A Perfect Day for Umbria @UJ 2026

Una domenica perfetta a Umbria Jazz 2026 tra Gianni Coscia, Gabriele Mirabassi e l’Orchestra Giovanile Regione Umbria.

di Antonella Valoroso
C’è un filo giallo che collega i tre appuntamenti che hanno scandito la giornata di domenica 5 luglio, trasformandola nella giornata perfetta («It’s such a perfect day…», cantava Lou Reed) dell’Umbria in questa magica edizione di Umbria Jazz 2026.

Sono passati vent’anni dall’edizione 2006 di Umbria Jazz (svoltasi dal 4 al 17 luglio a Perugia), dedicata a New Orleans e alla sua rinascita, promuovendo il progetto e lo slogan «We Love New Orleans» per sostenere la città dopo la devastazione dell’uragano Katrina.

Per me, invece, quella del 2006 è stata l’edizione più bella perché il 2006 è stato the perfect year: nella lunga notte del 10 aprile Romano Prodi ha vinto le elezioni, all’alba dell’11 aprile Bernardo Provenzano è stato arrestato dopo 43 anni di latitanza (che strana coincidenza!), il 9 luglio, allo stadio Olimpico di Berlino, l’Italia batte la Francia ai rigori per 5-3, dopo i tempi supplementari conclusi sull’1-1. I rigoristi furono Andrea Pirlo, Marco Materazzi, Daniele De Rossi, Alessandro Del Piero e Fabio Grosso (un quintetto da favola!). Non sbagliano nulla, mentre Trezeguet colpisce la traversa. Il 7 luglio era iniziata Umbria Jazz.

L’evento, che ebbe come slogan ufficiale «Italians do it better», ospitò oltre 300 artisti che si esibirono tra l’Arena Santa Giuliana (inaugurata tre anni prima, in occasione del trentesimo anniversario del festival jazz più bello del mondo), i palchi gratuiti del centro storico e i teatri, per un totale di dieci giorni di musica. Lunedì 17 luglio Carlos Santana chiude la 33ª edizione di UJ: niente sedie, tutti in platea. Io c’ero. Incinta da tre mesi e ventuno giorni. Avevo promesso di non ballare, ma un po’ ho ballato perché Santana ha fatto capire che, se il pubblico si fosse fermato, si sarebbe fermato anche lui.

Vent’anni dopo the perfect edition (in teoria mancherebbero dodici giorni, ma quest’anno UJ è iniziato prestissimo) è arrivato il perfect day per l’Umbria a UJ. Una giornata scandita in tre tempi.

Primo tempo, ore 12.00. Sala Podiani.

Gianni Coscia, nato ad Alessandria il 23 gennaio 1931, racconta di sentirsi un po’ umbro e di aver avuto per tanti anni una casa nella regione del jazz – una seconda casa poi venduta per evidenti problemi di distanza (le seconde case dovrebbero essere a non più di due ore di macchina dalla prima) – e riceve in premio una ceramica di Deruta che, LUI dice, non è convinto di meritarsi, ma che accetta molto volentieri, prima di imbracciare la fisarmonica per farci fare un viaggio nella musica che non c’è più (secondo LUI), «perché non ci sono più le orchestre e le parole sono diventate più importanti della musica».

Secondo tempo, ore 15.30. Sala Podiani.

Gabriele Mirabassi, nato a Perugia il 16 settembre 1967, inizia in perfetto orario il suo concerto. Il mago del clarinetto propone un altro viaggio, stavolta «Verso sud», e dialoga per circa un’ora con la chitarra di Nando Di Modugno e il Quartetto Ascanio. Sostiene di andare «alla ricerca del perfetto equilibrio tra musica classica e musica popolare». Ma poi confessa di essere un «ladro patentato», come ogni musicista jazz degno di questo nome.

Chiude il concerto con un assolo da brividi e poi dice: «Non c’è tempo per un altro pezzo perché uno corto non ce l’abbiamo e alle 17.30 c’è “un concerto” al Morlacchi». Un concerto che inizierà con un ritardo pazzesco e finirà alle 19.00 passate. L’ora esatta non la conosco perché io sono uscita dal Morlacchi alle 18.55: alle 19.00 in punto avevo un appuntamento troppo importante per ritardare anche di un solo minuto.

Terzo tempo, ore 19.00. Piazza IV Novembre.

L’Orchestra Regionale Giovanile dell’Umbria è schierata sul palco. Ragazze e ragazzi che ho visto crescere. L’età media non l’ho calcolata, ma mi piace pensare che sia 17 anni (mi piacciono i numeri dispari, ma anche il numero due, perché si ottiene sommando uno con se stesso, e io sono dei Gemelli, 1° giugno).

La piazza è semideserta ma, dopo il primo brano, come nota dal palco il M° Antonio Pantaneschi, «improvvisamente gli spettatori si moltiplicano» (non è un fenomeno paranormale, è semplicemente finito il concerto al Morlacchi). La metà di quelli che erano a teatro si fermano ad ascoltare il presente e il futuro del jazz italiano. Non c’è un biglietto da pagare. E questo rende tutto molto più bello. Ufficialmente il concerto dell’O.Gi.Re.Um. è inserito nel programma di UJ4Kids, ma sul palco non vedo bambini: vedo solo musicisti e musiciste che suonano magnificamente. Il primo violino dell’O.Gi.Re.Um. si chiama Vera Valentina Palma, è nata ad Assisi nel 2006, a dicembre, ma l’edizione di UJ del 2006 l’ha seguita tutta, dalla prima all’ultima nota, nella mia pancia.

Nel calcio non esiste il terzo tempo, e per questo il rugby è uno sport superiore, anche se in pochi lo capiscono (la palla, per avanzare, deve essere lanciata all’indietro!). Allora penso che il calcio sta al rugby come la musica classica sta al jazz. Quando un concerto di musica classica finisce, talvolta si fa finta di fare un bis, ma in realtà il bis era già preparato. Quando finisce un concerto jazz, invece, i musicisti continuano a suonare. Se possibile nello stesso posto, altrimenti si spostano in strada. Perché un concerto jazz ha (forse) un inizio, ma la fine la si scrive cammin facendo.

E poi penso un’altra cosa ancora. Che sarebbe stato bello se il maestro Coscia fosse stato in Piazza IV Novembre ad ascoltare il concerto dell’O.Gi.Re.Um. Avrebbe visto che le orchestre esistono ancora e hanno tanta voglia di suonare. Ma per fortuna siamo nel terzo (!) millennio e (forse) si può rimediare inviando al M° Coscia un link per guardare il concerto su YouTube. Se LUI non ha uno smartphone, un nipote o un pronipote ce l’avrà di sicuro.

«Let the children play!» cantava e canta Carlos Santana. E siamo tornati al punto di partenza. Intanto oggi è il 6 luglio, e il giorno 4 di UJ2026 è appena iniziato.

P.S. Forza Marocco!

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