Consiglio comunale, Nilo Arcudi resta, il Pd chiede le dimissioni

 
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Indagini ‘ndrangheta dimissioni Arcudi, parla Maggioranza comune Perugia

Consiglio comunale, Nilo Arcudi resta, il Pd chiede le dimissioni

«Come emerge chiaramente dagli atti nessuno degli indagati ha avuto mai con me un contatto, ottenuto mai da me un incontro per chiedere o ottenere favori. Penso sinceramente di pagare in questa circostanza semplicemente il fatto di essere calabrese. Ma la Calabria non è solo terra di mafia. Nessun contributo al rafforzamento delle istituzioni democratiche può provenire da affrettati e grezze forme di giustizialismo né da forme di sciacallaggio perpetrate da un singolo consigliere che magari pensa di sostituirmi. Per questo tutelerò il mio onore e la mia reputazione». E’ quanto ha detto Nilo Arcudi, ieri pomeriggio durante il consiglio comunale, leggendo la sua nota. Intervento fatto dopo quello del sindaco, Andrea Romizi, chiamato a rispondere dopo richiesta del Pd.

Nilo Arcudi al centro della scena politica dopo essere finito nelle intercettazioni delle inchieste di Catanzaro e Reggio Calabria. Il presidente del consiglio comunale non è indagato.

Proprio rispondendo a Bistocchi, il presidente Arcudi ha preso la parola per un intervento chiarificatore, del quale si riporta il testo integrale.

“Ho appreso con stupore ed amarezza direttamente dagli organi di stampa che, nell’ambito delle indagini della Procura della Repubblica di Catanzaro sulle infiltrazioni mafiose in Umbria, il mio nome viene infamato nel corso di una conversazione intercettata. Illazioni vergognose secondo le quali avrei ricevuto sostegno dal fratello ci tengo a precisarlo (non indagato) di un indagato in occasione della elezione  amministrativa del 2014. Sostegno non solo mai ricevuto, ma mai da me richiesto e che gli stessi presunti autori (nella stessa intercettazione) insultandomi dichiarano poi nel 2019 non essere stato mai in alcun modo contraccambiato. Come emerge chiaramente dagli atti (più di 1100 pagine) dopo anni di indagini e di intercettazioni nessuno degli indagati ha avuto mai con me un contatto, ottenuto mai da me un incontro per chiedere o ottenere favori.

Sottolineo a tal proposito la significatività delle dichiarazioni di due figure simbolo della lotta alla criminalità  organizzata come il Procuratore Gratteri ed il Questore Messina sul fatto che non vi sia stato nessun tipo di contestazioni di reato ai politici menzionati nelle intercettazioni e anzi che gli stessi siano stati tirati in ballo come attori passivi. Possiamo rispondere di ciò che facciamo, non anche di quello che terzi millantano impunemente su di noi. E per questo non meritiamo questa indegna gogna mediatica. Il fatto di ricoprire ruoli istituzionali ci espone al rischio fisiologico sia di tentativi di avvicinamento, che di  ostentazione strumentale di legami inesistenti. Sono orgoglioso anzi di aver fatto, in qualche modo, da argine, qualora ci fosse stato, ad un qualche subdolo e indegno tentativo di infiltrazione nelle istituzioni. Umanamente sono rimasto scioccato nel leggere la frase citata, in tutta la sua falsità e protervia. Penso sinceramente di pagare in questa circostanza semplicemente il fatto di essere calabrese.

Ma la Calabria non è solo terra di mafia. E’ anche terra di chi, con doppia fatica, combatte in modo aperto e senza tentennamenti tutte le forme di criminalità, anche organizzata, tanto più la ndrangheta, che ha purtroppo impoverito, umiliato ed annientato i luoghi  dove sono nato. E’ anche terra di chi costruisce l’opinione di se stesso anche in ragione del sentimento della propria reputazione per come riflesso dalla comunità sociale di appartenenza. Nella mia storia personale il ricordo della ndrangheta è di ragazzino, con mio padre amministratore minacciato e sotto tutela, con la mia famiglia in ansia e angoscia per mesi. Questa è la ndrangheta per me! Per una forma di prudenza quasi ossessiva su un tema così delicato e per evitare qualsiasi contatto con soggetti criminali, sia io che i miei  collaboratori della segreteria, da sempre, abbiamo con estrema prudenza monitorato e selezionato, sempre acquisendo preliminari informazioni da soggetti competenti, tutte le persone che non conoscevo e che mi hanno chiesto incontri di natura sia politico che istituzionale.

E poi nelle varie campagne elettorali ho sempre detto ai candidati delle mie liste sia in privato che in pubbliche riunioni, nessun contatto con gente strana, non vogliamo e non ci servono i loro voti. Era tutto ciò che sinceramente ed umanamente era nelle mie possibilità e l’ho sempre, sempre fatto. Dal 2003 al 2019 ho partecipato a centinaia di manifestazioni elettorali incontrando in quelle occasioni pubbliche migliaia e migliaia di persone, di ogni ceto sociale e provenienza geografica, persone alle quali ovviamente non potevo richiedere, né delle quali potevo conoscere, precedenti penali e/o frequentazioni. Nel tempo ho ricevuto migliaia di voti, ma senza che mai e ripeto mai fossero oggetto di scambio o occasione di penetrazione di forme oscure di potere nei canali istituzionali.

Il Capogruppo del PD alla Camera Del Rio viene citato ormai da anni in intercettazioni tra arrestati o indagati ed in un processo dicendo che è stato a Cutro luogo con forte presenza mafiosa per fare campagna elettorale. Ma tutti crediamo alla buona fede di Del Rio. Nessun contributo al rafforzamento delle istituzioni democratiche può provenire da affrettati e grezze forme di giustizialismo né da forme di sciacallaggio perpetrate da un singolo consigliere che magari pensa di sostituirmi. Per questo tutelerò il mio onore e la mia reputazione in tutte le sedi competenti, ho già dato mandato ai miei legali di querelare chiunque faccia (compreso gli organi di stampa) indegni accostamenti solo per generare confusione, manipolare la realtà e gettare schizzi di fango. Confido nel contempo nella serena ed obiettiva lettura dei fatti, per come emersi dal prezioso lavoro fatto dagli inquirenti a tutela del territorio e dell’Umbria, nonché per quanto potrà ulteriormente chiarire la costituenda commissione consiliare sulla cui costituzione concordo pienamente.

La vostra solidarietà istituzionale, unitamente a quella già ricevuta da moltissime e moltissime persone in questi giorni, sarà per me già una forma di primo ristoro. Non vorrei dover spiegare ai nostri figli ai figli dei tanti calabresi per bene, nati e cresciuti nella civilissima Perugia, che le nostre origini calabresi sono un problema per me oggi e forse potrebbero esserlo per loro domani”.

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