Mediazione: nasce progetto CON-SENSO in Umbria per giustizia

Mediazione: nasce progetto CON-SENSO in Umbria per giustizia

Università Perugia e Firenze insieme per ridurre contenzioso

Una nuova alleanza strategica tra istituzioni accademiche, giudiziarie e professionali prende forma nel capoluogo umbro con la nascita del progetto CON-SENSO, un’iniziativa rivoluzionaria che punta a trasformare radicalmente l’approccio alla risoluzione delle controversie civili e commerciali. L’ambizioso programma, presentato ieri presso la sede della Corte d’Appello di Perugia, rappresenta un punto di svolta nell’applicazione concreta della riforma Cartabia.

La collaborazione coinvolge gli Atenei di Perugia e Firenze, gli uffici giudiziari del distretto perugino e gli Ordini forensi umbri, configurandosi come un modello distrettuale innovativo per la riduzione del contenzioso e il potenziamento della giustizia collaborativa. Come comunicato dall’Università degli Studi di Perugia, l’iniziativa nasce dalla necessità di rispondere con maggiore efficacia e tempestività alle esigenze della comunità.

Il cuore pulsante del progetto risiede nella diffusione capillare della cultura della mediazione, concepita non solo come strumento tecnico-giuridico ma come vero e proprio collante sociale capace di riavvicinare i cittadini alle istituzioni giudiziarie. L’approccio innovativo mira a valorizzare il ruolo cruciale degli avvocati e delle professioni legali, inserendoli in un contesto operativo completamente rinnovato.

Il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università perugina, insieme al corrispettivo fiorentino, assume la funzione di partner scientifico dell’operazione, garantendo un supporto formativo specializzato ai funzionari e agli operatori direttamente coinvolti. L’attenzione particolare viene rivolta allo sviluppo delle competenze necessarie per analizzare le cause sotto il profilo della mediabilità e per ottimizzare la gestione delle procedure conciliative.

La filosofia che anima l’intera iniziativa si fonda su una visione di giustizia condivisa, orientata non esclusivamente alla diminuzione numerica delle controversie ma alla creazione di dinamiche collaborative inedite tra istituzioni, professionisti forensi e cittadinanza. Questo approccio promette ricadute positive significative sulla qualità complessiva del servizio giudiziario e sul rafforzamento della fiducia collettiva nell’amministrazione della giustizia.

Durante la costituzione della Cabina di regia, hanno partecipato figure di primo piano del panorama giudiziario e forense umbro. Il dottor Giorgio Barbuto, Presidente della Corte d’Appello perugina, ha sottolineato come l’iniziativa rappresenti un’applicazione concreta della riforma Cartabia, finalizzata alla creazione di sinergie operative tra uffici giudiziari, avvocatura e organismi di mediazione.

La dottoressa Teresa Giardino, Presidente facente funzioni del Tribunale di Perugia, insieme alla collega Emilia Fargnoli del Tribunale ternano, ha evidenziato l’importanza strategica dell’iniziativa. Per la rappresentanza forense, hanno preso parte l’avvocato Carlo Orlando, Presidente dell’Ordine perugino, e l’avvocato Michela Mencarelli, responsabile dell’Organismo di Mediazione Forense spoletino, mentre per l’Ordine ternano era presente l’avvocato Andrea Colacci.

Il contributo accademico è stato rappresentato dalla professoressa Paola Lucarelli, docente di diritto commerciale all’Università fiorentina e ideatrice del progetto, affiancata dal professor Mauro Bove, ordinario di diritto processuale civile dell’Ateneo perugino, che ha rappresentato il direttore del Dipartimento professor Andrea Sassi, e dalla professoressa Chiara Cariglia.

Secondo Barbuto, il territorio perugino si caratterizza come ambiente particolarmente fertile per questo tipo di sperimentazione, inserendosi idealmente nel solco delle esperienze già avviate in altri distretti delle Corti d’Appello italiane. Nei prossimi mesi prenderà avvio un programma formativo intensivo che coinvolgerà magistrati, uffici di processo, ordini professionali e centri di mediazione qualificati.

Il meccanismo operativo prevede che il giudice, in qualsiasi fase e grado del procedimento, possa indirizzare le parti verso percorsi di mediazione volontaria, sempre con l’assistenza degli avvocati, aprendo la strada a soluzioni alternative rispetto al tradizionale iter giudiziario. Il successo dell’operazione dipenderà dalla preparazione specifica di magistrati e avvocati, oltre che dalla volontà collaborativa delle parti interessate.

Gli Ordini forensi umbri hanno manifestato piena soddisfazione per l’adesione alla convenzione proposta dalla Corte d’Appello, riconoscendo nelle procedure di risoluzione alternativa delle dispute un approccio innovativo alla gestione delle controversie. L’impegno professionale si concretizzerà nella messa a disposizione non solo degli Organismi di Mediazione Forense ma anche delle competenze specialistiche degli iscritti agli ordini territoriali.

La dottoressa Claudia Matteini, Presidente del Tribunale spoletino, ha evidenziato come l’adesione al progetto nasca dalla volontà condivisa di promuovere un modello di giustizia collaborativa ed efficiente, con l’auspicio che la mediazione si trasformi in prassi consolidata, capace di alleggerire sostanzialmente il carico giudiziario e di favorire la ricomposizione costruttiva dei conflitti.

Dal punto di vista accademico, il professor Sassi ha sottolineato la convinzione profonda del Dipartimento perugino circa l’importanza strategica dell’implementazione dell’istituto mediativo come strumento deflattivo del contenzioso e per la riduzione dei tempi processuali. L’adesione convinta al progetto è motivata dalla volontà di formare adeguatamente gli addetti degli Uffici per il Processo, favorendo il ricorso alla cosiddetta Mediazione Demandata.

L’Ateneo perugino ha già intrapreso iniziative formative specifiche, istituendo nell’ambito del corso magistrale Seminari Annuali dedicati alla “Negoziazione, Mediazione e Conciliazione nei conflitti”, che hanno riscontrato notevole successo studentesco e hanno permesso la selezione di delegazioni per competizioni nazionali, ottenendo riconoscimenti significativi.

La professoressa Lucarelli ha inquadrato il progetto CON-SENSO come evoluzione naturale di precedenti esperienze sperimentali, tra cui Nausicaa, Giustizia Semplice, Giustizia Condivisa e Giustizia Jacobea, sviluppate nei distretti di Prato e Pescara. Il modello operativo attuale rappresenta la versione definitiva della mediazione demandata dal giudice, con addetti degli uffici processuali specificamente formati per analizzare i fascicoli e individuare profili di mediabilità.

La recente riforma della disciplina mediativa supporta questa direzione evolutiva, potenziando gli effetti attraverso il provvedimento giudiziale. Gli strumenti sviluppati mirano a ridurre significativamente l’aggravio lavorativo dei tribunali, massimizzando l’efficienza nell’analisi e nella gestione complementare dei conflitti.

L’iniziativa supera la fase sperimentale per trasformarsi in modello operativo consolidato, sfruttando il valore della rete collaborativa tra università, ordini forensi e uffici giudiziari. L’obiettivo strategico consiste nel contribuire alla formazione di cittadini capaci di gestire i conflitti con soddisfazione personale e nel supportare una giurisdizione equilibrata tra tempi processuali, qualità della giustizia e sostenibilità sistemica.

Il progetto CON-SENSO rappresenta quindi un’opportunità concreta per rivoluzionare l’approccio alla giustizia civile, trasformando il tradizionale paradigma conflittuale in un modello collaborativo che promette benefici tangibili per tutti gli attori coinvolti nel sistema giudiziario umbro.

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