Piazze metafisiche di Giorgio De Chirico, Brunetti, anche piazza del Bacio

Piazze metafisiche di Giorgio De Chirico, Brunetti, anche piazza del Bacio

di Lorenzo Brunetti
Questa mattina sono stato ricevuto dal gentilissimo assessore Michele Fioroni con il quale abbiamo parlato di arte e sicurezza. Gli ho suggerito la chiusura di Piazza del Bacio, copiando il bellissimo esempio del Barton Park dove la cura nei dettagli fa la differenza. In questa piazza voglio vedere vita, correre bambini e cani, annullare definitivamente quel mistero e malinconia funebre che sempre hanno caratterizzato le piazze metafisiche di Giorgio De Chirico.


Le “piazze d’Italia”, ha scritto il critico Maurizio Calvesi, sono il primo tema figurativo del de Chirico metafisico.

In queste opere, continua Calvesi, ricorrono i temi tipici della sua pittura, quelli dell’infinito, della solitudine, del tempo eccepito, del mistero e dell’enigma, delle vie deserte, delle piazze tacite ove domina come un’ombra il monumento equestre, della statua che incarna la sospensione e l’attesa, del presagio, dell’occhio veggente, della figura chiusa nella tunica nera che guarda pensosa all’orizzonte (“De Chirico”, Giunti, Firenze 1988).

La pittura di de Chirico, notava Mario De Micheli, nasce dalla memoria di architetture italiane classiche e ottocentesche in un’atmosfera di lucidissima e statica assurdità. Solitudine, silenzio, fughe prospettiche, illusioni spaziali, ombre nitide stampate su lisci selciati, portici d’ombra, cieli antichi, volumi netti, statue solitarie e talvolta una forma di vita […] sospesa, avvolta in un velo impalpabile che la separa dal resto del mondo (“Avanguardie artistiche del Novecento”, Feltrinelli, Milano 1988).

Scendiamo in piazza con de Chirico.

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