Perugia cresce ma resta frenata dalla redditività bassa

Perugia cresce ma resta frenata dalla redditività bassa

Imprese vitali e valore in aumento, ma margini insufficienti

Perugia mostra un tessuto imprenditoriale in movimento, capace di espandersi e adattarsi, ma ancora prigioniero di una redditività troppo contenuta. I dati della Camera di Commercio dell’Umbria fotografano un decennio di trasformazioni profonde, con settori tradizionali in calo e comparti legati ai servizi in forte espansione. La città lavora, produce, assume, ma non riesce a compiere quel salto di qualità che trasformerebbe la crescita quantitativa in sviluppo duraturo.

Tra il 2015 e il 2025 la struttura economica ha cambiato volto: manifattura, commercio e trasporti hanno perso terreno, mentre sanità, intrattenimento e attività immobiliari hanno registrato incrementi significativi. Gli addetti sono saliti a oltre 63mila (+8,5% rispetto al 2015), con una dimensione media delle imprese superiore alla media regionale e nazionale. Le società di capitali hanno visto crescere il valore della produzione fino a oltre 6 milioni di euro medi, quasi il doppio della media italiana.

Dietro questi numeri incoraggianti si nasconde però la fragilità dei margini. L’Ebitda margin nel 2024 si è fermato al 6,5%, ben al di sotto della media nazionale e del Centro Italia. Una condizione strutturale che riduce lo spazio per investimenti e innovazione, impedendo di consolidare la competitività.

Il presidente Giorgio Mencaroni sottolinea la necessità di trasformare la vitalità imprenditoriale in valore stabile, puntando su qualità e produttività. Senza un contesto favorevole, gli sforzi delle imprese rischiano di non tradursi in crescita sostenibile.

La metamorfosi del sistema è evidente: calano le attività manifatturiere (-12,1%) e commerciali (-18,5%), mentre aumentano quelle sanitarie (+37,2%), artistiche e sportive (+44,5%), immobiliari (+20%). Il turismo cresce negli addetti (+15%), segno di un orientamento verso servizi più strutturati.

Perugia si muove, ma non decolla. Il futuro dipende dalla capacità di trasformare quantità in qualità, trattenendo valore e generando sviluppo stabile. La sfida è chiara: rendere gli investimenti più sostenibili e i margini più robusti, per dare alla città lo slancio che merita.

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