La tragedia di Vincenzo Pugliese, appello alla giustizia per una vita spezzata

La tragedia di Vincenzo Pugliese, appello alla giustizia per una vita spezzata

Vincenzo Pugliese è stato trovato senza vita il 9 giugno, vittima di un’overdose causata da un mix di psicofarmaci e una dose letale di metadone. Questa tragedia, di cui scrivemmo il 16 novembre del 2023,  non è soltanto una storia di droga, ma un grido disperato di aiuto e un interrogativo sul fallimento del sistema nel proteggere un giovane in cerca di salvezza. La madre di Vincenzo, Antonella Scelzo, devastata dal dolore e dalla rabbia, cerca risposte e giustizia.

Vincenzo, un giovane brillante descritto dagli ex professori come uno degli studenti più intelligenti della classe, ha iniziato a essere seguito dal Centro di salute mentale all’età di 17 anni. Dopo un ricovero in psichiatria nel 2021, è stato diagnosticato con disturbi ciclotimici e della personalità, che lo hanno portato verso l’abuso di sostanze stupefacenti, l’autolesionismo e la violenza.

La madre racconta, a Massimo Solani di Rai Umbria, il suo disperato tentativo di ottenere aiuto per suo figlio, denunciando comportamenti aggressivi e alterati nel 2022. Nonostante un ordine del giudice per un ricovero urgente in una comunità, Vincenzo è rimasto a casa, incapace di ricevere l’assistenza necessaria. La madre, costretta a lottare con la burocrazia, si è trovata senza risposte e senza sostegno.

Nonostante il suo desiderio di cambiare e tornare a una vita normale, Vincenzo è stato trovato morto per overdose. La madre, ora, chiede giustizia e vuole sapere perché il sistema ha fallito nel fornire l’aiuto vitale di cui suo figlio aveva bisogno. La storia di Vincenzo è un richiamo urgente per un sistema sanitario più efficace nel supportare coloro che lottano con la dipendenza e la salute mentale. La sua memoria deve essere un monito per evitare che altre famiglie debbano affrontare la stessa tragica fine.

Antonella Scelzo, distrutta dal dolore e dalla rabbia, non solo per la perdita di suo figlio, ma per un sistema che non è riuscito a fornire le risposte e l’aiuto necessario, dichiara con voce rotta dal dolore: “Ci hanno abbandonato. Hanno abbandonato Vincenzo. Ora lui è morto, e io voglio solo sapere perché”.

Vincenzo Pugliese, morto a soli 22 anni – ne parlò Egle Priolo su Il Messaggero, aveva bisogno di un ricovero urgente in una comunità per affrontare le sue dipendenze e le patologie psichiche, come disposto dal tribunale. Ma quella chiamata non è mai arrivata, nonostante l’urgenza e la necessità. La madre, Antonella, si è rivolta alla giustizia, presentando un esposto, chiedendo di fare luce su chi avrebbe dovuto intervenire e non lo ha fatto.

Bipolare con disturbo della personalità, invalido al 100%, con una storia di autolesionismo, Vincenzo era in cerca di rifugio nelle droghe, cercando di alleviare il dolore di una vita tormentata. Il tribunale aveva ordinato il suo ricovero in una struttura adatta alle sue esigenze, come la comunità Incontro di Amelia, ma tutto è rimasto immobile. Omissione di atti d’ufficio e morte in conseguenza di altro reato, sono le accuse ipotizzate dalla famiglia di Vincenzo nell’esposto presentato alla procura di Perugia.

Mesi di attesa, mesi passati a lottare contro i fantasmi della malattia e della droga, ma senza risultati. Vincenzo è morto in solitudine, circondato dalla sua sofferenza e dalla mancanza di cure adeguate. La madre crede che suo figlio avrebbe potuto essere salvato se gli fosse stata fornita l’assistenza necessaria, invece di essere lasciato solo con le sue fragilità.

La storia di Vincenzo è un richiamo urgente per un cambiamento nel sistema sanitario, affinché fornisca un supporto più efficace a coloro che lottano con la dipendenza e la salute mentale. La sua memoria deve essere onorata garantendo che nessun altro debba affrontare la stessa tragica fine.

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