Società italiana medicina emergenza urgenza, congestione pronto soccorso regionali

 
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Società italiana medicina emergenza urgenza, congestione pronto soccorso regionali

Cari cittadini umbri, come sezione regionale umbra della Società italiana di Medicina d’Emergenza Urgenza (SIMEU) la primavera scorsa ci siamo rivolti direttamente a voi con una lettera aperta, ringraziandovi per il senso di responsabilità dimostrato nell’accesso alle cure ospedaliere durante la prima ondata pandemica. Ora siamo di fronte ad un altro momento critico per il nostro sistema sanitario, in Umbria probabilmente peggiore rispetto a quello appena passato.

  • Ci confrontiamo nuovamente con la congestione dei Pronto Soccorso regionali e del servizio di 118 per la coincidenza della recrudescenza vertiginosa dei contagi da SARS-Cov-2 con il flusso ordinario degli altri pazienti.

Questa condizione sta sovraccaricando il sistema dell’emergenza-urgenza con il rischio di non poter garantire nelle prossime settimane l’assistenza adeguata a tutti i pazienti.

Un tale scenario si potrà ancora evitare realizzando due condizioni:

  • – Riduzione dell’accesso ai servizi ospedalieri per tutte quelle patologie non urgenti che possono essere risolte dalla rete assistenziale territoriale (medici di Medicina Generale e servizio di Continuità assistenziale – ex Guardia Medica).
  • – Attuazione di tutte le misure necessarie per la prevenzione dei contagi (i tre cardini: distanziamento fisico, utilizzo della mascherina, corretto lavaggio delle mani) e astensione dalle attività sociali non essenziali.

Vi preghiamo di diffondere questo messaggio perché la situazione nella nostra regione è critica e necessita dell’assunzione di responsabilità di ognuno di noi per evitare il collasso del sistema sanitario regionale. Comitato direttivo sezione regionale umbra SIMEU

1 Commento

  1. Venuto meno, negli ultimi 20 anni, il “filtro” costituito dai medici di famiglia che fino ad allora, dopo essere andati nelle case per le visite domiciliari, solo in casi veramentente bisognevoli di approfondimenti strumentali mandavano i pazienti al Pronto Soccorso limitandone così gli accessi e tuttavia già allora al limite delle forze per soccorrere feriti, fratturati vari o vittime di infortuni sul lavoro o domestici, è stato pressoché ovvio che la massa di malati diagnosticati via telefono, con l’aggiunta degli stranieri non paganti e degli autopseudo malati grazie ad Internet, si riversasse in quello che ormai è diventato, a causa del Covid, il luogo più frequentato della città. E questo nonostante l’estrema carenza di personale, per soprammercato a rischio costante di aggressione o denuncia per presunte omissioni di soccorso. Siamo al paradosso e nonostante questo c’è chi si oppone al MES, ovvero a 37 miliardi a tasso zero e senza condizionalita’ che l’Europa ci darebbe purché destinati alla sanità, giustappunto per migliorare strutture, attrezzature ed assumere personale medico e paramedico per i reparti ormai tutti sotto organico e, in primis per il settore di primo approccio all’ospedale e cioè proprio emergenza-urgenza. B.B.

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