Il futuro della sanità a Terni divide Palazzo Cesaroni
PERUGIA, 19-02-2026 – Si è consumata una frattura netta tra le mura di Palazzo Cesaroni, dove l’Assemblea legislativa dell’Umbria ha respinto la mozione presentata dalle forze di minoranza. Il documento, che mirava a blindare entro novanta giorni la scelta dell’area per il nuovo polo sanitario, è stato affossato da 11 voti contrari della compagine di governo, a fronte di 6 consensi giunti dai banchi dell’opposizione. Al centro della contesa non c’è solo il destino del nuovo presidio medico, ma una visione diametralmente opposta sulla programmazione strategica del territorio, come riporta il comunicato del Consiglio Regionale Umbria.
La proposta, che portava in calce le firme dei principali esponenti del centrodestra e civici, tra cui Pernazza e Tesei, è stata difesa con forza dalla prima firmataria. L’accento è stato posto sull’urgenza: nonostante lo Studio Binini abbia già consegnato le analisi tecniche sulle possibili aree lo scorso dicembre, la Giunta regionale non ha ancora formalizzato il sito prescelto. Questa incertezza, secondo i firmatari, starebbe agendo da freno a mano su un’opera vitale, rendendo impossibile una stima reale dei costi e una cronologia dei lavori. La richiesta era chiara: una delibera ufficiale entro tre mesi e trasparenza assoluta sulle coperture economiche necessarie per l’edificazione.
Eleonora Pace ha cavalcato l’onda della concretezza, sollecitando l’esecutivo a uscire dall’impasse decisionale. Secondo la consigliera, il rinvio della scelta al nuovo Piano socio-sanitario rappresenta un espediente per dilatare ulteriormente i tempi, vanificando gli sforzi già compiuti per intercettare fondi Inail e ministeriali. Di contro, dal fronte della maggioranza, il Partito Democratico con Filipponi e Proietti ha richiamato alla prudenza e alla serietà metodologica. L’idea è quella di un percorso che non può prescindere da un confronto serrato con i tecnici comunali e dall’aggiornamento dei documenti di programmazione alla luce delle nuove evidenze tecniche.
L’assessore Thomas De Luca ha rispedito al mittente le accuse di immobilismo, rivendicando la bontà della strada intrapresa. Il ricorso a una società di progettazione di caratura nazionale come la Binini viene visto come il primo vero passo solido dopo anni di quello che è stato definito un “inseguimento di chimere irrealistiche”. Il riferimento è al precedente progetto di finanza, bollato come economicamente insostenibile e capace di generare debiti per miliardi di euro. Per la maggioranza, la priorità assoluta resta la natura pubblica dell’opera, da realizzarsi con criteri di massima efficienza e partecipazione, evitando scorciatoie propagandistiche.
Il dibattito si è poi infiammato sul tema dei costi e delle procedure. Mentre Laura Pernazza ha lamentato una discrepanza tra i dati forniti durante il question time e quelli emersi dagli studi tecnici, Donatella Tesei ha ribadito la necessità di una decisione rapida, suggerendo persino il coinvolgimento di advisor internazionali come Kpmg per sbloccare la situazione. Dal canto suo, il Movimento 5 Stelle con Luca Simonetti ha difeso la scelta di prendersi il tempo necessario per studi approfonditi, criticando apertamente le promesse di chi sostiene di poter costruire una struttura complessa con cifre giudicate sottostimate rispetto alla realtà del mercato edilizio sanitario attuale.
In chiusura di seduta, Fabrizio Ricci ha sottolineato come la scelta della localizzazione debba essere un processo partecipato ma rigoroso, ribadendo che la via maestra è quella dell’investimento pubblico. La bocciatura della mozione segna dunque un punto di arresto per chi chiedeva scadenze perentorie, lasciando il dossier in mano alla programmazione ordinaria della Giunta. Resta alta la pressione dei cittadini che, al di là degli schieramenti, attendono risposte certe su un’infrastruttura fondamentale per la tenuta del sistema di cura regionale.

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