Umbria in zona rossa per morti sul lavoro nel 2025, 14 decessi, insieme a Marche e Abruzzo

Umbria in zona rossa per morti sul lavoro nel 2025, 14 decessi, insieme a Marche e Abruzzo

In Italia 784 vittime, 14 solo nella regione umbra

L’Umbria entra nella “zona rossa” del rischio infortunistico, con un’incidenza di morti sul lavoro superiore del 25% rispetto alla media nazionale. Nei primi nove mesi del 2025 la regione ha registrato 14 decessi, insieme a Marche e Abruzzo, in occasione di lavoro, un dato che la colloca tra le aree più colpite insieme a Basilicata, Campania, Puglia e Sicilia.

Secondo il rapporto dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega Engineering di Mestre, tra gennaio e settembre le vittime complessive in Italia sono state 784, otto in più rispetto allo stesso periodo del 2024. Di queste, 575 sono morte durante l’attività lavorativa e 209 nel tragitto casa-lavoro.

Il presidente dell’Osservatorio, ingegner Mauro Rossato, ha sottolineato come la situazione “resti allarmante” e come sia urgente potenziare la formazione e la cultura della prevenzione nei luoghi di lavoro.

Il rapporto evidenzia che oltre metà del Paese si trova in area rossa o arancione per incidenza di rischio, con un indice medio nazionale di 24 decessi ogni milione di occupati. In “zona arancione” figurano Liguria, Calabria, Abruzzo, Trentino-Alto Adige, Veneto, Piemonte e Sardegna. Emilia-Romagna, Toscana, Marche e Molise risultano in “zona gialla”, mentre Valle d’Aosta, Lombardia, Lazio e Friuli-Venezia Giulia rientrano in “zona bianca”.

La Lombardia è la regione con il numero assoluto più alto di vittime (73), seguita da Veneto (60), Campania (57), Piemonte ed Emilia-Romagna (47), Sicilia (46) e Puglia (43).

Il settore delle costruzioni si conferma quello più colpito, con 99 decessi in occasione di lavoro, seguito da attività manifatturiere (83), trasporti e magazzinaggio (71) e commercio (54). Gli over 65 registrano il più alto tasso di mortalità, con 78 decessi ogni milione di lavoratori, seguiti dalla fascia 55-64 anni (37,5). In termini numerici, proprio quest’ultima categoria è la più colpita con 200 vittime su 575.

Nei primi nove mesi del 2025 sono morte 68 donne (33 in occasione di lavoro e 35 in itinere), cinque in più rispetto al 2024. I lavoratori stranieri rappresentano un’altra categoria fortemente esposta, con 171 decessi totali — di cui 125 durante l’attività lavorativa — e un rischio di morte più che doppio rispetto agli italiani (49,7 contro 21 morti per milione di occupati).

Il venerdì è il giorno più luttuoso della settimana, con il 22,3% degli incidenti mortali, seguito da lunedì (20,8%) e giovedì (16,8%).

Le denunce di infortunio totali crescono dello 0,7%, passando da 433.002 nei primi nove mesi del 2024 a 435.883 nello stesso periodo del 2025. Le attività manifatturiere restano il comparto con più segnalazioni (52.283), seguite da costruzioni (28.210), sanità (27.492), commercio (25.094) e trasporti (24.792).

Le denunce riguardano 280.011 uomini (241.875 in occasione di lavoro) e 155.872 donne (121.103 in occasione di lavoro). I lavoratori stranieri rappresentano circa un quinto del totale, con 94.158 segnalazioni.

Il report ribadisce come l’indice di incidenza, che misura il numero di decessi per milione di occupati, resti un parametro fondamentale per valutare l’andamento del fenomeno e delineare interventi mirati di sicurezza.

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