Il garante regionale Giuseppe Caforio lancia l’allarme.
Rischio concreto di eventi drammatici se non si interviene subito.
Il caldo estivo, sempre più estremo, sta aggravando una situazione già critica nelle carceri umbre. A lanciare l’allarme è Giuseppe Caforio, avvocato, docente universitario e garante regionale per i detenuti per l’Umbria, ha tracciato un quadro preoccupante della realtà penitenziaria in Umbria. Le sue parole seguono l’appello del Presidente della Repubblica e la recente denuncia di Gianni Alemanno dal carcere di Rebibbia: «Qui si muore di caldo, ma la politica dorme con l’aria condizionata».
Caforio denuncia una condizione ormai insostenibile. Le carceri umbre, come molte altre in Italia, sono sovraffollate e prive delle risorse necessarie per garantire condizioni di vita dignitose. Oltre alla carenza cronica di personale, a pesare è ora il caldo torrido che, secondo il garante, può rappresentare un pericolo concreto per i detenuti affetti da gravi patologie, soprattutto di tipo cardiaco e oncologico.
«Il rischio morte non è più solo un’ipotesi teorica – ha dichiarato Caforio – ma una possibilità concreta se non si interviene in tempi brevissimi». Le strutture carcerarie, spesso vecchie e mal progettate per affrontare le alte temperature, diventano veri e propri forni nei mesi estivi. Celle sovraffollate, scarsa ventilazione, e l’assenza di sistemi di climatizzazione adeguati trasformano le giornate dei detenuti in una prova di sopravvivenza.
Non va meglio al personale penitenziario. Gli agenti della polizia penitenziaria e gli operatori amministrativi si trovano a dover gestire una popolazione carceraria ben superiore alla capienza regolamentare, in condizioni ambientali estreme e senza rinforzi adeguati. «Lo stress e la tensione sono ormai all’ordine del giorno – ha aggiunto Caforio – e il personale è sottoposto a un lavoro improbo per cercare di tamponare la situazione».
Nei mesi scorsi, la presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, aveva sollecitato l’intervento del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, chiedendo soluzioni urgenti per il sovraffollamento carcerario. Tuttavia, secondo Caforio, «nulla è cambiato» e la situazione continua a peggiorare.
Il garante ha chiesto «interventi concreti e immediati» per ridurre la pressione sulle carceri umbre. Una delle prime misure suggerite è il trasferimento di parte dei detenuti verso altre strutture meno congestionate. Ma Caforio sottolinea anche la necessità di un piano più ampio e strutturato, che affronti in maniera sistematica i problemi cronici del sistema penitenziario: dalla carenza di personale alla manutenzione degli edifici, passando per il diritto all’assistenza sanitaria e alla dignità dei reclusi.
«Senza un cambio di passo deciso e tempestivo – ha concluso – il rischio è quello di trovarsi presto a piangere vittime evitabili. E sarebbe una responsabilità gravissima per le istituzioni che continuano a ignorare il problema».
Le parole del garante Caforio suonano come un monito: il carcere, luogo già segnato da limiti e restrizioni, non può diventare una trappola mortale per chi vi è detenuto e un inferno per chi vi lavora. Serve subito un intervento che ponga al centro la tutela dei diritti umani e la sicurezza delle persone, dentro e fuori le celle.

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