Raffaele Cantone Svela Dati Allarmanti in Commissione Antimafia
Il Procuratore Raffaele Cantone ha gettato luce su un intricato caso di presunti dossieraggi durante la sua audizione davanti alla Commissione parlamentare antimafia. Definendo la situazione “incontestabile di rilevante gravità”, Cantone ha svelato dati allarmanti legati all’inchiesta in corso a Perugia sui presunti dossieraggi.
Il magistrato ha escluso l’idea di un gioco innocente, affermando che l’indagine si concentra su fatti concreti, al di là degli oltre 800 accessi abusivi precedentemente contestati. Un punto chiave, come riportato dal Tg3 Regionale, è emerso riguardo alle azioni del tenente della Guardia di Finanza, che in meno di quattro anni avrebbe effettuato oltre diecimila accessi ingiustificati a banche dati sensibili.
Tra il 2019 e il 2022, l’ufficiale avrebbe consultato 4124 nomi sulla banca dati delle Segnalazioni operazioni sospette (SOS), digitando 1531 persone fisiche e 74 persone giuridiche. Ha anche cercato 1.123 persone sulla banca dati Serpico e scaricato 33.528 file dalla banca dati della Direzione nazionale antimafia. Un’enorme mole di dati la cui destinazione finale è ancora avvolta nel mistero, con Cantone che si chiede se queste informazioni possano essere utili anche ai servizi stranieri.
Il procuratore ha sottolineato che, sebbene non possa affermare con certezza che ciò costituisca dossieraggio, è determinato a scoprire cosa si nasconda dietro questa attività. Al momento, non sono emerse motivazioni economiche, ma Cantone ha evidenziato che l’inchiesta penale si basa su aspetti documentabili come le chat, sebbene possano essere in parte manipolate.
Cantone ha respinto l’idea di un attacco alla libertà di stampa, sottolineando che i giornalisti coinvolti nell’indagine sembrano aver commissionato attività di informazione all’ufficiale di polizia giudiziaria. Tuttavia, è la zona d’ombra al di là degli articoli pubblicati che preoccupa la procura di Perugia, evidenziando un aspetto che dovrà essere approfondito nell’imminente interrogatorio del sostituto procuratore antimafia Antonio Laudati. Il tenente afferma che era lui ad autorizzarlo, lasciando aperte domande fondamentali su questa intricata vicenda.

L’importante sarebbe sapere chi è il mandante (o i mandanti) e anche la finalità di questa operazione che ha comportato più di 800 accessi abusivi. Purtroppo, sono ragionevolmente ben poco convinto che nè il mandante/i verranno scoperti e tantomeno lo scopo che si ponevano. Ritengo che sia un dossier destinato a finire nel nulla.
purtroppo è un modus operandi ben rodato. comunque sia è apprezzabile l’opera del procuratore Cantone. Sia mai che lo spostino ancora un’ altra volta