La sorella Talita chiede giustizia, dopo trent’anni istanza in Procura e nuovo appello familiare. Coinvolta la criminologa Bruzzone
È stata depositata in Procura a Perugia un’istanza formale di riapertura delle indagini sulla morte di Luana Pinti, la giovane di Gubbio trovata senza vita sulla E45 nell’ottobre 1995, a soli 21 anni, dopo una serata trascorsa in discoteca. A muovere i passi decisivi verso la giustizia sono la sorella Talita e la cugina Giorgia, convinte che quanto accaduto non possa essere liquidato come un gesto volontario. La famiglia, sostenuta dall’avvocato Massimo Brazzi, chiede che siano recuperati tutti gli atti dei vecchi fascicoli e rivalutati a trent’anni di distanza.
“Non è stato suicidio, riaprite il caso”, è l’appello accorato di Talita, che – come scrive Alessandro Antonini sul Corriere dell’Umbria – in questi giorni ha reso pubblica anche una raccolta fondi sulla piattaforma GoFundMe per sostenere le spese legali. Nell’iniziativa è stata coinvolta la criminologa Roberta Bruzzone, chiamata a fornire un’analisi tecnica sulle circostanze mai chiarite di quella notte.
Secondo quanto ricostruito, Luana, soprannominata affettuosamente Lulù, quella sera aveva raggiunto con alcuni amici e il fidanzato – da cui si era da poco separata – la discoteca “Red Zone” di Casa del Diavolo. Improvvisamente, senza avvertire nessuno, aveva lasciato pista, borsa ed effetti personali, allontanandosi nel cuore della notte. Poche ore dopo venne ritrovata priva di vita, travolta da tre auto lungo la superstrada, a due chilometri e mezzo dal locale.
Una testimone raccontò allora di averla vista discutere con l’ex compagno e la stessa ragazza le avrebbe confidato di avere un incontro in un parcheggio, senza rivelare però l’identità della persona attesa. Questo elemento, insieme a molti altri, non ha mai trovato adeguata risposta negli atti dell’inchiesta dell’epoca.
Talita, oggi determinata a portare avanti la battaglia di verità, ha ricordato pubblicamente la sorella come una giovane solare e piena di vita, molto legata agli amici e alla musica. Sul portale di raccolta fondi ha scritto: “Per noi il dolore è rimasto immutato. Chiediamo giustizia per Lulù e non vogliamo che cali il silenzio sulla sua vicenda”.
All’epoca dei fatti, a distanza di pochi mesi, i carabinieri del Ros smantellarono un vasto traffico di stupefacenti tra Roma e Perugia, con un giro di ecstasy che aveva sfiorato alcuni ambienti frequentati anche da conoscenti di Luana. Secondo alcune ricostruzioni, ragazze venivano utilizzate per introdurre le pasticche nelle piste da ballo, nascondendole sotto gli abiti per eludere i controlli. Non si può escludere, quindi, che la giovane possa essere stata oggetto di pressioni o minacce, fino a un possibile scontro fisico che avrebbe avuto conseguenze tragiche.
Tutti interrogativi che, a distanza di trent’anni, rimangono sospesi. La famiglia insiste perché le indagini siano riprese con gli strumenti moderni e con una visione diversa da quella degli anni Novanta. L’avvocato Brazzi ha confermato che l’obiettivo è ricostruire ogni fase della vicenda, verificando se allora siano stati trascurati elementi oggi ritenuti essenziali.
Perugia e Gubbio, comunità di riferimento di Luana, non hanno dimenticato quel dramma. Ora la richiesta di riapertura sembra destinata a riportare sotto i riflettori un cold case che non ha mai smesso di interrogare familiari e amici. La decisione spetterà ai magistrati, che dovranno valutare l’ammissibilità della nuova indagine. Intanto, l’appello di Talita continua a diffondersi, sorretto da chi ritiene che il silenzio non possa essere la conclusione definitiva di questa storia.

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