Cosa ci aspetta con la variante omicron 

Covid: variante Omicron, primo morto in Australia

 

Cosa ci aspetta con la variante omicron

Sono passate circa due settimane dalle prime notizie sulla variante omicron, segnalata inizialmente dal Sudafrica e in seguito rilevata in diverse altre parti del mondo. A oggi la sua presenza è stata riscontrata in una sessantina di paesi, Italia compresa, e in circa venti di questi sono stati rilevati casi di diffusione della variante nella comunità, quindi attraverso contagi secondari.


Fonte Il Post


Gruppi di ricerca e istituzioni sanitarie stanno cercando di capire se omicron sia più rischiosa di altre varianti emerse finora, e se i vaccini attualmente disponibili siano in grado di proteggere anche da questa nuova evoluzione del coronavirus. Trovare una risposta non è semplice e saranno necessarie ancora settimane per avere le idee più chiare, sia grazie alle analisi di laboratorio sia all’osservazione di che cosa accade tra la popolazione. Al momento non possiamo dire con certezza se omicron sia più contagiosa o causi sintomi più gravi rispetto alle varianti finora circolate, compresa la delta, al momento la più diffusa di tutte.

Le caratteristiche della nuova variante – che porta circa 50 mutazioni, molte delle quali sulla proteina “spike” che il coronavirus sfrutta per eludere le difese delle nostre cellule – sembrano indicare una maggiore contagiosità, ma occorre vedere come questo si tradurrà nella realtà con la circolazione del virus. È un processo che richiede tempo e lunghi periodi di osservazione: basti pensare che ancora oggi per la variante delta non c’è un completo consenso circa la sua maggiore contagiosità. In Sudafrica il tasso di nuovi contagi tra chi aveva già contratto il coronavirus era rimasto finora basso, ma è più che raddoppiato da quando è entrata in circolazione la variante omicron. Le informazioni provenienti dal Sudafrica, ancora lacunose e basate su pochi casi, sembrano inoltre indicare che la variante omicron porti sintomi lievi. La notizia era stata ripresa con una certa enfasi dai giornali nei giorni scorsi, ma deve essere presa con grande cautela.

Nelle aree di maggior contagio sono stati coinvolti soprattutto individui giovani, che come si è osservato in quasi due anni di pandemia tendono a sviluppare sintomi più lievi e a essere meno a rischio. Molti dei casi da omicron sono stati inoltre rilevati in individui che avevano già subìto un’infezione da coronavirus, e che quindi avevano già sviluppato una risposta immunitaria al virus. Così come avviene con il vaccino, in queste circostanze nel caso di una nuova infezione i sintomi sono solitamente più lievi. A oggi non è nemmeno chiaro se i vaccini che abbiamo finora utilizzato siano efficaci anche contro la variante omicron. Secondo alcuni studi preliminari, quindi in attesa di verifica e condotti su un numero molto limitato di individui, i vaccini offrono una protezione inferiore contro la nuova variante dopo il primo ciclo vaccinale.

Le cose migliorano sensibilmente nel caso in cui si riceva un’ulteriore dose (richiamo) del vaccino, che permette di ridurre i rischi di sviluppare forme gravi di COVID-19 riconducibili alla variante. Pfizer-BioNTech proprio questa settimana hanno diffuso un comunicato per confermare questa circostanza, in base a una ricerca realizzata su alcune decine di campioni prelevati da individui vaccinati. Le due aziende non hanno però fornito molti altri dettagli e lo studio ha coinvolto un numero esiguo di persone e deve quindi essere preso con ulteriore cautela. La variante omicron continua intanto a diffondersi e, come vedremo tra poco, a spingere i governi ad assumere ulteriori precauzioni in attesa di avere informazioni più chiare. È importante prepararsi per ogni evenienza, consapevoli che la ricerca ha inevitabilmente i suoi tempi, e che conviene non far finta di nulla, a patto di non fare allarmismo

  •  Piano B

«Non è un lockdown, è un “Piano B”» ha detto mercoledì il primo ministro britannico, Boris Johnson, mentre illustrava le nuove limitazioni che il suo governo ha deciso di imporre in Inghilterra. La scelta è derivata dall’aumento dei casi positivi nel paese e dalla diffusione della variante omicron, che come abbiamo visto suscita qualche preoccupazione. Per Johnson, l’annuncio delle nuove restrizioni è un atto politicamente complicato, che potrebbe suscitare malcontento nella popolazione dopo mesi in cui, di fatto, gli inglesi avevano vissuto senza particolari restrizioni. Nelle scorse settimane vari ministri del suo governo avevano ripetuto più volte che non ci sarebbe stato un nuovo lockdown. Con le nuove regole, a partire da venerdì 10 dicembre sarà obbligatorio indossare la mascherina nella maggior parte dei luoghi pubblici, come i cinema, i teatri e i luoghi di culto.

Continuerà a non essere obbligatoria nei posti in cui è poco pratico usarla, come nelle palestre o nei ristoranti. Da lunedì 13 dicembre, il governo chiede che tutti quelli che ne hanno la possibilità lavorino da casa. Da mercoledì 15 dicembre, gli inglesi dovranno dotarsi del NHS Covid Pass (l’equivalente del Green Pass italiano) e presentare prova di vaccinazione con ciclo completo per entrare nei locali notturni o per partecipare a eventi con molto pubblico. Regole simili erano già in vigore da tempo in Scozia, Galles e Irlanda del Nord. Party Per Johnson sono giornate difficili anche a causa di una presunta festa di Natale, che sarebbe stata organizzata nel dicembre del 2020 a Downing Street, la sede del governo. In quel periodo Londra era in lockdown ed era proibito organizzare feste di alcun tipo. I giornali britannici ne parlavano da qualche giorno e il tema è diventato ancor più dibattuto da martedì, quando ITV, emittente televisiva privata britannica, ha pubblicato un video che sembrerebbe confermare l’ipotesi della festa. Il governo Johnson sostiene invece che non sia mai avvenuta, ma ha chiesto scusa e una delle principali collaboratrici del primo ministro ha annunciato le dimissioni. Il partito Laburista ha chiesto esplicitamente le dimissioni di Johnson, che nelle ultime settimane era già in una certa difficoltà sia per alcune accuse di corruzione contro i parlamentari del partito conservatore sia per i contagi da coronavirus in aumento in varie zone del Regno Unito.

  • Rafforzato

Come avrete notato, dall’inizio di questa settimana il sistema di passaporto vaccinale italiano è stato ulteriormente potenziato con l’introduzione del Green Pass rafforzato. Le nuove limitazioni per le persone non vaccinate non hanno causato disagi, blocchi o proteste, come era successo all’inizio di ottobre quando si erano verificati episodi di violenza in alcune manifestazioni “no vax” e “no Green Pass”.

Non sono stati segnalati problemi particolarmente significativi, e le forze dell’ordine hanno fatto poche multe in seguito a decine di migliaia di controlli eseguiti in tutta Italia. Secondo i dati diffusi dal ministero della Salute, domenica è stato scaricato il maggior numero di certificati in seguito alla vaccinazione da quando è stato introdotto l’obbligo del Green Pass: ne sono stati scaricati 968mila, mentre i Green Pass scaricati dopo il tampone negativo sono stati 336mila. Accertare il rispetto degli obblighi, cioè controllare milioni di persone ogni giorno, era considerata una delle questioni più complesse e delicate delle nuove regole decise dal governo per limitare la diffusione del coronavirus.

I controlli, effettuati in maniera prioritaria da polizia e carabinieri, con l’appoggio della polizia municipale, sono eseguiti a campione. Ripassino I due certificati si distinguono principalmente per il modo in cui si ottengono. Il Green Pass “base” viene rilasciato anche con un tampone negativo fatto nelle precedenti 48 ore, il Green Pass nella versione “rafforzata” si può ottenere invece solo con la vaccinazione o con la guarigione dal coronavirus. Il Green Pass “rafforzato” è obbligatorio per accedere a spettacoli, eventi sportivi, per la consumazione al tavolo di bar e ristoranti al chiuso, per feste, discoteche e cerimonie pubbliche. Per partecipare a feste relative a cerimonie civili e religiose, come ad esempio matrimoni e battesimi, basterà avere il Green Pass “base”, così come anche per l’accesso ai luoghi di lavoro, alle mense aziendali e ai ristoranti degli alberghi. Il Green Pass “base” è obbligatorio per accedere al trasporto ferroviario regionale, interregionale e al trasporto pubblico locale, oltre che per alberghi e spogliatoi per l’attività sportiva.

La settimana Nell’ultima settimana in Italia è continuata la crescita dei casi positivi di coronavirus, sono leggermente aumentati i decessi, mentre i nuovi ingressi in terapia intensiva sono stabili. In molte regioni è stata superata la soglia di allerta di occupazione delle terapie intensive fissata dal ministero della Salute e non è escluso che altre regioni passino in zona gialla dopo il Friuli Venezia Giulia e la provincia autonoma di Bolzano. Dal 2 all’8 dicembre sono stati rilevati 108.650 contagi, il 22 per cento in più rispetto alla settimana precedente. C’è stato un leggero aumento dei morti: nell’ultima settimana ne sono stati segnalati 541, il 4,8 per cento in più rispetto ai sette giorni precedenti. La maggiore circolazione del virus è stata confermata anche dalla crescita del tasso di positività dei tamponi.

È cresciuto il tasso di positività sia dei tamponi molecolari, sia dei tamponi rapidi antigenici, più frequentemente utilizzati per ottenere il Green Pass. Qui tutti gli altri dati. Gialla Come anticipavamo prima, la provincia autonoma di Bolzano è in area gialla dall’inizio della settimana. Tra le principali conseguenze c’è il ritorno dell’obbligo di utilizzo delle mascherine anche all’aperto. La misura entra in vigore insieme alle nuove limitazioni relative ai trasporti e al Green Pass “rafforzato”. Secondo l’ordinanza, la zona gialla nella provincia autonoma di Bolzano durerà quindici giorni. Stando alle rilevazioni dell’ultima settimana, il Nord-Est è la zona dove la situazione epidemiologica risulta più complicata.

Solo per non vaccinati Martedì il nuovo cancelliere austriaco, Karl Nehammer, ha annunciato che da lunedì 13 dicembre il lockdown introdotto a fine novembre per tutta la popolazione per contrastare l’aumento dei contagi da coronavirus resterà in vigore solo per le persone non vaccinate. Potranno quindi riaprire ristoranti, negozi e alberghi, ma ulteriori dettagli su come funzioneranno le nuove limitazioni verranno definiti nei prossimi giorni. Il lockdown per le sole persone non vaccinate era una delle opzioni disponibili per il governo, che ha scelto di attivarla a pochi giorni dalla scadenza naturale del lockdown generalizzato, previsto per domenica 12 dicembre.

  • Obbligo vaccinale

A proposito di Austria, il paese è stato tra i primi a prevedere l’obbligo vaccinale. A partire dal primo febbraio 2022 chi non sarà vaccinato riceverà una multa da 600 euro, ripetuta ogni tre mesi in caso di mancata somministrazione. L’Austria non è comunque l’unico paese ad avere nei piani l’adozione dell’obbligo vaccinale contro il coronavirus. Il nuovo cancelliere tedesco, Olaf Scholz, ha detto di essere favorevole a imporre l’obbligo di vaccinazione, spiegando che potrebbe entrare in vigore «all’inizio di febbraio o marzo». Kyriakos Mītsotakīs, il primo ministro greco, ha annunciato la decisione di introdurre l’obbligo vaccinale per tutte le persone con più di 60 anni. Dal 16 gennaio chi si rifiuterà di ricevere il vaccino contro il coronavirus dovrà pagare una multa mensile di 100 euro per ogni mese in cui non risulta vaccinato. La Polonia introdurrà l’obbligo vaccinale per insegnanti, operatori sanitari e forze dell’ordine. A New York, invece, le aziende private dovranno esigere che i dipendenti siano vaccinati contro il coronavirus.

  • Lavoro

Secondo i nuovi dati ISTAT, il numero di occupati a ottobre 2021 rispetto all’ottobre del 2020 è cresciuto dell’1,7 per cento: gli occupati oggi sono 390mila in più rispetto a un anno fa, ma sono ancora circa 200mila in meno rispetto al febbraio del 2020, quando cominciò la pandemia. Nell’ultimo anno sono anche diminuite sia le persone in cerca di lavoro (-5,6 per cento, pari a 139mila persone in meno), sia quelle inattive tra i 15 e i 64 anni (-3,1 per cento, pari a 425mila in meno).

Intanto dopo mesi di contrattazioni, governo, sindacati e associazioni di categoria hanno raggiunto un accordo sulle regole che disciplineranno il funzionamento dello smart working (o lavoro agile) nel settore del lavoro privato anche al di là di casi emergenziali, come è stata la pandemia da coronavirus negli ultimi due anni. L’accordo è operativo da subito, ma probabilmente non sarà applicabile in pieno finché sarà in vigore lo stato di emergenza decretato dal governo per contrastare la pandemia da coronavirus, quindi almeno fino al 31 dicembre. I 16 articoli del protocollo prevedono che l’adesione allo smart working avvenga su base volontaria e sia subordinata alla firma di un accordo individuale.

L’eventuale rifiuto dello smart working da parte del lavoratore o lavoratrice non deve comportare né sanzioni né il licenziamento. Tra le varie cose l’accordo dovrà prevedere la durata del periodo di smart working (che sarà a termine o a tempo indeterminato), la garanzia di un tempo di “disconnessione”, l’alternanza tra i periodi di lavoro all’interno e all’esterno dei locali aziendali, l’eventuale esclusione di alcuni luoghi da quelli in cui è possibile lavorare a distanza, e gli strumenti con cui svolgere il lavoro, che salvo diversi accordi dovranno essere forniti dall’azienda.

Il protocollo indica anche come nei casi di assenze legittime (ad esempio per malattia, infortuni, permessi retribuiti o ferie): «Il lavoratore può disattivare i propri dispositivi di connessione e, in caso di ricezione di comunicazioni aziendali, non è comunque obbligato a prenderle in carico prima della prevista ripresa dell’attività lavorativa».

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