Bocciata la mozione per le cure gratuite ai gatti a Perugia
Il tema delle cure veterinarie gratuite per le fasce sociali deboli accende lo scontro politico in Umbria. La consigliera comunale di opposizione Margherita Scoccia, esponente di Fratelli d’Italia, ha espresso forte rammarico per la bocciatura di un suo progetto da parte dell’amministrazione locale. La proposta mirava a istituire una struttura veterinaria pubblica attiva ventiquattr’ore su ventiquattro. L’obiettivo principale del piano era quello di garantire assistenza medica a costo zero per gli animali domestici appartenenti ad anziani soli e a famiglie in gravi difficoltà economiche. La bocciatura del provvedimento da parte della maggioranza di centrosinistra a Palazzo dei Priori ha sollevato dure polemiche, specialmente alla luce di recenti provvedimenti analoghi presi in altre grandi città italiane.
Il confronto con il modello romano
L’esponente di centrodestra ha citato l’esempio recente di Roma, dove il Municipio I ha varato una direttiva specifica per il veterinariato sociale. Nella Capitale è infatti in fase di sviluppo un ospedale pubblico dedicato alla cura degli animali domestici situato in zona Muratella, finanziato direttamente dal Comune con un investimento complessivo di circa sei milioni e mezzo di euro. Questo servizio romano assegna una corsia preferenziale ai cittadini sopra i sessantacinque anni d’età che vivono in solitudine e ai nuclei familiari con un indicatore Isee ridotto. Secondo Scoccia, la realtà laziale dimostra chiaramente la fattibilità tecnica ed economica dell’iniziativa, smentendo le motivazioni tecniche addotte dalla giunta perugina per respingere l’atto.
I dettagli del piano perugino respinto
Il documento programmatico, che era stato depositato ufficialmente nell’agosto del duemilaventicinque, non si limitava a sostenere i privati cittadini in stato di necessità. Il programma della coalizione di minoranza includeva nel piano di assistenza gratuita anche gli esemplari ospitati nei canili e nei gattili comunali, oltre a quelli in attesa di adozione. Dal punto di vista strutturale e logistico, il piano proponeva una complessa operazione di rigenerazione urbana. L’idea di fondo prevedeva il recupero e la successiva valorizzazione di alcuni immobili di proprietà pubblica attualmente inutilizzati sul territorio. Per la gestione del polo sanitario era stata ipotizzata una rete integrata in grado di coinvolgere l’Università degli Studi di Perugia, l’Asl Umbria 1, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale, l’Ordine dei veterinari e le diverse associazioni locali del terzo settore.
L’impatto sociale sul territorio umbro
A sostegno della bontà dell’iniziativa, la consigliera ha evidenziato l’alto tasso di diffusione degli animali da compagnia nel contesto regionale. In base ai dati statistici disponibili, oltre il cinquantadue per cento dei nuclei familiari residenti in Umbria possiede almeno un animale d’affezione. Per le persone anziane che vivono in condizioni di solitudine, il legame con il proprio animale rappresenta frequentemente un elemento fondamentale per contrastare l’isolamento sociale e la depressione. Pertanto, l’impossibilità di accedere alle terapie mediche per cause prettamente economiche rischia di incrementare il fenomeno dell’abbandono e di conseguenza il randagismo. Questo scenario comporterebbe un aumento inevitabile dei costi complessivi di gestione a carico dei rifugi pubblici e della collettività.
Le reazioni delle forze di maggioranza
La risposta della maggioranza di centrosinistra in consiglio comunale ha ricalcato motivi di competenza amministrativa. L’assessore David Grohmann ha sostenuto la tesi che la gestione e il finanziamento diretto di un ospedale veterinario non rientrino tra le prerogative istituzionali specifiche di un’amministrazione comunale. Di contro, l’opposizione ha contestato duramente tale visione, definendo poco solide le argomentazioni contrarie presentate dal Partito Democratico e dal Movimento Cinque Stelle. Scoccia ha infine concluso sottolineando come il diniego della sinistra perugina sia stato motivato prevalentemente da ragioni di bandiera politica, dato che il progetto non avrebbe sottratto risorse alla sanità umana ma avrebbe fornito un aiuto concreto ai cittadini meno abbienti.

Anch’io amo gli animali domestici, in particolare i cani (non sono però un animalista, anzi) e ritengo che da un punto di vista ideale la proposta della Dott.ssa Scoccia sia comprensibile.
Tuttavia mi chiedo se avrebbe senso realizzare una struttura finalizzata alle cure veterinarie gratuite per le fasce sociali deboli quando abbiamo un’Assistenza Sanitaria in Umbria, cioè per i Cittadini, che non funziona come invece dovrebbe. La Sanità pubblica umbra ritengo infatti sia in uno stato peggiore rispetto al passato.