PERUGIA, PRESENTATO IL VOLUME “UMBRIA TERRA FRANCESCANA”

Cardinale Giuseppe Betori
Cardinale Giuseppe Betori
Cardinale Giuseppe Betori

(umbriajournal.com) PERUGIA –  «Mentre ero in attesa di ricevere il volume che oggi presentiamo – solo qualche giorno fa è giunto nelle mie mani -, mi è stato spontaneo soffermarmi sul suo titolo: Umbria terra francescana. E devo confessare che per qualche giorno questo titolo mi ha tormentato. Non potevo infatti evitare di dover mettere a confronto questa esaltazione del legame tra Francesco d’Assisi e il francescanesimo con il territorio umbro, lo spazio geografico e umano della nostra regione e un’affermazione che si legge nella prima enciclica di Papa Francesco: “Il tempo è sempre superiore allo spazio. Lo spazio cristallizza i processi, il tempo proietta invece verso il futuro e spinge a camminare con speranza”. (Papa Francesco, Lumen fidei, 57)». Così ha esordito il cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, alla presentazione del volume Umbria terra francescana, presentato a Perugia lo scorso 27 settembre in un gremito Salone d’Onore di Palazzo Donini (sede della Giunta regionale).

Sono intervenuti anche la presidente della Regione Catiuscia Marini, il presidente della Conferenza episcopale umbra (Ceu) mons. Gualtiero Bassetti, il direttore del quotidiano «Avvenire» Marco Tarquinio e il presidente della Banca di Mantignana e di Perugia Antonio Marinelli. Presenti anche il curatore del volume, Andrea Maiarelli, padre Giampaolo Masotti OFM, direttore delle Edizioni Porziuncola di Santa Maria degli Angeli, casa editrice cui è stata affidata la realizzazione del volume, e diversi degli autori dei diciassette saggi che compongono questa pubblicazione. Il volume – promosso dalla Ceu, patrocinato dalla Regione Umbria e stampato grazie anche al contributo economico della Banca di Mantignana e di Perugia – è stato realizzato per le Celebrazioni in onore di san Francesco d’Assisi nell’anno in cui spetta alla nostra Regione offrire l’olio per la lampada votiva sulla tomba del Patrono d’Italia e che vedrà il prossimo 4 ottobre ad Assisi Papa Francesco.

Le parole del cardinale Betori sono state «incantevoli e profonde», come le ha definite il direttore Tarquinio nel coordinare la presentazione di questo interessante volume. Il noto giornalista umbro (è originario di Assisi) si è soffermato anche sull’importanza dell’imminente visita di Papa Francesco ad Assisi, «la terza tappa del viaggio in Italia del vescovo di Roma», dopo Lampedusa, dove sono accolti esseri umani in fuga dai loro Paesi d’origine in guerra, e la Sardegna, una terra segnata pesantemente dal triste fenomeno della disoccupazione. «Dopo la visita a queste due isole – ha detto Tarquinio – Papa Francesco arriva nella nostra Assisi, “un’isola  collegata da infiniti canali di bene».

Il cardinale Betori, prima di addentrarsi nella presentazione, si è brevemente soffermato su due note introduttive, di cui la prima è stata anche un po’ ironica: «a chi è venuto in mente di chiamare un folignate (Betori è originario di Foligno, n.d.r.) a parlare di un assisano (san Francesco, n.d.r.) in terra perugina. Questo, nei secoli XII e XIII, non sarebbe stato possibile». E se questo è oggi possibile lo si deve anche alla potenza rivoluzionaria di Francesco d’Assisi, al suo radicale dono a Dio, al suo profondo messaggio di pace e al suo immenso amore per il Creato. La seconda nota l’ha dedicata ad un pensiero che ha avuto mentre percorreva la strada da Firenze a Perugia. Betori ha pensato al grande ciclista Gino Bartali, che è stato un campione soprattutto nel contribuire a salvare la vita di centinaia di ebrei e proprio pochi giorni fa è stato riconosciuto “Giusto tra le nazioni”. Bartali ha incarnato nella vita un concetto fondamentale, quello di salvaguardare la dignità e la libertà della persona, concetto che sta dentro al francescanesimo.

Nei secoli il messaggio del Poverello d’Assisi ha penetrato le menti e i cuori di cristiani e non cristiani, di credenti e non credenti. «Si tratta di un messaggio universale – ha evidenziato la presidente Marini nel ribadire quanto da lei scritto nella presentazione del volume –, che ha disegnato anche il paesaggio, i borghi, i luoghi della nostra Umbria… Un messaggio incentrato sull’attenzione agli ultimi e al creato… L’Umbria sarebbe diversa senza Francesco e il francescanesimo, ma forse sarebbe più corretto dire che l’Umbria non esisterebbe senza la grande triade del Medio Evo Francesco, Dante e Giotto. Il poeta che ha impresso l’orma più profonda alla nostra lingua, l’artista che ne tradusse il messaggio in un nuovo linguaggio pittorico e Francesco che fu il fuoco spirituale del loro confronto».

Anche il presidente della Ceu, l’arcivescovo mons. Bassetti, ha ripercorso a grandi linee la sua presentazione al volume nel dire: «l’opera rappresenta una lettura complessiva, senza limiti tematici o cronologici, del rapporto che l’Umbria ha sviluppato col francescanesimo in otto secoli di storia. Un rapporto ovvio, per certi aspetti, essendo l’Umbria la patria di Francesco e la culla della primitiva esperienza francescana; un rapporto non scontato, almeno negli esiti, se consideriamo come il francescanesimo raggiunse in pochi decenni una dimensione che con un termine oggi forse abusato potremmo definire ‘globale’». Mons. Bassetti, a conclusione della presentazione, ha ricordato anche quanto da lui detto a Papa Francesco in occasione della Visita ad limina dei vescovi umbri: «Santo Padre siamo i pastori delle Chiese dell’Umbria, una piccola regione che negli ultimi otto anni ha dato il nome a due pontefici, Benedetto e Francesco, in ricordo dei suoi santi Benedetto da Norcia, che ha conservato la luce della fede cristiana in tempi bui (il Medioevo), e Francesco d’Assisi, che ha diffuso questa luce soprattutto tra gli ultimi e i lontani».

Il presidente della Banca di Mantignana e di Perugia, Antonio Marinelli, ha sottolineato come il suo Istituto di credito vuole stare tra la gente e sostenere tutte quelle iniziative che contribuiscono a raccogliere, custodire e tramandare ai posteri la cultura, quindi la memoria storica, artistica e spirituale della nostra terra affinché non venga dimenticata, soprattutto possa essere di esempio per le giovani generazioni.

Ma torniamo alla presentazione del cardinale Betori incentrata sul concetto che «il tempo è sempre superiore allo spazio», evidenziando quanto «nell’attività civile, nell’attività politica, nell’attività sociale, è il tempo che governa gli spazi, ce li illumina e li trasforma in anelli di una catena, di un processo». L’arcivescovo di Firenze ha aggiunto che «uno dei peccati che a volte si riscontrano nell’attività sociopolitica sta nel privilegiare gli spazi del potere rispetto ai tempi dei processi». Ricordando quanto Papa Francesco si sia soffermato anche di recente sul concetto della «superiorità del tempo sullo spazio», il cardinale Betori ha proseguito dicendo: «Dio si trova nel tempo, nei processi in corso. Non bisogna privilegiare gli spazi di potere rispetto ai tempi, anche lunghi, dei processi. Noi dobbiamo avviare processi, più che occupare spazi. Dio si manifesta nel tempo ed è presente nei processi dalla storia. Questo fa privilegiare le azioni che generano dinamiche nuove. E richiede pazienza, attesa».

«Ma ancora, lo spazio, sempre quando non diventa la gabbia delle nostre intenzioni e il limite delle nostre aspirazioni – si è ancora soffermato il cardinale –, costituisce anche l’orizzonte nel quale il tempo traccia le sue traiettorie verso il futuro. Questo è particolarmente visibile nella nostra Umbria e lo è in modo tutto particolare in rapporto a Francesco e al francescanesimo. La nostra terra è ricca della memoria di tempi che nell’esperienza francescana, dalle sue origini fino al presente, trae alimento per rinnovare il volto del nostro paesaggio e delle nostre città. Come pure da questa nostra terra partono anche per il futuro gli appelli a dare rinnovato vigore al carisma francescano, perché possa incrociare le aspirazioni profonde del cuore dell’uomo e farsi progetto di una storia nuova, di un tempo sempre più ricco di significati».

Il cardinale Betori, al termine della relazione e nel riprendere le considerazioni iniziali, ha formulato un auspicio, quello «che Francesco d’Assisi e il suo carisma – sui vari versanti dell’umano ma sempre nell’ancoraggio forte alla conoscenza e all’esperienza di Cristo -, continui anche oggi ad alimentare progetti e azioni della nostra terra. Essa ha in sé un’impronta francescana indelebile, la sua stessa identità nel mondo è irrevocabilmente legata anzitutto a questo suo figlio. Non può pensare di avere un futuro prescindendo da questa sua radice buona. Non si tratta di rivendicare spazi indebiti per l’esperienza di fede e forme di ingerenza, ma di riconoscere che la fede – e per noi nell’orizzonte francescano – ha qualcosa di buono da offrire a tutta la società e osa quindi rivendicare il diritto di offrirsi come patrimonio vivo di tutti».

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