Questore non rinnova il porto d’armi, cacciatore va al tar per poter sparare
Il Tribunale amministrativo regionale (Tar) ha respinto la richiesta di un cacciatore di Perugia che aveva cercato di ottenere il rinnovo del porto d’armi per uso venatorio, dopo che il questore di Perugia gli aveva negato il permesso. La decisione del Tar si basa su diversi motivi. La notizia è riportata sul Messaggero Umbria di oggi.
In particolare, il cacciatore aveva un passato legale che includeva una condanna per spaccio di cocaina, con una pena di tre anni e otto mesi di reclusione e una multa di 38.000 euro. Questa condanna era stata emessa a seguito di un traffico di cocaina dalla Colombia, che coinvolgeva quantità significative di droga.
Inoltre, c’era un’inchiesta legata all’attività della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, in cui il cacciatore era stato coinvolto da un pentito. Sebbene l’indagine fosse stata successivamente archiviata, questo ha sollevato ulteriori preoccupazioni sulla sua idoneità a detenere un’arma da fuoco.
Il Tar ha ribadito che il rilascio di una licenza di porto d’armi non è un diritto assoluto, ma un’eccezione al divieto di portare armi. Pertanto, la sicurezza riguardo al “buon uso” delle armi deve essere garantita per evitare pericoli per l’ordine pubblico e la tranquillità della comunità. Date le condanne precedenti del richiedente, il Tar ha ritenuto che non soddisfacesse questi criteri e ha respinto la sua richiesta di rinnovo del porto d’armi per uso venatorio.

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