Green pass, come palestre, piscine e centri sportivi hanno vissuto il primo giorno di nuovi protocolli

Green pass, palestre, piscine e centri sportivi primo giorno nuovi protocolli

Green pass, come palestre, piscine e centri sportivi hanno vissuto il primo giorno di nuovi protocolli

“Noi ci siamo adeguati al green pass, ma continuiamo a sottolineare che le palestre sono luoghi sicuri”: ad affermarlo è Barbara Carli, delegata per l’Umbria di ANIF (Associazione Nazionale Impianti Sport e Fitness).

Da oggi, 6 agosto, palestre e centri sportivi sono obbligati per decreto a far esibire ai propri clienti il cosiddetto green pass. Ma molti sono i dubbi, i timori e le domande che rimangono senza una risposta dopo la prima giornata di nuovi protocolli.

“I protocolli di implementazione delle misure di sicurezza e sanificazione, adottati già da maggio 2020 – spiega Carli – hanno reso i nostri centri, già per vocazione e definizione volti alla tutela del benessere, ancora più sicuri e preziosi alleati nella lotta al virus”.

La delegata regionale ANIF aggiunge: “Le statistiche infatti dimostrano che le palestre non sono state luoghi in cui si sono determinati i contagi e senza bisogno di esibizione del green pass, al contrario dei mezzi di trasporto affollati e dei luoghi non convenzionali di aggregazione privi di ogni forma di controllo. Questo crea un evidente confusione per i cittadini e soprattutto per la tutela del sacro santo diritto alla salute”.

Incontrando personalmente centinaia di persone che fanno parte soprattutto del gruppo di frequentatori della palestra Area4 di Bastia Umbra, di cui è amministratrice, Barbara Carli è stata travolta da domande frequenti alle quali ha difficoltà a trovare una risposta: “Mi trovo davanti genitori che accompagnano figli disabili in un luogo di allenamento che per loro è indispensabile e la cui sospensione in attesa del green pass è percepita come un danno e forse lo è. Oppure di fronte ad adolescenti purtroppo in condizioni di obesità aggravate dal recente periodo di immobilità o addirittura con depressione a causa del recente isolamento, con l’esercizio fisico che risulta ancor più indispensabile e la privazione dello stesso. Inoltre, la Lis (Lega italiana sordomuti) si è presentata in palestra dicendo che ci sono molte problematiche. Molti infatti si vengono ad allenare in palestra e non tutti sono al momento in possesso di green pass e questo impedisce la possibilità di potersi allenare. Tutto questo in attesa di una certificazione verde per entrare in un luogo, ribadisco, in cui i dati statistici hanno dimostrato l’irrilevanza del contagio”.

Carli si domanda quindi: “Perché privare, in condizioni di sicurezza, della libertà di poter praticare esercizio fisico del diritto alla salute e della possibilità di pensare al proprio benessere?”. Ed aggiunge: “Viviamo un periodo di confusione, di incertezza, di assenza di regole chiare e coerenti di cui il green pass è la più evidente testimonianza. E’ importante iniziare a comunicare, istituzionalmente, l’importanza del mantenimento di uno stile di vita attento al rispetto delle regole di sicurezza, ma anche all’amor proprio e a ciò che veramente fa star bene. Ripeto, si rispettano le regole, ci si adegua al decreto, ma va anche ribadito con chiarezza e con forza che molti cittadini, in attesa di green pass loro malgrado, sono privati della libertà di praticare  esercizio fisico in piena sicurezza e questa non una è scelta che va nella direzione del bene comune. Riscontro quotidianamente per questo, delusione, confusione, smarrimento e senso di privazione della libertà; un appello? Sostenete l’economia del nostro settore con scelte coerenti e competenti, il mondo sportivo è l’alleato migliore della salute, non una minaccia della stessa, e un vaccino naturale anche in attesa di green pass”.

 
Chiama o scrivi in redazione


Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*