Omicidio Papadia, ritrovato secondo cellulare di Romita

Omicidio Papadia a Terni il processo per il delitto di Spoleto
Laura Papadia

Il dispositivo era stato lanciato dal Ponte delle Torri

È stato ritrovato il secondo telefono cellulare di Gianluca Nicola Romita, il marito di Laura Papadia, accusato e reo confesso dell’omicidio della donna avvenuto a Spoleto il 26 marzo scorso. Il dispositivo è stato individuato grazie a una nuova operazione di ricerca disposta dalla Procura di Spoleto, coordinata dalla polizia e condotta con il supporto dei vigili del fuoco e di circa quindici volontari della Protezione Civile.

Il telefono, secondo quanto emerso, era stato lanciato da Romita dal Ponte delle Torri durante il tentativo di suicidio che lo aveva visto protagonista pochi giorni dopo l’uccisione della moglie. L’apparecchio è stato rinvenuto danneggiato per via della caduta da un’altezza di circa 80 metri, ma con la scheda sim ancora intatta. Un dettaglio ritenuto significativo dagli investigatori, i quali stanno esaminando il contenuto del dispositivo alla ricerca di eventuali elementi utili all’inchiesta.

Il primo telefono, quello personale di Romita, era stato recuperato poco dopo il delitto. Il secondo, invece, utilizzato per motivi di lavoro, risultava ancora mancante fino alla recente scoperta. La presenza di due dispositivi ha già orientato le indagini verso la possibilità che l’uomo conducesse una doppia comunicazione, fatto che potrebbe avere rilievo nell’analisi della condotta antecedente al delitto.

Omicidio Papadia

L’omicidio risale alla fine di marzo, quando Romita venne fermato mentre si trovava nei pressi del Ponte delle Torri, intento a minacciare il suicidio. In quell’occasione, l’uomo lasciò intendere ai soccorritori e alle forze dell’ordine di aver tolto la vita alla moglie.

Dopo una prima fase di ricerche nell’abitazione marchigiana dove Laura Papadia aveva soggiornato per un certo periodo, il suo corpo venne scoperto nell’appartamento di Corso Garibaldi a Spoleto, dove la coppia conviveva da circa due anni. Secondo quanto ricostruito, la donna desiderava avere un figlio, ma il marito – già padre di due bambini avuti da relazioni precedenti – si opponeva fermamente. Da questa divergenza sarebbero nati frequenti conflitti nella vita di coppia.

Nel periodo immediatamente precedente all’omicidio, Romita si spostava spesso tra le Marche e l’Umbria, alimentando il sospetto che fosse alla ricerca di un equilibrio personale o, come ipotizzato da chi indaga, impegnato in una pianificazione più ampia. In tale contesto, si inserisce la richiesta di un mese di ferie avanzata al proprio datore di lavoro, cui successivamente rinunciò. Gli inquirenti stanno valutando se questa scelta sia da collegare alla premeditazione del delitto o se invece fosse indicativa di una crisi personale, potenzialmente senza legami diretti con il crimine.

La Procura di Spoleto e la polizia giudiziaria non hanno mai interrotto le indagini, che da subito si sono concentrate sull’ipotesi della premeditazione. Il ritrovamento del secondo cellulare è considerato un tassello cruciale per chiarire se Romita avesse organizzato nei dettagli l’omicidio della moglie o se l’azione sia avvenuta in un contesto di esasperazione improvvisa.

I prossimi passaggi dell’indagine saranno focalizzati sugli accertamenti tecnici che dovranno essere condotti sul dispositivo recentemente recuperato. L’analisi dei dati presenti sulla scheda sim e della memoria interna del telefono, se ancora accessibile, potrebbe fornire indicazioni decisive per stabilire con maggiore precisione tempi, contatti e eventuali comunicazioni intercorse nei giorni immediatamente precedenti il delitto.

Le autorità competenti non escludono che da questo telefono possano emergere prove concrete per confermare o smentire l’ipotesi investigativa attualmente al vaglio. Il quadro probatorio, a quasi tre mesi dal fatto, è in evoluzione e ulteriori sviluppi potrebbero definire con maggiore chiarezza la dinamica e la motivazione dell’omicidio.

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