I tamburi turbano la quiete pubblica di notte, ma nessuno interviene a ripristinare la legalità

 
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I tamburi turbano la quiete pubblica di notte, ma nessuno interviene a ripristinare la legalità

di Elio Clero Bertoldi
PERUGIA – “Tamburi lontani” é il titolo di una pellicola del dopoguerra, di cui da diverse notti ormai, é in corso una riedizione per nulla gradita. E, per di più, vicina, vicinissima: nella piazza più importante dell’acropoli. Se i monumenti che la contornano – la Fontana Maggiore, il palazzo dei Priori, la cattedrale di San Lorenzo – si potessero muovere avrebbero lapidato giàda tempo, lanciando contro i disturbatori della quiete pubblica e notturna, le loro preziose pietre che raccontano (invano) una storia antichissima. E il cittadino? Non può nulla. Chi ha provato – grazie alla tecnologia messa a disposizione della comunità, l’ormai famoso numero unico regionale d’emergenza – a sollecitare l’intervento di una qualche autorità costituita, si é sentito rispondere dall’altro capo, che non é di sua competenza; da un altro che, per disposizione superiore, non può lasciare il gabbiotto protettivo; da un altro ancora che si sarebbe provveduto con la prima pattuglia disponibile. Ma, nonostante le assicurazioni, la situazione non é mutata. I disturbatori del sonno degli innocenti (che la mattina dopo debbono alzarsi per andare al lavoro) hanno continuato a far rullare i loro “bongo” con testarda continuità. Come dire? Nessuno é intervenuto a …tamburo battente.

Un perugino, più coraggioso di altri, impossibilitato a chiudere occhio, é andato, alla fine, a controllare di persona. Ed ha scoperto che a percuotere gli strumenti erano sette-otto ragazzotti, piazzati sotto le antiche Logge di Braccio e poi spostatisi, forse alla ricerca di maggior fresco, sulle scale della Sala dei Notari. Ad ascoltare le “performance” sonore una cinquantina di nottambuli seduti sulle scale del Duomo.

Questi “Tamburi di guerra” (altro film, sempre con sfondo del Far west e pure questo opera degli anni Cinquanta, o poco più, del secolo scorso) hanno continuato a suonare ogni notte, fin quasi all’alba.

Senza l’intervento di una pattuglia. Ci dev’essere una zona franca sia pure non formalmente riconosciuta, in virtù della quale i rompi-timpano possono furoreggiare, scaterarsi senza freni ed il cittadino viene costretto a subire in silenzio, per non correre il rischio di finire sotto le mani furenti, allenate, per di più, a battere, per ore, sui tamburi…

Ci sarà un giudice a Berlino, come affermava il tedesco che cercava giustizia, anche a Perugia? O anche soltanto un poliziotto, un carabiniere, un finanziere, un vigile che voglia ristabilire la legalità violata dai tambureggiatori? Magari anche un sindaco, o un assessore?
Quien sabe?

Nel frattempo gli onesti perugini, continuano a subire, ogni notte, l’insistente e stressante rottura di … timpani. Vi pare giusto? Certo che no. Ma così é nella Augusta Perusia dei nostri tristi giorni. O meglio: fastidiosissime notti.

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