Covid e aggressività nei giovani, più suicidi tra chi lo ha contratto

Le diagnosi di disturbi mentali sono in continua crescita

Covid e aggressività nei giovani, più suicidi tra chi lo ha contratto

Covid e aggressività nei giovani, più suicidi tra chi lo ha contratto

Covid e aggressività – Le diagnosi di disturbi mentali sono in continua crescita, con aumenti del 30% soprattutto nelle categorie più fragili e nei più giovani. Più della metà di medici e psichiatri segnalano un aumento dei tentativi di suicidio nei propri pazienti e nel 90% dei casi un aumento dell’aggressività nei giovani. Sono solo alcuni dati emersi’ dall’incontro ‘Salute mentale. Scenari, azioni e attori’, organizzato in Senato da Beatrice Lorenzin, già ministro della Salute e presidente dell’Osservatorio per la salute mentale, per presentare i primi dati dell’indagine dell’Osservatorio, realizzata su due fronti, intervistando medici e cittadini.

I dati, spiega Armando Piccinni, presidente Fondazione Brf, Istituto per la ricerca scientifica in psichiatria e neuroscienze, ha evidenziato come, “ci restituiscono gravi deficienze legate alla carenza di personale e strutture, oltre a un’impossibilità cronicizzata nel creare delle catene assistenziali sufficienti: l’80% dei sanitari intervistati pensa che il numero di specialisti non sia congruo al numero dei cittadini, non garantendo quindi continuità nell’assistenza ai pazienti”. Piccinni ha poi sottolineato come l’erogazione e la richiesta di prestazioni abbiano subito un incremento in pandemia: “circa il 75% degli specialisti ha notato nei pazienti che hanno contratto il Covid aumento di sintomi psichici (disturbi del sonno, sintomatologia ansiosa) e sintomi fisici (stanchezza persistente, facile faticabilità)”.

Sul fronte dei cittadini intervistati l’indagine ha messo in luce che “un quarto dei cittadini ha praticato l’automedicazione assumendo ansiolitici nel tentativo di ridurre manifestazioni acute di ansia (palpitazioni, nodo alla gola, difficoltà a respirare) e disturbi del sonno. Circa il 50% ha paura degli psicofarmaci e l’85% riporta difficoltà nell’accedere alla sanità pubblica per il trattamento dei disturbi psichici”, ha spiegato Piccinni.

Per Beatrice Lorenzin ” i dati servono per centrare il problema. Dobbiamo avere una road map più ampiamente condivisa per riuscire a ottenere più risorse per la salute mentale, prendere queste best practice come esempio per poterle sviluppare anche in altri contesti, trovare un modello diverso di finanziamento e poi c’è un grande lavoro da fare sulla qualità del capitale umano che riguarda tutto il personale sanitario. Nel prossimo G7 è fondamentale discutere di questi temi”.

(Ram/Adnkronos Salute)

3 Commenti

  1. è però una risata amara. alla signora Lorenzin ed al suo valente staff scientifico non è sorto il dubbio, quasi certezza, che magari questa forte alienazione sia dipesa dalle privazioni normative più che dagli effetti presunti di un virus simil influenzale

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