SICUREZZA URBANA: A PERUGIA ASSEMBLEA ANNUALE

PERUGIADINOTTE(umbriajournal.com) PERUGIA – “Il tema della sicurezza trova la sua ragione nei mutamenti sociali degli ultimi anni e si relaziona con gli andamenti dei fenomeni di criminalità nei territori urbani”: lo ha affermato l’assessore regionale, Fernanda Cecchini, in apertura della prima Assemblea Annuale sulla Sicurezza Urbana, che si è svolta a Perugia, alla presenza del sottosegretario al Ministero dell’Interno, Gianpiero Bocci, e nel corso della quale, è stata illustrata l’attività svolta negli ultimi tre anni dalla Regione Umbria in materia.

“La sicurezza – ha detto Cecchini – è fortemente condizionata dalla percezione del senso di insicurezza dei cittadini e chiama in causa, ovviamente oltre alle Forze dell’Ordine, diversi attori locali e tutte le istituzioni, quindi oltre ai sindaci, anche i presidenti delle Province e delle Regioni”.
Relativamente al ruolo svolto dalla Regione Umbria negli ultimi tre anni in materia di sicurezza urbana, l’assessore ha ricordato le leggi regionali e l’attività svolta nel biennio 2009-2010, che si è sviluppata con l’attuazione della legge “13/2008”, “che ha definito un approccio alle politiche di sicurezza più ampio e comprensivo rispetto al passato, assumendo la sicurezza dei cittadini come ‘bene pubblico’ e che è stata rafforzata e integrata con la legge 16/2012”.

Le azioni avviate e i risultati conseguiti dalla Regione con la legge regionale “13/2008” sono stati molteplici: in primo luogo la Regione ha definito l’atto di programmazione con il quale ha voluto consolidare un modello di ‘governance’, garantendo un supporto alla continuità delle politiche locali di sicurezza e alla loro innovazione e che ha definito inoltre i criteri per la presentazione dei progetti volti a migliorare la sicurezza delle comunità locali indirizzando la progettualità dei Comuni verso l’attivazione di interventi che privilegiano un approccio organico al problema ed un impegno coerente con i bisogni dei territori. Successivamente sono stati costituiti gli organismi previsti dalla legge regionale 13/2008 e cioè la Conferenza regionale sulla sicurezza, un organismo con funzioni di confronto e valutazione in materia di politiche locali di sicurezza e di verifica dello stato di attuazione delle Politiche e dei compiti regionali previsti all’art. 2 della legge e il Comitato tecnico-scientifico per la sicurezza e la vivibilità, un organismo con funzioni prevalentemente di studio, approfondimento e supporto alla Giunta regionale, al Consiglio regionale, al sistema delle Autonomie Locali e alla Conferenza regionale sulla sicurezza. Inoltre, dopo la positiva sperimentazione avvenuta con il Patto per Perugia Sicura, sono stati introdotti i Patti integrati di sicurezza urbana, quali strumenti di negoziazione e di programmazione da estendere alle altre città della Regione.

L’assessore Cecchini ha infine ricordato “l’emanazione di due bandi regionali con l’assegnazione di contributi ai Comuni per la realizzazione di progetti volti a migliorare la sicurezza delle comunità locali. Complessivamente sono stati finanziati 21 progetti, attraverso l’erogazione di un contributo regionale di 400mila 199 euro per il bando 2009–2010 e 321mila662 euro per il bando 2011-2012. In futuro si continuerà a sostenere queste iniziative con sforzia enormi, vista l’esiguità delle risorse”. Ma le azioni della Regione hanno anche riguardato un approfondimento circa le conoscenze utili sui fenomeni attraverso l’attivazione di una convenzione con il Dipartimento per gli studi giuridici della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Perugia per la realizzazione di un progetto di ricerca finalizzato a costituire una prima banca dati sulla criminalità, sull’attività delle istituzioni deputate alla repressione dei reati, sulla percezione della sicurezza e sulle esperienze di vittimizzazione della popolazione umbra”.

“Quello della sicurezza è un concetto sociale complesso che si interseca con altre deleghe come quella sui centri storici – ha sostenuto l’assessore regionale Fabio Paparelli, a cui recentemente la presidente Marini ha assegnato le deleghe in materia – Importante in questo contesto è poter contare su una banca dati aggiornata per avere un’informazione dettagliata e costante sullo stato della sicurezza in Umbria”.
Paparelli ha quindi riferito che è fondamentale la valorizzazione del lavoro svolto dal volontariato, così come raccordare e integrare il lavoro svolto dalla Fondazione Umbria contro l’Usura e dalla Commissione di inchiesta sulle infiltrazioni mafiose in Umbria cercando anche attraverso ricerche e indagini conoscitive, di mettere a confronto la realtà effettiva che emerge dai dati e la percezione della realtà da parte dei cittadini, per studiare dei percorsi di lavoro”. In proposito il sottosegratario Gianpiero Bocci ha affermato che “il problema della sicurezza va contestualizzato ed è richiesto il lavoro di tutta la comunità”.

Per Bocci sono due gli elementi fondamentali: “Il senso di equilibro, indispensabile per la lettura corretta degli avvenimenti, e una corretta informazione, perché accanto alla percezione della realtà ci sono sempre i dati”. E dati alla mano, il sottosegretario ha riferito che in Umbria sta, in qualche modo, cambiando qualcosa: ”Nei primi sei mesi del 2013 rispetto le denunce per rapine sono diminuite di oltre il -55 per cento, e il trend è confermato anche per altri reati, ad eccezione del dato ‘fortemente antipatico’ delle violenza sessuali. Malgrado ciò – ha detto Bocci – non viene percepita una maggiore tranquillità, quindi è opportuno lavorare sulla divulgazione dei dati”.

Concludendo il sottosegretario dopo aver riportato alcuni dati sui profughi e i clandestini che arrivano in Italia, le cui nazionalità sono in continuo cambiamento, negli anni scorsi con una massiccia presenza di tunisini, ora di somali, egiziani e pakistani, che arrivano in Italia, ha precisato che “è ormai evidente come l’ordine pubblico non dipenda solo ed esclusivamente dal Governo locale, ma dell’Europa”
All’incontro sono intervenuti il presidente “Anci” regionale, Wladimiro Boccali, il coordinatore regionale Ambito Conoscenza e Welfare, Anna Lisa Doria, Stefano Anastasia e Tamar Pitch dell’Università degli Studi di Perugia, il presidente della Commissione consiliare criminalità organizzata e tossicodipendenze, Paolo Brutti, il portavoce della Conferenza Regionale Sicurezza Urbana Cgil regionale, Vanda Scarpelli, rappresentanti di “Cnca”, “Libera” e della cooperativa “Il Cerchio”, delle Forze dell’Ordine, della Magistratura, delle Istituzioni, e del Terzo Settore. “La ricerca commissionata al Dipartimento per gli studi giuridici dell’Università di Perugia offre numerosi elementi di conoscenza della sicurezza in Umbria e della sua percezione nella popolazione della Regione”: è quanto affermato da Stefano Anastasia dell’Università degli Studi di Perugia che, con Tamar Pitch, ha curato le due ricerche volute dalla Regione sulla criminalità in Umbria e sulla percezione della sicurezza tra i cittadini.

Dal punto di vista statistico, la ricerca – che si ferma al quadriennio 2007-2010, termine entro il quale i dati raccolti dalle banche-dati delle forze di polizia potevano dirsi consolidati al momento di svolgimento dello studio – registra una relativa stabilità delle denunce negli ultimi anni, che fa seguito a un significativo calo avvenuto tra il 2007 e il 2008. Nel 2010 come nel 2009, in Regione risultava denunciato un reato ogni 26 abitanti, a fronte di un rapporto di circa 1 a 23 sul territorio nazionale. Quindi, almeno in termini di denunce prestate alle forze dell’ordine, la situazione della criminalità nel territorio dell’Umbria non sembra essere particolarmente preoccupante, certo non più di quanto non sia in altre aree del Paese e nel suo complesso. Qualche elemento specifico di preoccupazione viene però dall’aumento delle denunce per danneggiamenti, di quelle legate alla detenzione e allo spaccio di stupefacenti e di sfruttamento della prostituzione e pornografia minorile. Tra i reati contro la persona, nonostante un lieve calo nel 2010, nel quadriennio aumentano di più del 20 per cento le denunce per violenza sessuale.

A fronte di queste condizioni di relativa stabilità dei fenomeni delittuosi, la percezione della criminalità in Regione è viceversa assai più preoccupante: il 62,7 per cento del campione intervistato nel corso della ricerca ritiene che la criminalità in Italia sia aumentata negli ultimi dodici mesi, mentre il 56,7 per cento è convinto che lo sia nel proprio comune di residenza. Le maggiori preoccupazioni sono tra le donne (il 57,4 per cento delle intervistate ritiene che la criminalità sia aumentata nel proprio comune di residenza negli ultimi dodici mesi), le casalinghe (il 75 per cento pensa che sia aumentata) e i pensionati (il 63,6 per cento ne è convinto). La ricerca offre poi elementi per comprendere come possa formarsi una simile percezione di insicurezza partendo anche dal presupposto che l’81 per cento degli intervistati dichiara di non aver subito alcun reato negli ultimi dodici mesi. “Proprio questo scarto tra l’aggravarsi effettivo del rischio di vittimizzazione non rilevabile dai dati statistici ufficiali, e la percezione della sicurezza, certamente più preoccupante, costituisce – secondo Anastasia – lo spazio per un intervento delle istituzioni territoriali nella promozione di una maggiore sicurezza e di una maggiore serenità della popolazione di fronte a questo problema”.

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