Cellule Car-T: la “cura degli inguaribili” fa passi da gigante

Cellule Car-T: la “cura degli inguaribili” fa passi da gigante

Le CAR-T rappresentano una innovazione dirompente nella cura dell’oncoematologia, permettendo la guarigione di pazienti ematologici che altrimenti morirebbero. La pandemia Covid-19 ha rallentato l’uso di questa terapia che pone problemi organizzativi importanti: vanno perfezionati i percorsi da adottare, aggiornati i DRG, garantire il coordinamento fra i vari centri e potenziare le risorse. Se n’è parlato con gli esperti del settore, durante la sessione dedicata, alla SUMMER SCHOOL 2021, organizzata da Motore Sanità.

CAR-T è un acronimo che sta per Chimeric antigen receptor T-cell, è il nome per esteso della tecnologia, in grado di riprogrammare i linfociti T di un paziente o di un donatore sano per farli diventare capaci di riconoscere ed eliminare le cellule tumorali del paziente. I linfociti T del paziente di un donatore vengono geneticamente modificati in laboratorio per fargli esprimere un nuovo recettore in grado di individuare il tumore. Si parla di recettori “chimerici” perché questi recettori non esistono in natura. Nel caso dei primi tumori ematologici il primo bersaglio individuato è una proteina, chiamata CD19, espressa da tutte le cellule tumorali di questi pazienti ma anche dei linfociti B normali.

L’immunoterapia si è imposta nell’ultimo ventennio come la nuova frontiera delle terapie neoplastiche. L’ha spiegato da Gianpietro Semenzato, Coordinatore Tecnico Scientifico Rete Ematologica Veneta (REV).

“La vera rivoluzione in questo ambito è stata segnata dalla ingegnerizzazione in laboratorio di linfociti T di pazienti in modo da poter esprimere sulla superficie un recettore chiamato CAR (chimeric antigen receptor) in grado di riconoscere e legare una proteina bersaglio sulla superficie delle cellule tumorali cui era stato preventivamente “educato”. Questo riconoscimento scatena un massivo rilascio di sostanze da parte dei linfociti T che portano a morte le cellule tumorali. In questo contesto la terapia con cellule CAR-T è l’esempio più esemplificativo delle terapie personalizzate oggi applicabile in leucemie acute linfoblastiche e in diversi tipi di linfomi. Per un utilizzo su vasta scala vanno però ancora perfezionati i percorsi da adottare, l’aggiornamento dei DRG, il coordinamento fra i vari centri, per i quali sarà necessario un adeguamento delle risorse”.

“Le cellule CAR-T le definisco come “la modalità di cura degli inguaribili” – ha spiegato Alessandro Rambaldi, Professore di Ematologia Università degli Studi di Milano e Direttore Dipartimento Oncologia e Ematologia Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo -. I pazienti con prognosi severissima, candidabili oggi alla terapia e che hanno un linfoma ricaduto o refrattario, hanno un’attesa di vita con terapie convenzionali inferiori al 20%. Le terapie garantiscono una sopravvivenza globale intorno al 50% seppur bisogna considerare che esiste una eterogeneità nelle popolazioni di pazienti candidabili e una eterogeneità in termini di risposte al trattamento, e questo offre grandi spazi di saggezza clinica nella candidabilità dei pazienti”.

La situazione tra i piccoli pazienti colpiti da malattie oncoematologiche, l’ha spiegata la Professoressa Franca Fagioli, Direttore dell’Oncoematologia pediatrica e del Centro Trapianti, AOU Città della Salute e della Scienza di Torino e Direttore della Rete Oncologica Pediatrica del Piemonte e della Valle d’Aosta.

“L’utilizzo di CAR-T cells in ambito pediatrico ha trovato la sua prima applicazione per la terapia delle leucemie linfoblastiche acute recidivate-refrattarie non rispondenti a terapie convenzionali. I dati più recenti riportano che, ad oggi, sono stati trattati 448 pazienti pediatrici/giovani adulti (età 0-30 anni), sia nell’ambito di trials clinici accademici e sponsorizzati, sia nel contesto dell’uso licenziato di tali prodotti. I risultati in termini di efficacia sono promettenti: l’incidenza di remissione completa è dell’82% e l’incidenza cumulativa di recidiva del 36%, rappresentando una nuova arma terapeutica. I principali effetti avversi correlati alla terapia, quali la tossicità neurologica severa e la sindrome da rilascio citochinico, generalmente reversibili, si sono verificati solo nel 18-19% dei pazienti pediatrici. Parallelamente hanno iniziato ad essere condotti, soprattutto in ambito accademico, trials clinici finalizzati ad estendere l’applicazione di questa tecnologia anche ad altre patologie quali la leucemia mieloide acuta, il neuroblastoma e i tumori cerebrali. L’attuale ricerca sulle CAR-T cells mira a sviluppare un ulteriore miglioramento dei risultati raggiunti attraverso il perfezionamento dell’espansione e della persistenza in vivo delle cellule ingegnerizzate e i meccanismi di escape dell’antigene verso cui sono dirette le cellule T modificate”.

Secondo Francesco Costa, Lecturer di Health Economics and HTA presso SDA Bocconi School of Management, l’accesso alle terapie avanzate, tra cui le CAR-T, comporta sfide regolatorie, sfide organizzative e sfide economiche “I sistemi sanitari, tra cui il nostro Servizio sanitario nazionale stanno sperimentando soluzioni innovative per rispondere a queste sfide ma c’è la sensazione che molto ancora debba essere fatto alla luce di una popolazione molto affollata nei prossimi anni”.

Alberto Pasdera, Coordinatore scientifico del Network Italiano Sanitario (N.I.San.) ha messo in evidenza la necessità di dare una corretta dimensione economica per queste terapie geniche, essendo, in particolare le CAR-T uno dei temi più innovativi in sanità.

“C’è l’esigenza di dare una corretta dimensione economica per il percorso da effettuare per dare vita a tali terapie. A tale riguardo, è stato avviato dal Network Italiano Sanitario (N.I.San.), con la partecipazione dell’azienda ospedaliera di Alessandria, dell’Asl dell’Alto Adige e dell’ARESS Puglia, un progetto, che si concluderà nell’ottobre del presente anno, per la determinazione dei costi per realizzare il processo ospedaliero delle terapie CAR-T. Più analiticamente il risultato del progetto è quello di individuare il costo per i diversi percorsi CAR-T e delle relative fasi (prelievo linfociti T, eventuali chemio per pazienti con malattia in progressione, infusione/monitoraggio cellule CAR-T, controlli). L’utilizzo pratico di tali risultati sarà quello di disporre di elementi probanti, costruiti scientificamente, per definire finanziamenti coerenti e parametri utili per la programmazione ed il budgeting”.

Motore Sanità si propone di contribuire al progresso della ricerca scientifica e delle conoscenze scientifiche sia in Italia che all’estero nel campo sanitario e sociale attraverso:

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3. attività di aggiornamento, educazione e pubblicazioni

Sito internet: www.motoresanita.it

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