Mercato coperto, il fascio non si può togliere, lo dice l’assessore

Fascio littorio al mercato coperto di Perugia, interrogazione alla commissione europea

Mercato coperto, il fascio non si può togliere, lo dice l’assessore

I gruppi di opposizione di centro sinistra hanno presentato un’interrogazione sulla questione relativa al restauro dei fasci littori avvenuto in occasione dei lavori di riqualificazione del mercato coperto. Nell’atto gli istanti ricordano che durante l’intervento di ristrutturazione del mercato sono stati scoperti due fasci littori, simbolo del fascismo, ubicati a fianco del Grifo, rappresentativo della città. Tale notizia ha suscitato in città e sulle pagine dei giornali un ampio dibattito, tra soggetti favorevoli al recupero e soggetti contrari.


Da una discussione in consiglio comunale


E’ stato autorevolmente smentito che il fascio possa essere opera di pregio, essendo di fatto il lavoro di un artigiano che non ha nessun valore artistico. Riferiscono i relatori che l’Amministrazione comunale ha sostenuto, attraverso le dichiarazioni degli assessori competenti e del sindaco stesso, di essersi attenuta ad un parere espresso dalla Sovrintendenza nel decidere di operare il restauro di quella raffigurazione: ciò – a parere degli istanti – solleva legittime perplessità su chi abbia deciso nel merito di procedere al restauro e a quale titolo, anteponendo aprioristicamente una memoria storica ad un’altra.

Ritenendo pertanto l’operazione profondamente inopportuna, i consiglieri nel dispositivo hanno inteso interrogare l’Amministrazione per sapere:

– come sia maturata la decisione di restaurare la suddetta raffigurazione e in capo a chi sia da addebitare la valutazione di opportunità;

– la posizione del Sindaco circa la collocazione attuale dei fasci littori;

– la posizione del Sindaco circa la proposta di staccare i fasci littori dal luogo in cui si trovano attualmente e di trasferirli in un museo cittadino o altro luogo consono a spiegarne l’origine ai visitatori, a salvaguardia e conservazione dell’immagine della città.

  • Risponde l’assessore alla cultura

Rispondendo ai quesiti posti, l’assessore alla cultura è partito da quello su come sia maturata la decisione ed in capo a chi, spiegando che la domanda non appare pertinente perché la valutazione sul recupero dell’opera non è stata assunta dal Comune di Perugia, ma dalla Soprintendenza. Va ricordato infatti che il mercato coperto in tutte le sue parti è un bene sottoposto a vincolo; pertanto tutte le attività di recupero effettuate nel tempo sono avvenute in perfetta collaborazione con la soprintendenza e su indicazioni della stessa.

  • Tre verbali di sopralluoghi

Ciò è comprovato dai tre verbali attestanti altrettanti sopralluoghi sul sito: il primo del 22 maggio 2019 (ossia a pochi giorni dalle elezioni comunali del 26 maggio) riporta la valutazione della soprintendenza in merito all’opportunità di procedere all’immediato restauro dell’area ove insisteva il Grifo ed un’opera coperta. Durante il secondo sopralluogo, del 27 giugno 2019 (con Consiglio e giunta non ancora insediati), ad una prima pulitura, è emersa la presenza dei fasci littori risalenti al 1932. Valutata la qualità dell’opera, il funzionario storico dell’arte disponeva il trattamento conservativo di tutte le immagini scoperte. L’ultimo sopralluogo, del novembre 2019, attestava il completamento del restauro ritenendolo soddisfacente. A questo punto il funzionario dell’arte, sentito il soprintendente e valutata la memoria storica dell’intera opera decorativa, riteneva opportuno il suo mantenimento a vista perché venisse documentata una fase della decorazione del mercato coperto. In sostanza l’opera è stata valutata come storica, con vincolo di competenza della soprintendenza, la quale ha espresso a più riprese le sue valutazioni di opportunità tecnica.

  • L’amministrazione ha preso atto

In ragione di ciò, l’Amministrazione non ha fatto altro se non prendere atto di una legittima decisione altrui. Circa la posizione del sindaco sulla collocazione dei fasci, l’assessore ha spiegato che la risposta è di fatto contenuta nei verbali: essendo considerata l’opera (Grifo e fasci) come un unicum, appare evidente che il Comune non aveva alcuna competenza in merito alla possibilità di eliminare o coprire parte di essa non essendo l’organo deputato a farlo.

Va rimarcato infine che sopra il fascio era apposta una mera mano di tempera, di semplice eliminazione. Infine circa l’ipotesi di delocalizzazione dei fasci littori, lo spostamento appare non percorribile perché trattandosi di una pittura muraria sarebbe necessario procedere con una rimozione di murature e travi portanti. Sulla vicenda ha inteso fornire il proprio contributo anche il sindaco secondo cui, preliminarmente, occorre ripristinare sulla vicenda un clima adeguato. Nell’apprezzare i toni utilizzati nel corso della manifestazione pubblica del 28 settembre e nelle interlocuzioni con le associazioni, si esprime amarezza per alcune esternazioni apparse sui social ingenerose nei confronti dell’Amministrazione per il clima di sospetto che le è stato rivolto.

Sostiene il sindaco che sul tema tutti sono dalla stessa parte perché non vi è attaccamento a quei simboli da parte di nessuno; per questo richiedere ciclicamente ai rappresentanti del centro-destra di dare prova dell’adesione a valori democratici appare pretestuoso, visto che tali valori sono patrimonio della cultura condivisa dalle varie forze politiche.

Il clima da ripristinare, in sostanza, è quello che è stato creato da chi ha operato per la Liberazione dell’Italia trasmettendo ai posteri il compito di dare valore a quella libertà. Da parte dell’Amministrazione vi è quindi la massima disponibilità ad avviare un percorso condiviso per individuare una soluzione sulle modalità di come trattare quel simbolo e non certo sul valore dello stesso, che non crei lacerazioni bensì ricomposizioni.

Seconda valutazione riguarda il metodo di lavoro: appare opportuno coinvolgere tutto il Consiglio comunale con il contributo di soggetti terzi ed esperti per garantire così la massima partecipazione. Anche l’assessore all’urbanistica ha concordato sulla ricostruzione effettuata dagli altri membri della giunta e sull’intenzione dell’Ente di individuare una soluzione condivisa tra Istituzioni e cittadinanza.

Replicando rispetto alle risposte fornite dall’Amministrazione, gli istanti hanno ricordato, per la precisione, che a maggio 2019, in occasione del primo sopralluogo, non vi è stata una vera e propria “vacatio amministrativa” visto che la successione è avvenuta tra due amministrazioni guidate dal medesimo sindaco.

Ciò che appare strano, poi, è che dopo due anni di governo cittadino nessuno dell’Esecutivo si sia accorto della scopertura dei fasci littori. Rilevano i consiglieri che vi è una netta differenza tra decorazione, priva di valore storico, e opera d’arte. Quei fasci sono una mera decorazione e non altro. Inoltre – precisano – va detto che la storia non finisce con il fascismo; non si capisce, quindi, come mai la malta utilizzata nel 1943 per coprire quei simboli abbia meno valore dei fasci del ’32. In conclusione secondo gli istanti i fasci littori scoperti al mercato andrebbero ricoperti senza se e senza ma dimostrando così di essere antifascisti e quindi democratici.

1 Commento

  1. Vorrei dire la mia circa la querelle che tanto appassiona in questi giorni, sperando che venga data voce sulla vostra testata al mio pensiero.
    Mi piace ricordare che molti sono in città gli esempi architettonici di quel periodo funesto. Perché allora limitarsi alla richiesta di rimozione del fascio, e non esigere l’abbattimento dell’intero mercato coperto, della scuola Ciabatti- ex Littorio, della scuola del XX Giugno, della scuola di Via Fabretti che trova spazio anche nell’edificio ex ONMI – Casa della Madre e del Fanciullo, e via discorrendo? In sostanza, cancellare tutto quello che è stato costruito nel ventennio. Ma sarebbe una vera follia. E’ più facile riversare il proprio odio su un piccolo fascio che, ricordiamocelo, già era stato simbolo della Roma dei secoli passati.
    Ricordo che nelle Marche nessuno si scandalizza che Corridonia, puro esempio di architettura del regime, sia integra, ben conservata e costituisca un richiamo per i turisti e rappresenti un punto di riferimento per i cultori dell’arte contemporanea.
    E poi c’è Roma: con lo stesso metro dei perugini, dovremmo biasimare la conservazione dell’EUR o della stazione Termini. Nelle Puglie ho avuto occasione di vedere come alcuni monumenti eretti in quel periodo sono ancora lì, ben curati e visibili.
    In conclusione, resto allibita dalla “povertà” di pensiero di quei perugini che riescono a fare “tanto rumore per nulla” intorno alla testimonianze di un pezzo di storia che si può anche biasimare, ma non cancellare.
    Una cittadina non prevenuta nonché studiosa dell’arte locale

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