Standard & Poor’s: conferma rating di lungo termine alla Regione Umbria a BBB+

Standard&Poor’s conferma rating BBB- per la Regione Umbria

Stocks, Six-Month Bills Sink as U.S. Moves Closer to Default(umbriajournal.com) PERUGIA – Standard and Poor’s ha reso noto la conferma del rating della Regione Umbria a “BBB+” continuando ad assegnarle un merito di credito di “a+”.
Questo è il comunicato dell’agenzia di rating:
Standard & Poor’s ha confermato il rating di lungo termine BBB+ della Regione Umbria. Le prospettive rimangono negative. Il rating della Regione Umbria riflette in primo luogo il rating della Repubblica italiana (rating BBB+/prospettive negative/A-2, rating non sollecitato). Quest’ultimo costringe il rating dell’Umbria, poiché non riteniamo che le attuali relazioni tra il Governo Centrale e gli enti locali e regionali italiani consentano a questi ultimi, inclusa l’Umbria, di beneficiare, di un rating superiore a quello attribuito al sovrano. In particolare, l’Umbria non dispone di sufficiente autonomia finanziaria per fronteggiare interventi negativi del Governo Centrale, quali, ad esempio, le continue decurtazioni dei trasferimenti statali destinati alla sanità. Inoltre, l’introduzione di cambiamenti non auspicati quali la sostituzione nel 2013 delle compartecipazioni ad alcuni tributi erariali con specifici trasferimenti, potrebbe esporre la Regione a successive misure di consolidamento fiscale del Governo Centrale. Inoltre, l’attuale legislazione nazionale impone all’Umbria di depositare le proprie disponibilità liquide presso la banca centrale.

Tuttavia, coerentemente ai nostri criteri di valutazione degli enti locali, continuiamo ad assegnare alla Regione Umbria un merito di credito indicativo di “a+” (si veda “Methodology For Rating Local and Regional Governments”, pubblicato il 20 settembre 2010). Quest’ultimo non corrisponde a un rating, ma esprime una misura di valutazione del merito di credito intrinseco di un ente locale e regionale, ipotizzando l’assenza di rating a lungo termine della Repubblica Italiana (c.d. “rating cap”). Il merito di credito indicativo dell’Umbria esprime la combinazione tra il profilo creditizio individuale e l’assetto istituzionale nel quale opera.

Il merito di credito indicativo ‘a+‘ dell’Umbria riflette il ruolo decisivo del solido management regionale nel preservare risultati di bilancio adeguati, nonostante la contenuta crescita delle entrate, il livello di indebitamento finanziario molto contenuto, e la robusta posizione di liquidità. Di converso, i ristretti margini operativi, ancorché positivi, e una limitata flessibilità finanziaria, mitigano in parte i citati fattori positivi.
A nostro avviso, sebbene ben comparabili nel panorama internazionale, i livelli di ricchezza dell’Umbria si attestano a un livello leggermente inferiore alla media nazionale. Stimiamo, infatti, un PIL pro-capite regionale inferiore dell’8% alla media italiana. Analogamente al resto del paese, il nostro scenario previsionale di base anticipa un calo del PIL regionale dell’1,4% nel 2013, seguito da una crescita strutturalmente bassa negli anni successivi.
Per effetto della prolungata recessione economica, il Governo Centrale ha ridimensionato le risorse nazionali destinate alla sanità, la principale responsabilità di spesa regionale. Nei prossimi anni, pertanto, prevediamo una minor crescita delle entrate regionali. In particolare, nel 2013 prevediamo una contrazione in termini nominali dei trasferimenti destinati alla sanità pari all’1% circa rispetto all’anno precedente, e una moderata crescita a un tasso medio annuo composito dell’1% nel 2013-2015, inferiore alla metà della crescita registrata nel 2007-2011 (2,5%).

Ciononostante, prevediamo che la Regione Umbria riuscirà a pareggiare i conti della sanità nel medio termine. A nostro avviso, i risultati nel settore sanitario riflettono principalmente la nostra valutazione positiva del management regionale. Oltre ad evidenziare risultati storicamente in pareggio, riteniamo che l’equilibrio futuro dei bilanci sanitari risiederà nella capacità della Regione di adottare ulteriori misure proprie di efficientamento dei costi, unitamente a riforme strutturali in ambito sanitario, in sinergia con le misure di riduzione dei costi sanitari imposte dallo stato.
Inoltre, prevediamo che gli sforzi di razionalizzazione della spesa non saranno limitati al solo settore sanitario. Il nostro scenario di base prevede, infatti, una crescita annua complessiva della spesa regionale corrente in linea con quella delle entrate, pari allo 0,5% circa nel 2013-2015 – anticipiamo pertanto margini operativi positivi, ancorché ristretti, pari all’1,3% circa delle entrate correnti nel 2013-2015 – per effetto della riduzione dei costi del personale (-1,5% in ragione d’anno), degli oneri finanziari (- 2,1%), e del controllo della spesa per beni e servizi (+1,9%). Sul versante negativo, riteniamo che il rating dell’Umbria sia costretto da una limitata flessibilità finanziaria. Riteniamo che, sebbene non sia stata adoperata per sopperire ai tagli del Governo Centrale, la leva fiscale regionale – da cui potrebbero derivare entrate aggiuntive pari al 5% delle entrate correnti nel 2013 – potrebbe risultare di difficile utilizzo, in considerazione della rilevanza socio-politica degli aumenti fiscali, recentemente accentuata dalla recessione economica. Tale opinione riflette anche le nostre previsioni secondo cui la Regione sarà in grado di limitare l’impatto sui margini operativi dei minori trasferimenti in sanità, attraverso il controllo della spesa.

Sul versante in conto capitale, nel 2013 anticipiamo una riduzione degli investimenti al 4% delle spese totali, dovuta alla conclusione del periodo di programmazione comunitaria 2007-2013. Nel prossimo biennio, stimiamo un incremento della spesa in conto capitale a circa €200 mln annui (9% delle spese totali) che tuttavia sarà controbilanciato da trasferimenti statali/europei relativi al nuovo periodo di programmazione 2014-2020.
Per tale motivo, stimiamo solo modesti disavanzi annui di competenza dopo gli investimenti, pari all’1% delle entrate totali nel 2014-2015; altrettanto modesti disavanzi annui per cassa, pari all’1,3% nello stesso periodo, e un livello di indebitamento finanziario in riduzione a circa il 21% delle entrate correnti entro il 2015 – prevediamo un indebitamento netto negativo nel 2013 e nullo nel 2014-2015 – atteso che i citati disavanzi troveranno copertura nelle ampie disponibilità di cassa regionali.

Infine, continuiamo a prevedere che il debito finanziario consolidato regionale, inclusivo di una quota stabile e contenuta di debito finanziario a carico delle aziende sanitarie regionali, rimarrà molto contenuto e solo leggermente superiore al debito diretto regionale – circa il 22% delle entrate correnti previste nel 2015 – perché escludiamo pressioni sul capitale circolante delle aziende sanitarie foriere di crescenti fabbisogni di finanziamento.

La nostra valutazione del merito di credito indicativo dell’Umbria potrebbe scendere di un livello ad ‘a’, qualora rilevassimo un deterioramento dei risultati di bilancio e delle disponibilità di cassa. In particolare, ciò potrebbe verificarsi qualora:
Un allentamento del controllo dei costi generasse disavanzi sanitari crescenti fino al 3,5% delle entrate correnti regionali e una conseguente crescita più sostenuta delle spese correnti (+3% annuo nel 2013-2015, a fronte dello 0,5% previsto nel nostro scenario di previsione di base);
Notevoli ritardi nei trasferimenti del governo centrale, principalmente sui fondi destinati alla sanità, determinassero un indebolimento della posizione di cassa accompagnato dall’aumento del debito finanziario consolidato sopra il 60% delle entrate correnti entro il 2015.

Liquidità
Coerentemente ai propri criteri, Standard & Poor’s valuta la posizione di liquidità dell’Umbria come “molto positiva” e, al contempo, soddisfacente l’accesso alla liquidità esterna, anche sotto forma di anticipazione di tesoreria disponibile.
Le giacenze di cassa regionali si sono ridotte ampiamente a circa €218 mln nel 2012 rispetto a €383 mln nel 2011, principalmente per effetto della decisione di anticipare con proprie risorse l’esecuzione di investimenti finanziati da risorse nazionali e comunitarie. La ricostituzione delle disponibilità liquide, ammontanti a circa €350 mln a fine Aprile 2013 evidenzia, pertanto, che tali anticipazioni sono in corso di graduale restituzione alla Regione.

Nei prossimi anni, escludiamo che la Regione possa essere soggetta a rilevanti rischi di tensioni di liquidità. Tale conclusione è sostenuta dall’evidenza di un modesto livello di residui passivi correnti e in conto capitale che, complessivamente, rappresentano solo il 24% delle spese totali nel 2012.
Analogamente, riteniamo che i futuri flussi di cassa dell’Umbria saranno solo parzialmente appesantiti dal previsto smaltimento di una quota di detti residui passivi. Le nostre previsioni di un aumento dei pagamenti arretrati trovano altresì fondamento nelle misure recentemente adottate dal governo centrale, tese a velocizzare il pagamento delle passività di natura non finanziaria degli enti locali e regionali. Per le regioni, il governo ha disposto una parziale esclusione dai vincoli del Patto di stabilità, finalizzato al pagamento dei residui passivi verso gli enti locali, e autorizzato il ricorso a nuovo indebitamento per il tramite di anticipazioni di liquidità con durata fino a 30 anni per pagare tali passività nonché per trasferire maggiori risorse ai rispettivi sistemi sanitari regionali per il pagamento dei debiti commerciali scaduti a fine 2012.

Relativamente all’Umbria, S&P’s è a conoscenza del fatto che il SSR Umbro detiene un ammontare contenuto di passività ancora da pagare, per circa €25 milioni, a cui si aggiunge un livello molto modesto di passività diverse da quelle sanitarie in capo alla Regione per circa €0,4 mln. Nel nostro scenario di base, i limitati margini correnti per cassa nel 2013-2014, incorporano tassi di pagamento delle spese correnti superiori al 100% degli impegni annui, per il tramite dei quali la Regione assorbirà tali passività nel settore sanitario, al fine di ridurre i tempi di pagamento complessivi verso i fornitori. Questi, peraltro, risultano essere al momento pari alla metà della media nazionale (90 giorni rispetto ai 180 a livello nazionale).
Prevediamo pertanto che la liquidità regionale rimarrà molto positiva, seppur in leggera riduzione, poiché parte di essa, in aggiunta al limitato ricorso a nuovo indebitamento, sarà utilizzata per coprire i fabbisogni finanziari nel 2014 e nel 2015.

Assumendo invarianza e assenza di ritardi nei trasferimenti erariali destinati alla sanità e al trasporto pubblico, stimiamo infine un liquidity ratio a metà 2013 (calcolato quale media delle giacenze liquide degli ultimi 12 mesi, modificata per i risultati di cassa dopo gli investimenti previsti nei prossimi 12 mesi, in rapporto alle rate del debito scadenti nei prossimi 12 mesi) pari a circa 5 (volte), anche in considerazione delle previsioni di uno stabile livello delle rate per mutui e prestiti pari al 3,8% delle entrate correnti, dovuto alla prevista riduzione dello stock di indebitamento.

Prospettive
Le prospettive negative sul rating della Regione Umbria, riflettono quelle sul rating della Repubblica Italiana (BBB+/Negative/A-2) e indicano la possibilità di una revisione al ribasso del rating dell’Umbria, qualora ci fosse un’ulteriore riduzione del rating della Repubblica. A prescindere dal declassamento del rating sovrano e, in linea con i nostri criteri, il rating della Regione Umbria potrebbe essere ridotto solo nel caso in cui il merito di credito indicativo scendesse sotto la ‘bbb+’. Tale scenario appare irrealistico, in presenza dell’attuale forte merito di credito indicativo a ‘a+‘.
Il contesto delle attuali relazioni intercorrenti tra Governo Centrale e gli enti locali e territoriali non consente, a nostro avviso, la possibilità di attribuzione a questi di rating superiori a quello dello Stato ed esclude, pertanto, un potenziale innalzamento del rating dell’Umbria. Tuttavia, l’eventuale revisione delle Prospettive sul rating della Repubblica a stabili, associata a risultati di bilancio regionali in linea con il nostro scenario previsionale di base, comporterebbe probabilmente una similare azione sulle prospettive del rating della Regione Umbria”.

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