La Regione prepara il piano strategico entro 60 giorni
La Zona economica speciale umbra entra nella fase operativa. Dopo l’approvazione del disegno di legge da parte del Consiglio dei ministri, spetta ora alla Regione Umbria definire le priorità territoriali e redigere, entro sessanta giorni, un piano strategico triennale. Le aree considerate centrali per lo sviluppo sono l’ex Merloni, il polo chimico di Terni e la zona colpita dal sisma del 2016. Il piano dovrà essere coerente con il Pnrr e con le programmazioni nazionali ed europee.
L’assessore regionale allo sviluppo economico, Francesco De Rebotti, ha sottolineato l’importanza della misura: «La Zes è un’opportunità concreta per accelerare la crescita del territorio. Sarà però decisiva la quantità di risorse disponibili». Il decreto prevede un credito d’imposta fino al 50% per investimenti in macchinari, impianti, attrezzature e immobili strumentali. Un incentivo che punta a stimolare la reindustrializzazione e attrarre nuovi capitali.
Tra le aree strategiche, l’ex Merloni rappresenta un nodo cruciale: situata tra Umbria e Marche, è da tempo oggetto di progetti di rilancio industriale. Il polo chimico di Terni, invece, è al centro di una vertenza territoriale che coinvolge anche l’indotto. Infine, la zona del cratere sismico, già oggetto di interlocuzioni tra la presidente della Provincia di Perugia Stefania Proietti e il commissario europeo Raffaele Fitto, potrebbe beneficiare di un modello Zes per la ricostruzione e lo sviluppo.
Le imprese umbre accolgono con favore l’iniziativa. Vincenzo Briziarelli, presidente di Confindustria Umbria, ha dichiarato: «La Zes può rilanciare la competitività e attrarre investimenti. È fondamentale una visione strategica di lungo periodo per colmare i divari e rafforzare il dialogo tra istituzioni e imprese». Secondo Danilo Valenti, presidente di Legacoop Umbria, «la Zes è un’occasione per rendere il territorio più attrattivo per i giovani e competitivo per le imprese, soprattutto nelle aree interne, che soffrono isolamento fisico e tecnologico».
I sindacati chiedono un confronto immediato. Maria Rita Paggio, segretaria regionale della Cgil, ha evidenziato la necessità di definire tempi e risorse certe: «La Zes è positiva, ma serve un dibattito serio sulle scelte da compiere». Per Angelo Manzotti, segretario della Cisl, «la Zes non è un punto di arrivo, ma di partenza. Serve un patto per il lavoro, scrive Federico Fabrizi su Il Messaggero, con contratti rinnovati, retribuzioni adeguate e misure per trattenere i giovani in una regione che invecchia».
Palazzo Donini è chiamato a un lavoro rapido e strategico. La definizione delle priorità e la capacità di attrarre investimenti saranno determinanti per trasformare la Zes in un volano di sviluppo. Il successo dipenderà dalla sinergia tra istituzioni, imprese e territorio, e dalla capacità di tradurre le opportunità offerte dal decreto in azioni concrete e durature.

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