Operazione antirapine della Polizia a Terni contro bande giovanili
Nel pomeriggio del 24 febbraio del corrente anno, il personale della Squadra Mobile appartenente alla Questura di Terni ha dato esecuzione a un provvedimento cautelare personale emesso dal Giudice per l’Infanzia presso il medesimo tribunale, agendo su richiesta formale della Procura della Repubblica competente per i procedimenti penali a carico di minori, con sede presso il Tribunale dei minorenni ubicato in Perugia. Il destinatario del provvedimento erano tre soggetti minori d’età, nei confronti dei quali erano stati raccolti gravi indizi di responsabilità per una serie di condotte configurabili come rapine aggravate in forma concorsuale. L’operazione rappresenta un ulteriore tassello nell’attività sistematica di contrasto che le forze dell’ordine ternane stanno portando avanti nei confronti dei fenomeni di criminalità predatoria che interessano il territorio municipale.
Le misure cautelari disposte dal giudice
Il provvedimento cautelare emesso dall’autorità giudiziaria ha previsto l’applicazione di misure differenziate in relazione alle specifiche circostanze di fatto e alle valutazioni di pericolosità relative a ciascuno dei tre minori. Per due dei tre indagati, il giudice ha disposto la misura della permanenza in casa, una soluzione che consente il mantenimento del legame con il nucleo familiare pur garantendo il controllo della loro ubicazione e dei loro spostamenti. Per il terzo minorenne, invece, è stata disposta una misura più restrittiva, rappresentata dal collocamento in comunità di accoglienza, un provvedimento che comporta la separazione temporanea dall’ambiente familiare e l’inserimento in una struttura residenziale specializzata. L’esecuzione di questa ultima misura è stata agevolata dal supporto operativo della Squadra Mobile della Questura di Ragusa, in quanto il giovane si trovava già in quella provincia per effetto di un precedente provvedimento cautelare e poteva pertanto essere raggiunto agevolmente dagli operatori.
La ricostruzione dei fatti delittuosi
L’attività investigativa che ha condotto all’emissione delle misure cautelari ha avuto origine dalla presentazione di denunce formali da parte di molteplici persone offese, le quali avevano subito condotte criminose di natura predatoria. Le vittime di questi episodi erano caratterizzate da un’età compresa tra la minore età e la fase iniziale della maggiore età, fattore che attesta la gravità della situazione di insicurezza che caratterizzava le aree interessate. Attraverso un’attività investigativa rigorosa, gli inquirenti hanno potuto documentare tre distinti episodi di rapina configurati come aggravati dall’impiego di armi, specificamente coltelli, consumati in epoca recente nel centro urbano di Terni. La modalità operativa degli aggressori era caratterizzata da un grado elevato di violenza e di aggressività, talvolta anche di natura fisica, mediante la quale gli stessi minacciavano e sopraffacevano le vittime al fine di impossessarsi di beni di valore economico, in particolare telefoni cellulari e denaro contante.
Il ruolo determinante della videosorveglianza
Un elemento fondamentale nell’acquisizione dei gravi indizi di colpevolezza a carico dei tre minori è derivato dall’analisi sistematica dei sistemi di videosorveglianza urbana installati nel centro cittadino. Le riprese videoregistrate hanno permesso agli investigatori di ricostruire le dinamiche degli episodi, di identificare i soggetti coinvolti e di stabilire connessioni causali tra le varie fasi delle condotte criminose. Congiuntamente a questo strumento tecnologico, determinante è risultato anche il ricorso a servizi di osservazione diretta del territorio, mediante i quali gli operatori di polizia hanno potuto monitorare le aree critiche e raccogliere informazioni sulla dinamica degli episodi. Inoltre, i riconoscimenti fotografici effettuati direttamente dalle persone offese, guidate dal personale investigativo secondo le procedure previste dal codice di procedura penale, hanno fornito un ulteriore elemento di convergenza probatoria verso l’identificazione dei responsabili.
Un quarto minorenne non imputabile
Dalle risultanze investigative è emerso che ai tre episodi di rapina avrebbe partecipato anche un quarto minorenne, la cui responsabilità è stata tuttavia accertata dagli inquirenti. Tuttavia, questo soggetto non risulta imputabile nel senso tecnico del termine, in quanto la sua età è inferiore al limite minimo di quattordici anni stabilito dalla normativa penale italiana come soglia di capacità di intendere e volere. Questa circostanza comporta che, sebbene il minore possa aver effettivamente partecipato materialmente alle condotte, egli non può essere sottoposto a procedimento penale e le sue azioni non possono costituire titolo di responsabilità giuridica nel senso proprio. Tuttavia, anche questo aspetto rappresenta una problematica nel contesto più ampio della criminalità giovanile, poiché testimonia come fenomeni di delinquenza possono coinvolgere soggetti di età particolarmente precoce.
Episodi ulteriori nella medesima filiera delinquenziale
Nel corso della medesima attività investigativa sono emersi ulteriori episodi delittuosi riconducibili al medesimo ambito di fenomeni di criminalità giovanile di natura predatoria. In particolare, risalendo al 27 gennaio del medesimo anno, il personale della Squadra Mobile aveva già provveduto al trarre in arresto due ulteriori minori ritenuti responsabili di rapina aggravata consumata in forma concorsuale. Questo secondo episodio di arresto era scaturito da una querela presentata da un esercente commerciale ubicato nel centro cittadino, il quale era stato vittima di reiterate condotte caratterizzate da minacce e violenza, consumate talvolta anche all’interno della propria attività economica. Le minacce e le aggressioni perpetrate avevano raggiunto un livello di intensità tale da causare lesioni corporali alla vittima, successivamente giudicate dal personale sanitario come guaribili nel arco temporale di quindici giorni, secondo la documentazione medico-legale.
Misure di prevenzione contro delinquenti nordafricani
Sempre nell’ambito dell’attività sistematica di contrasto ai fenomeni di criminalità predatoria che assumono caratteristiche di natura giovanile, il Questore della provincia di Terni ha adottato ulteriori provvedimenti di natura preventiva. Specificamente, in data 23 gennaio del corrente anno, l’autorità questorile ha emesso due fogli di via obbligatori con divieto di ritorno nel territorio municipale ternano per un periodo di tre anni nei confronti di soggetti appartenenti a comunità nordafricane che presentavano precedenti condanne e denunce per reati contro il patrimonio, per violazioni della normativa in materia di sostanze stupefacenti e per il porto di oggetti atti ad offendere la persona. Questi provvedimenti amministrativi rappresentano uno strumento complementare alla repressione penale, volto a prevenire la frequentazione di specifiche aree geografiche da parte di soggetti con profili delinquenziali consolidati.
Procedure di prevenzione in corso
Accanto alle misure cautelari personali applicate direttamente mediante interventi della Squadra Mobile, l’ordinamento giuridico italiano prevede una serie di strumenti ulteriori definiti misure di prevenzione, mediante i quali l’amministrazione della pubblica sicurezza può intervenire su soggetti che manifestano profili di pericolosità. Nei confronti di tutti gli indagati coinvolti nelle operazioni descritte sono state avviate le procedure amministrative finalizzate all’adozione di questi strumenti di prevenzione complementari, al fine di implementare un’azione multilivello che combini la repressione penale con la prevenzione amministrativa.
Il messaggio del Questore Abenante
L’autorità questoriale territoriale, attraverso una dichiarazione pubblica, ha evidenziato come la Questura di Terni intenda proseguire con fermezza l’azione di contrasto a ogni forma di criminalità giovanile caratterizzata da finalità predatoria. Il Questore ha sottolineato come nessuna zona della città possa essere tollerata quale spazio dove comportamenti di intimidazione e di sopraffazione possano manifestarsi senza conseguenze repressive. L’attività investigativa condotta dalla Squadra Mobile è stata presentata quale testimonianza della determinazione investigativa con cui ogni episodio viene approfondito sistematicamente fino all’identificazione dei responsabili. Il Questore ha inoltre precisato come l’azione della Questura non si limiti esclusivamente alla repressione penale, bensì sfrutti anche tutti gli strumenti di prevenzione amministrativa e sociale previsti dall’ordinamento giuridico, anche nei confronti di soggetti che si trovano in contesti di devianza sociale, al fine di interrompere prima che si consolidino percorsi di natura delittuosa. La protezione dei giovani cittadini e la tutela degli spazi urbani nei quali circolano sono stati identificati come priorità assoluta dell’azione istituzionale della Questura.
La presunzione di innocenza nel procedimento
Si rende opportuno precisare che il procedimento penale per i minori indagati si trova attualmente nella fase iniziale delle indagini preliminari, e che per ciascuno degli indagati vigore il principio costituzionale della presunzione di innocenza, il quale rimane operativo fino al momento in cui una sentenza penale definitiva accerti la responsabilità del soggetto in modo irrevocabile. Le misure cautelari applicate rappresentano strumenti cautelari finalizzati a prevenire pericoli specifici identificati dal giudice, non costituendo determinazione definitiva della responsabilità penale, che rimane da accertarsi attraverso il regolare procedimento nelle sue diverse fasi.

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