di Enrico Flamini, Segretario Provinciale Prc Perugia
(umbriajournal.com) PERUGIA – Ho trovato molto interessanti alcune considerazioni avanzate dal nuovo Prefetto su Perugia, soprattutto il richiamo fatto ad un’idea di sicurezza partecipata e democratica, l’auspicio di un forte lavoro sul piano sociale e la valutazione negativa sulla proposta di aprire un CIE a Perugia. Ritengo, più in generale, che il contributo del Prefetto alla discussione in corso sia prezioso anche perché tende a ridimensionare un accanimento mediatico e certa criminalizzazione becera ed opportunista di una città civile, di sinistra e laica come Perugia. I problemi legati alla diffusa percezione di insicurezza e alla microcriminalità esistono, sono concreti e consegnano alle istituzioni regionali e locali, alle forze sociali e politiche, alle associazioni e ai cittadini tutti la responsabilità di promuovere e proporre anche nuove politiche volte al rafforzamento e al rilancio della coesione sociale, messa sempre più a dura prova dalle misure del governo centrale.
Dico questo perché a Perugia qualcosa si sta muovendo: penso, solo per fare alcuni esempi, alle iniziative in Via della Viola, alle sollecitazioni culturali della “Società di Mutuo Soccorso”, alle proposte di “Vivi il Borgo”, al protagonismo positivo del “Comitato Piazza Grimana e dintorni” e dell’associazione “Perugia non è la capitale della droga”, ai tanti comitati di residenti e commercianti che operano in maniera volontaria per migliorare e valorizzare le strutture pubbliche presenti nel territorio. Non solo. Anche la serie di iniziative promosse dall’Amministrazione comunale per le celebrazioni del XX giugno hanno sicuramente indicato per Perugia la possibilità di intraprendere un rinnovato percorso di cambiamento e innovazione. Certo, molto si dovrà ancora fare, a partire appunto da un piano sociale che permetta all’intera città di uscire dalle proprie insicurezze, quelle reali, determinate dalla crisi, dalla difficoltà nella ricerca del lavoro, di arrivare a fine mese. Esistono in altri termini segnali chiari e in controtendenza che vengono dalla società perugina e che la politica deve saper cogliere. Ecco perché ritengo sbagliata e fuori luogo la proposta di istituire un CIE a Perugia. Il CIE non è, né potrebbe mai diventare, la soluzione ai fatti criminali a cui abbiamo assistito a Perugia, né ai fenomeni criminosi che con diverso grado di intensità e diffusione riguardano tutto il territorio regionale. L’ideologia non c’entra niente, la sicurezza meno ancora. Penso che serva invece in tutta la nostra regione un’azione vera di intelligence delle forze dell’ordine per contrastare le infiltrazioni malavitose che vivono sull’abusivismo, sullo sfruttamento della prostituzione, sullo spaccio e sul riciclaggio.
Occorre mettere la Commissione regionale Antimafia nelle condizioni di svolgere appieno i suoi compiti, abrogare le fallimentari leggi Fini-Giovanardi e Bossi-Fini, aprire un confronto con il Ministero della Sanità per sperimentare e puntare su politiche e misure incisive di prevenzione e di riduzione del danno e proporre l’istituzione di un tavolo interregionale dell’Italia mediana per intervenire con politiche organiche e coordinate di intelligence, contrasto e prevenzione. Lo abbiamo già detto e lo vogliamo ripetere: Perugia è il nostro bene comune non solo da salvaguardare, ma da restituire ai suoi cittadini ai quali vanno date risposte concrete sul futuro delle politiche sociali, sul rilancio della cultura e di una rete culturale in città per la piena valorizzazione del centro, sull’ambiente, sulla necessità di rivedere le politiche regionali che hanno portato la proliferazione di centri commerciali, sul rilancio delle periferie e di un’economia sociale di territorio fatta di artigiani e micro imprese. Dobbiamo farlo anche e soprattutto per offrire alle giovani generazioni una cultura, una memoria e una coscienza civica in grado di far aprire gli occhi sulle reali ingiustizie e sui veri soprusi. Con questo spirito parteciperemo all’assemblea pubblica a piazza Grimana il 2 settembre.

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