Setta indagine truffa e abusi nel gruppo, la coppia si difende

Setta indagine truffa e abusi nel gruppo, la coppia si difende

Sistema contestato a Perugia tra accuse e difese opposte dure

Non una struttura settaria ma una realtà associativa dedita alla crescita personale. È questa la linea difensiva sostenuta dagli indagati nell’inchiesta della Procura di Perugia che ha portato a misure cautelari nei confronti di quattro persone legate a una comunità olistica attiva nell’area di Pietralunga. Al centro dell’indagine, un sistema ritenuto dagli inquirenti capace di generare ingenti flussi di denaro attraverso presunte pressioni sugli aderenti.

Il quadro accusatorio e le denunce

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’organizzazione avrebbe fatto leva su timori e fragilità personali per indurre i partecipanti a versare somme rilevanti. Le donazioni, formalmente volontarie, sarebbero state in alcuni casi accompagnate da riferimenti a possibili conseguenze negative per chi si fosse sottratto. Una dinamica che emerge dalle testimonianze di diversi ex frequentatori, poi confluite in denunce circostanziate.

In un episodio specifico, scrive la Nazione a firma di Luca Fiorucci, una donna avrebbe ricevuto pressioni dopo aver chiesto chiarimenti sulle somme versate. Gli atti parlano anche di pratiche definite “rituali” che, secondo l’accusa, avrebbero incluso rapporti personali giustificati come percorsi di purificazione spirituale. Elementi che la Procura considera parte integrante di un sistema più ampio.

Flussi economici e beni sotto osservazione

L’inchiesta evidenzia un volume complessivo di denaro superiore al mezzo milione di euro confluito nei conti riconducibili agli indagati. Tra i beni finiti nel mirino degli investigatori figura anche la disponibilità di un’auto di fascia alta. Parallelamente, alcune persone coinvolte avrebbero prestato attività lavorativa per la ristrutturazione del casale utilizzato come sede delle attività, senza compensi formalizzati.

Le misure cautelari e il rischio fuga

Il giudice per le indagini preliminari ha ritenuto sussistenti esigenze cautelari rilevanti, disponendo la custodia in carcere per due dei principali indagati. Alla base della decisione, il rischio di fuga, legato anche a presunti preparativi per un trasferimento all’estero, oltre al pericolo di reiterazione del reato e di interferenze nelle prove.

Altri due soggetti risultano coinvolti: uno sottoposto a fermo e un altro attualmente fuori dal territorio nazionale. Ulteriori posizioni sono al vaglio, con indagati a piede libero.

La difesa e il ricorso al Riesame

I legali degli indagati contestano integralmente l’impianto accusatorio. Sostengono che l’attività svolta rientri nell’ambito di un’associazione culturale che promuove discipline olistiche e percorsi di crescita personale. Le somme versate sarebbero frutto di scelte autonome, come già riconosciuto – secondo la difesa – in una precedente controversia civile con una ex partecipante.

Per i due principali indagati è stato annunciato ricorso al Tribunale del Riesame, con l’obiettivo di ottenere la revoca o l’attenuazione delle misure cautelari. La linea difensiva insiste sull’assenza di costrizioni e sulla natura volontaria delle relazioni instaurate all’interno del gruppo.

Un’indagine ancora aperta

L’inchiesta resta in pieno sviluppo. Gli inquirenti proseguono nell’analisi dei flussi finanziari e nell’ascolto di ulteriori testimoni. Sullo sfondo, il confronto tra due narrazioni opposte: da un lato quella accusatoria, che descrive un sistema strutturato di pressione e sfruttamento; dall’altro quella difensiva, che rivendica la legittimità di un percorso associativo fondato sulla libera adesione.

Il procedimento si avvia ora verso una fase cruciale, con il Riesame chiamato a valutare la tenuta delle misure adottate e l’impianto delle accuse.

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