Il tenente ferito a Nassiriyah, per il TAR Umbria può riprendere il porto d’armi
La Prefettura di Perugia aveva disposto il divieto di detenzione delle armi e delle munizioni e il ritiro della licenza per porto d’armi per difesa personale. E’ la complessa vicenda di Maurizio Lucchesi, il tenente dell’Arma dei carabinieri ora in congedo e che nel 2003 rimase gravemente ferito nell’attentato alla base italiana a Nassiriyah.
Lucchesi, insignito dal presidente della Repubblica della Medaglia d’oro in ricordo delle vittime del terrorismo, negli ultimi anni è stato travolto da questo problema che lo ha scosso particolarmente quello, appunto, del ritiro delle armi di cui era regolarmente in possesso. Assistito dal legale Alessandro Formica, dopo 5 anni, lo scorso 19 marzo 2024 si è arrivati alla sentenza definitiva del Tar dell’Umbria che ha annullato provvedimento e condannando “l’Amministrazione al pagamento in favore del ricorrente (Lucchesi ndr) della somma di mille euro, oltre ad oneri ed accessori di legge, per spese di giudizio. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa”.
Gli episodi che venivano contestati a Lucchesi risalgono al 2019, rispettivamente il 19 aprile e il 29 maggio.
Il primo: “alle ore 23 nel parcheggio di un supermercato di Perugia, è scoppiata una rissa tra quattro stranieri muniti di armi e altri oggetti atti a offendere, così che, per interrompere l’azione criminosa, Lucchesi aveva esploso un colpo in aria con la propria pistola, provvedendo poi a bloccare uno dei protagonisti della rissa e ad avvertire la forza pubblica”. Il giorno dopo il GIP ha convalidato l’arresto e disposto gli arresti domiciliari nei confronti dei quattro stranieri coinvolti nella rissa.
Il secondo: “nella mattina del 29 maggio, mentre Lucchesi si trovava in un bar di Perugia insieme ad un’amica, hanno incontrato un collega di lavoro della stessa con il quale il ricorrente ha avuto un acceso diverbio, ed il quale poche ore dopo ha sporto denuncia nei suoi confronti, dichiarando di essere stato aggredito e minacciato, con conseguente apertura a carico di Lucchesi di un procedimento penale”, quest’ultimo poi archiviato ritenendo che “gli elementi acquisiti nelle indagini preliminari non sono idonei sostenere l’accusa in giudizio”.
La Prefettura aveva desunto nei confronti del tenente che “la condotta […] fa ritenere che […] non possa fondatamente ritenersi affidabile alla detenzione delle armi in suo possesso né offra le dovute garanzie di non abusare delle stesse”.
Il tenente, sopraggiunti elementi idonei a supportare una diversa valutazione degli episodi ha chiesto alla Prefettura di riesaminare il divieto.
Lucchesi ha esposto di aver svolto irreprensibile servizio nell’Arma dei Carabinieri per ventisei anni, di essere una persona equilibrata, dotata di un solido autocontrollo e capace di gestire situazioni di forte stress emotivo e di accentuata conflittualità (avendo operato anche nell’ambito di conflitti internazionali di storica importanza, quale la missione in Iraq, rimanendo gravemente ferito in seguito al noto attentato terroristico ad An Nassiryah del 2003).
Il Tribunale Amministrativo Regionale per l’Umbria (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso lo accoglie e, per l’effetto, annulla il provvedimento impugnato e il tenente dell’Arma dei carabinieri ferito a Nassiriyah e Medaglia d’oro potrà riprendere il porto d’armi.

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