Maurizio de Giovanni e L’Orologiaio di Brest a Perugia

Maurizio de Giovanni e L’Orologiaio di Brest a Perugia
Maurizio de Giovanni - foto Rita Paltracca 2025 - Libreria Feltrinelli - Perugia

Una riflessione sul tempo, la memoria e i legami familiari

di RitaPaltracca

L’inizio di una nuova storia, porta la firma di Maurizio de Giovanni, scrittore napoletano amatissimo dai lettori, che ha presentato a Perugia, il suo ultimo romanzo “L’Orologiaio di Brest” (Feltrinelli, collana Narrativa). L’incontro si è svolto mercoledì pomeriggio alla Libreria Feltrinelli, nel cuore del centro storico, dove l’autore è tornato a incontrare un pubblico che lo ha accolto più volte con entusiasmo.

Maurizio de Giovanni è uno scrittore sceneggiatore, drammaturgo e autore televisivo. I suoi romanzi, sempre in vetta alle classifiche e tradotti in tutto il mondo dai quali sono stati tratti alcune serie televisive, come Il commissario Ricciardi, I Bastardi di Pizzofalcone, Mina Settembre, solo per citarne alcuni. Con “L’Orologiaio di Brest”, l’autore, sceglie una strada diversa: una narrazione più intima e riflessiva, che indaga il rapporto tra padri e figli, la memoria e il tempo.

Il romanzo si apre come una fotografia dimenticata, un frammento di passato che riaffiora con forza, riportando alla luce verità sepolte e segreti capaci di sconvolgere vite intere. È una storia che interroga il rapporto tra colpa e innocenza, memoria e oblio, verità e segreti, ma soprattutto che indaga il più indecifrabile dei legami quello tra padri e figli definendo che ogni essere ha un suo tempo, una sua linea da seguire, intrecciando dimensioni private e collettive che rimandano alla memoria alla verità, parola derivante dal greco “alétheia”, che etimologicamente significa “non nascondimento”, “svelamento” o “ciò che si rivela”.  Ambientato nel 1984, in un’Italia segnata da tensioni politiche, terrorismo e ideologie contrapposte ai tempi nostri che sono più strani meno leggibili e interpretabili, ci parla di tempo, di memoria di rapporto tra padri e figli, dolore, passioni, intrecciando la dimensione privata con quella collettiva.

L’orologiaio diventa una metafora del tempo, dove le figure ruotano e nel contempo il tempo scorre o si ferma. Momenti scanditi come in un orologio. Un orologio, che ricorda un preciso tempo, quello della stazione a Bologna, dove le ore sono rimaste immobili, segnate da numeri precisi, le ore 10:25 del 2 agosto 1980, giorno della strage che provocò 85 morti e oltre 200 feriti.
Maurizio de Giovanni, utilizza questa immagine come un filo rosso per riflettere sul senso dello scorrimento del tempo, sulla memoria che riaffiora e sulla verità, dove ogni personaggio vive il proprio tempo individuale, una linea che si intreccia con quella degli altri, in un mosaico di storie che si confrontano con il dolore, le passioni e le responsabilità. Il tempo, scandito dall’orologio, assume un duplice significato: oggettivo e soggettivo, a seconda delle azioni e delle interpretazioni di ciascuno. Ogni individuo ha un proprio tempo fermo, una propria percezione, come un orologio che segna un momento irripetibile.

Durante la presentazione, l’autore ha sottolineato il valore della lettura come atto attivo e partecipato, a differenza della passività di fronte a uno schermo. «Leggere è un’attività che si riflette», i libri sono specchi della società e ogni lettore li interpreta secondo la propria sensibilità.

Ha poi ricordato l’impatto di Andrea Camilleri sulla narrativa italiana, distinguendo un “ante” e un “dopo” del maestro siciliano. Un uomo capace di trasformare il territorio in protagonista universale. De Giovanni, raccoglie questa filosofia portandola nella sua Napoli, palcoscenico vivo e pulsante, dove i suoi personaggi si muovono con forza e umanità nei suoi romanzi.

La presentazione, si è trasformata in un dialogo vivo, la trama del romanzo, la lettura di alcuni passi con voce vibrante e immersiva, ma anche il racconto della sua filosofia di scrittura e il rapporto con i lettori.

Lo scrittore si definisce “popolare”, una persona che scrive romanzi, capace di intrattenere e fare compagnia ai lettori. La curiosità di come nasce un romanzo è tanta, e  Maurizio ci svela la sua tecnica di scrittura e racconta – “Prendo dei fogli formato A3 li dispongo in orizzontale, li suddivido in colonne in modo che ogni colonna delinea la storia composta da trama e dai personaggi principali e secondari. Ogni colonna corrisponde ad una storia e così comincio a scrivere da pag. 1 in poi senza mai tornare indietro. I tempi di stesura variano da 15 gg a 1 mese. Attorno a me può succedere qualsiasi cosa, io vado avanti. Scrivo in maniera maniacale, mai “stupidaggini”, mi diverto moltissimo nello scrivere, nei miei libri le donne decidono loro cosa dire e fare senza che io le guidi, e i miei personaggi mi sorprendono sempre. Sono solo con i miei quattro gatti che a volte si sdraiano sui fogli diventando inconsapevoli compagni di scrittura. Ogni sera, mia moglie Paola quando rientra dal lavoro corregge refusi, punteggiatura, piccole sbavature senza però conoscerne la trama. Non parla, ma con un gesto silenzioso, capisco che posso andare avanti con il mio lavoro. Terminata la stesura passo tutto all’editore per la pubblicazione. Ogni libro nasce “single”, come entità indipendente. Nelle prossime uscite, nel 2026 torneranno i Bastardi di Pizzofalcone e si riprenderà la storia dell’Orologiaio per sviluppare ulteriori passi e nuove trame”.

E’ così che de Giovanni, con “L’Orologiaio di Brest, invita a riflettere, a interrogarsi sul passato e sul presente, a cercare nel dolore e nelle passioni la chiave per comprendere sé stessi e gli altri, affronta temi più intimi e universali: il tempo che scorre, la memoria che riaffiora, la verità che si rivela, i legami familiari che resistono o si spezzano.

A conclusione del piacevole pomeriggio, ha salutato i lettori con un invito semplice ma incisivo: «Leggete. Perché la lettura, è un atto di libertà e di partecipazione, un modo per non essere passivi ma protagonisti della propria vita».

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