aperti al pubblico e privati. L’unica eccezione è per le abitazioni private. Anche in famiglia dobbiamo stare attenti. Mandiamo una forte raccomandazione ai cittadini. Gli esperti ci dicono di stare attenti: le relazioni amicali e quelle con congiunti con cui non si vive insieme sono quelle in cui più si diffonde il contagio”. Il decreto approvato dal Cdm con l’obbligo di mascherine “va in vigore già da domani”. GOVERNO. CONTE: “SE PEGGIORA CONTAGIO, PROBLEMI OGGETTIVI DI NUMERO LEGALE” “Se la situazione del contagio dovesse peggiorare è chiaro che ci sarà un problema oggettivo di garantire il numero legale per l’approvazione di documenti contabili” e altri documenti. CONTE: “IN ABITAZIONI PRIVATE NON OBBLIGO, MA FORTE RACCOMANDAZIONE” “Sarebbe irragionevole tenere la mascherina tra persone che convivono tutto il giorno. Ma di fronte ad anziani e persone vulnerabili va rispettata la distanza anche in famiglia. Proteggiamoli con le mascherine”, dichiara il premier. “Nel caso delle abitazioni private si parla di una raccomandazione. Ma di una forte raccomandazione”.

MISURE DI CONTRASTO AL CONTAGIO DA COVID-19

Misure urgenti connesse con la proroga della dichiarazione dello stato di emergenza epidemiologica da COVID-19 e per la continuità operativa del sistema di allerta COVID, nonché attuazione della direttiva (UE) 2020/739 del 3 giugno 2020 (decreto-legge)

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Giuseppe Conte e del Ministro della salute Roberto Speranza, ha approvato un decreto-legge che introduce misure urgenti connesse con la proroga della dichiarazione dello stato di emergenza epidemiologica da COVID-19 e per la continuità operativa del sistema di allerta COVID, nonché attuazione della direttiva (UE) 2020/739 del 3 giugno 2020.

Il testo proroga, al 31 gennaio 2021, le disposizioni già in vigore che prevedono la possibilità per il governo di adottare misure volte a contenere e contrastare i rischi sanitari derivanti dalla diffusione del virus SARS-CoV-2. In relazione all’andamento epidemiologico e secondo principi di adeguatezza e proporzionalità al rischio effettivamente presente, tali misure potranno essere stabilite per specifiche parti o per tutto il territorio nazionale e per periodi predeterminati, ciascuno di durata non superiore a trenta giorni, comunque reiterabili e modificabili.

Nelle more dell’adozione del primo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri (dpcm) successivo all’introduzione delle nuove norme, e comunque fino al 15 ottobre 2020, viene prorogata la vigenza del dpcm del 7 settembre 2020. Inoltre, si introduce l’obbligo di avere sempre con sé dispositivi di protezione delle vie respiratorie, e si ampliano le circostanze che prevedono l’obbligo di indossarli.

IN SINTESI
“Siamo in una fase nuova, con una risalita dei contagi” nella quale è necessario “più rigore” per evitare “in tutti i modi misure più restrittive per le attività produttive e sociali”. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte annuncia la nuova stretta per evitare che l’ Italia ripiombi nei mesi bui dell’ emergenza Covid, con gli ospedali al collasso e la fila delle bare sui camion militari, e per tutelare la salute che “resta al primo posto” tra le priorità del governo: obbligo di indossare sempre la mascherina e attenzione massima anche nelle case, quando si è in compagnia di familiari e amici. Il balzo in avanti dei contagi, con 3.678 nuovi casi, mille più in un giorno e soprattutto un incremento che non si registrava dal 16 aprile con il paese in lockdown, e le 31 vittime – mai così tante dalla fine di giugno – non lasciano spazio alle interpretazioni: il virus avanza in tutte le Regioni ormai da dieci settimane consecutive. “E’ il momento di rialzare l’ attenzione”, conferma il ministro della Salute Roberto Speranza, con governo e cittadini che devono avere tutti un unico obiettivo, “evitare un nuovo lockdown nazionale” che il paese non reggerebbe, dal punto di vista economico e sociale. Le nuove restrizioni arrivano al termine del Consiglio dei ministri che ha approvato la delibera per la proroga dello stato d’ emergenza fino al 31 gennaio 2021 e il decreto legge che estende i provvedimenti attualmente in vigore fino al 15 ottobre. Entro quella data ci sarà il nuovo Dpcm ma intanto il governo ha varato quelle che ritiene le misure più urgenti. A partire dall’ uso delle mascherine, dal quale sono esentati solo i bambini al di sotto dei 6 anni, chi fa attività motoria e chi è affetto da patologie e disabilità non compatibili con l’ utilizzo. “D’ ora in poi bisogna portarle con sé quando si esce di casa e indossarle in ogni caso – dice il premier – a meno che non ci si trovi in una situazione di continuativo isolamento, ad esempio se si è isolati in campagna o in montagna. Per il resto la mascherina comunque va non solo portata ma anche indossata”. Un concetto chiarito nella nota di palazzo Chigi: “i dispositivi di protezione non andranno utilizzati solo nei luoghi chiusi accessibili al pubblico, come è stato fino ad oggi, ma anche nei luoghi al chiuso diversi dalle abitazioni private e anche in tutti i luoghi all’ aperto”. Unica eccezione, quando è garantita “in modo continuativo la condizione di isolamento rispetto a persone non conviventi”. Il premier si spinge però oltre e invita gli italiani ad essere prudenti in casa. Una “forte raccomandazione” a usare la mascherina e a mantenere la distanza anche nelle abitazioni private quando si ricevono amici e familiari, perché è lì che si sta diffondendo il contagio. Vengono invece confermati tutti i protocolli attualmente previsti per le attività economiche, produttive, amministrative e sociali. Dunque nei luoghi di lavoro restano le regole di sicurezza in vigore. Così come non cambiano le misure all’ interno delle scuole: la mascherina va utilizzata ogni qual volta ci si muove mentre quando si è al banco, se viene rispettata la distanza di un metro, si può stare senza. L’ altro punto su cui è intervenuto il governo riguarda i poteri delle Regioni. I governatori potranno continuare ad emanare ordinanze più dure rispetto ai provvedimenti dell’ esecutivo ma non potranno adottarne di più “ampliative”, quindi più permissive, se non “d’ intesa” con il ministro della Salute e dopo il parere del Cts. “Abbiamo ritenuto opportuno e necessario – dice Conte – recuperare il rapporto tra Stato e Regioni che avevamo costruito nella fase più dura”. “Con le scelte di oggi – aggiunge Speranza – segniamo un cambio, non più ordinanze per allargare ma ordinanze che cominciano a dire ‘ attenzione perché la situazione è seria e delicata’ “. Non uno strappo dunque ma, nell’ ottica del governo, un ritorno alla collaborazione di febbraio e marzo confermata anche dalla riapertura della cabina di regia tra esecutivo ed enti locali, per avere un confronto quotidiano. Il presidente della Conferenza Stefano Bonaccini ha già fatto sapere qual è la prima richiesta che arriva dai territori: l’ aumento della capienza nelle strutture sportive, nei teatri e nei musei. Un pressing del presidente dell’ Emilia Romagna anche in vista del gran premio di formula 1 ad Imola. “Prendiamoci questa settimana per affrontare tutti gli altri nodi che riteniamo necessari” concede il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia. Anche se sarà difficile spiegare ai cittadini perché il governo impone la mascherina anche a chi cammina da solo per strada e poi decide di aprire i palazzetti a più di mille persone.

Dalla data di entrata in vigore del decreto-legge (il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale), i dispositivi di protezione individuale dovranno essere indossati non solo nei luoghi chiusi accessibili al pubblico, come già in passato, ma più in generale nei luoghi al chiuso diversi dalle abitazioni private e anche in tutti i luoghi all’aperto.

Si fa eccezione a tali obblighi, sia in luogo chiuso che all’aperto, nei casi in cui, per le caratteristiche del luogo o per le circostanze di fatto, sia garantita in modo continuativo la condizione di isolamento rispetto a persone non conviventi.

Sono inoltre fatti salvi i protocolli e linee-guida anti-contagio previsti per le attività economiche, produttive, amministrative e sociali. Ciò significa che nei luoghi di lavoro continuano ad applicarsi le vigenti regole di sicurezza.

Al contempo, sono fatte salve le linee guida per il consumo di cibi e bevande. Da tali obblighi restano esclusi i bambini di età inferiore ai sei anni, i soggetti con patologie o disabilità incompatibili con l’uso della mascherina e coloro che per interagire con questi ultimi versino nella stessa incompatibilità. Inoltre, l’uso della mascherina non sarà obbligatorio durante lo svolgimento dell’attività sportiva.

Il decreto interviene anche sulla facoltà delle regioni di introdurre misure derogatorie rispetto a quelle previste a livello nazionale, nelle more dell’adozione dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri. Si prevede che le regioni, nei limiti delle proprie competenze regionali e di quanto previsto dal decreto-legge n. 33 del 2020, possano introdurre temporaneamente misure maggiormente restrittive, ovvero, nei soli casi e nel rispetto dei criteri previsti dai dpcm, anche ampliative, introducendo in tale ultimo caso la previsione della necessaria “intesa” con il Ministro della salute.

Sempre ai fini del contenimento del contagio, previa valutazione dell’impatto ai sensi delle norme europee sulla privacy, si prevede l’interoperabilità dell’applicazione “Immuni” con le piattaforme che operano, con le medesime finalità, nel territorio dell’Unione europea e si estende il periodo di utilizzo dell’applicazione “Immuni”.

Il testo differisce, inoltre, al 31 ottobre 2020 i termini per l’invio delle domande relativi ai trattamenti di cassa integrazione ordinaria collegati all’emergenza COVID-19.

È infine prorogata al 31 dicembre 2020 l’operatività di specifiche disposizioni connesse all’emergenza COVID, in scadenza al 15 ottobre 2020.


IN SINTESI
E’ fatto “l’obbligo di avere sempre con sé un dispositivo di protezione delle vie respiratorie, nonché l’obbligo di indossarlo nei luoghi al chiuso diversi dalle abitazioni private e in tutti i luoghi all’aperto a eccezione dei casi in cui, per le caratteristiche del luogo o per le circostanze di fatto, sia garantita in modo continuativo la condizione di isolamento rispetto a persone non conviventi, e comunque con salvezza dei protocolli e linee guida anti-contagio previsti per le attività economiche, produttive, amministrative e sociali, nonché delle linee guida per il consumo di cibi e bevande”. Così recita il testo del nuovo decreto legge Covid che sta per essere pubblicato in Gazzetta ufficiale.

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FABBISOGNI STANDARD

Nota metodologica relativa alla revisione della metodologia dei fabbisogni standard dei comuni delle regioni a statuto ordinario per il servizio smaltimento rifiuti in base all’articolo 6 del decreto legislativo 26 novembre 2010, n. 216 (decreto del Presidente del Consiglio dei ministri – esame preliminare)

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze Roberto Gualtieri, ha approvato, in esame preliminare, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri recante la Nota metodologica relativa alla revisione della metodologia dei fabbisogni standard dei comuni delle regioni a statuto ordinario per il servizio smaltimento rifiuti, in base all’articolo 6 del decreto legislativo 26 novembre 2010, n. 216.

La Nota sarà trasmessa alla Conferenza Stato-città ed autonomie locali per l’acquisizione del “sentito” e alle competenti Commissioni parlamentari per l’espressione del previsto parere.

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SISTEMA SANITARIO NAZIONALE – REGIONI ABRUZZO, CAMPANIA, LAZIO E SICILIA

Il Consiglio dei ministri, a norma dell’articolo 1, commi 2 e 3, del decreto-legge 7 ottobre 2008, n. 154, in conseguenza delle verifiche positive sullo stato degli adempimenti al piano di rientro, ha deliberato l’autorizzazione all’erogazione, in favore delle Regioni Abruzzo, Campania, Lazio e Sicilia, a titolo di anticipazione delle risorse disponibili a valere sulle spettanze regionali residue a titolo di finanziamento del Servizio sanitario nazionale fino a tutto l’anno 2018 compreso, fatti salvi eventuali conguagli e ferma restando la facoltà di recupero prevista dall’articolo 1, comma 3, del medesimo decreto-legge n. 154, delle somme di seguito specificate:

– Regione Abruzzo     67,667 milioni di euro;

– Regione Campania  295,450 milioni di euro;

– Regione Lazio         304,462 milioni di euro;

– Regione siciliana     400,533 milioni di euro milioni di euro.

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