Respinto odg per la Casa di Comunità di Castel del Piano

Respinto odg per la Casa di Comunità di Castel del Piano

L’opposizione in Consiglio chiede più presìdi sanitari zona sud-ovest

PERUGIA – Con 17 voti contrari e 8 favorevoli, il Consiglio comunale di Perugia ha respinto l’ordine del giorno presentato dalla consigliera Chiara Calzoni (Perugia Civica), che chiedeva l’attivazione di una Casa della Comunità nella zona sud-occidentale del territorio comunale, tra Castel del Piano e San Sisto. L’iniziativa, portata in aula come risposta a un’esigenza di maggiore equità territoriale in ambito sanitario, ha sollevato un dibattito acceso tra i banchi del consiglio, come si legge nel comunicato stampa del Comune di Perugia.

Illustrando il provvedimento, Calzoni ha ricordato che le Case della Comunità, istituite con il Decreto Ministeriale 77 del 2022, rappresentano il perno del nuovo modello nazionale di assistenza territoriale integrata, rivolto in particolare a anziani, malati cronici e persone fragili, nelle linee guida, è prevista una struttura ogni 40-50mila abitanti, con l’obiettivo di portare la sanità più vicina ai cittadini. Attualmente nel Comune di Perugia sono operative o in fase di realizzazione solo due Case della Comunità: una a Ponte San Giovanni e l’altra a Monteluce. Tuttavia, Calzoni ha evidenziato come l’intera area sud-ovest del territorio comunale — che include, oltre a Castel del Piano e San Sisto, anche Pila, Bagnaia e Pilonico Materno — superi i 30.000 residenti, risultando di fatto priva di un presidio di prossimità.

“Non possiamo ignorare che una porzione così densamente popolata della città resti esclusa da questa riforma sanitaria – ha dichiarato la consigliera –. I cittadini chiedono risposte concrete, e la politica deve saperle dare in tempi certi e con risorse adeguate”.

L’ordine del giorno impegnava l’Amministrazione comunale ad attivarsi presso Regione Umbria e USL Umbria 1 per sostenere la realizzazione della struttura, oltre a:

  • individuare un immobile o un’area pubblica idonea per ospitare la Casa della Comunità;

  • inserirne la progettazione nella programmazione triennale delle opere pubbliche;

  • prevedere risorse comunali, anche in forma di cofinanziamento o adeguamento infrastrutturale;

  • garantire il coinvolgimento dei medici di medicina generale del territorio;

  • promuovere un monitoraggio continuo attraverso la partecipazione della IV Commissione consiliare, con tavoli tecnici e confronto istituzionale.

Nonostante la completezza della proposta, l’atto non ha ottenuto il sostegno della maggioranza, alcuni consiglieri hanno espresso perplessità sui costi e sulla fattibilità a breve termine, mentre altri hanno sottolineato la necessità di attendere i piani definitivi di riorganizzazione sanitaria della Regione.

Gli interventi della seduta odierna: 

Niccolò Ragni (PD) ha spiegato che la discussione si articola in due aspetti. Il primo è quello astratto previsto dalla legge, mentre il secondo è quello concreto che certifica come l’area in menzione sia stata esclusa dalla progettazione di una casa di comunità. La responsabilità maggioritaria in tal senso va attribuita alle scelte della giunta regionale guidata da Tesei. Ragni, rispetto alle richieste contenute nell’odg, ha definito esorbitante, rispetto alle competenze del Comune, quella relativa alla richiesta di risorse da destinare alla realizzazione di una terza casa di comunità. L’unico aspetto su cui il Comune può essere coinvolto riguarda infatti l’assunzione dei due assistenti sociali per i punti unici in caso di istituzione della casa di comunità. In ragione di ciò Ragni ha definito l’atto irricevibile.

Per Augusto Peltristo (FI) servono servizi territoriali sanitari, perché fanno da “filtro” evitando di saturare gli ospedali ed, in particolare, i pronto soccorso. Nel ripercorrere le principali criticità in termini di sanità presenti in Umbria (carenza di medici, liste di attesa, malfunzionamento delle Aggregazioni funzionali – AFT) il consigliere ha sostenuto che le case di comunità rappresentano uno strumento importante per andare incontro alle esigenze dei cittadini, soprattutto anziani e fragili. Peltristo ha quindi preannunciato un voto a favore dell’atto.

Nilo Arcudi (Perugia Civica) ha rivendicato la bontà dell’atto, mostrando perplessità per la mancata condivisione dello stesso da parte della maggioranza. Votare contro un atto che vuole rafforzare la sanità territoriale e pubblica appare infatti incomprensibile. Ben farebbe il Comune di Perugia ad assumere una posizione univoca approvando un atto che può determinare solo benefici alla città. Arcudi ha rimarcato che rispetto alle promesse di potenziare la sanità pubblica in campagna elettorale, l’attuale maggioranza, soprattutto regionale, sta facendo invece il contrario.

Il capogruppo PD Lorenzo Ermenegildi Zurlo ha tenuto a precisare che serve correttezza politica tra consiglieri: a fronte delle accuse rivolte alla maggioranza di mancata attenzione per la sanità, quest’ultima aveva invitato la proponente a ritirare l’atto per sedersi intorno ad un tavolo e valutare le possibilità da mettere in campo tutti insieme. Invito rigettato dalla consigliera Calzoni. A fronte di ciò resta la posizione contraria nei confronti dell’atto.

Fabrizio Ferranti (Perugia per la sanità pubblica) ha detto che la maggioranza ha dimostrato fin dall’inizio del mandato di tenere molto al tema della sanità, proponendo molteplici atti in tal senso. In merito all’odg, Ferranti ha spiegato che esistono due aspetti uno tecnico ed uno politico. Il primo certifica ciò che il Comune può fare sul tema delle case di comunità, mentre il secondo evidenzia una certa contraddittorietà nell’opposizione che giusto nell’odierna seduta non ha votato l’odg sulla casa di comunità di Monteluce. Per Ferranti l’odg in discussione non può essere sostenuto, sia perché contiene errori tecnici (richiesta di cofinanziamento del Comune ma senza che vi sia un progetto regionale di base) sia problemi politici (mancata previsione della casa di comunità da parte della precedente giunta regionale). Ferranti ha concluso garantendo che la maggioranza metterà in campo ogni strategia futura per interloquire con la regione affinché sulle case di comunità si possa accelerare.

In conclusione Chiara Calzoni ha sostenuto che ai cittadini non importa di chi siano le colpe, ma di avere risposte alle proprie esigenze in materia di sanità. La consigliera ha spiegato che la maggioranza non ha chiesto di discutere o rivedere l’atto, bensì solo di ritirarlo; cosa che ha ritenuto inopportuna. 

La bocciatura ha lasciato un amaro in bocca tra i banchi dell’opposizione –“Si è persa un’occasione per dare voce a una parte della città spesso dimenticata – ha commentato Calzoni –. Il diritto alla salute non può essere una questione geografica”.

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