Giovani morti a Terni, il pusher confessa, oggi interrogatorio

 
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Giovani morti a Terni, il pusher confessa, oggi interrogatorio

Ha ceduto lui il metadone ai due ragazzini e oggi,  Aldo Maria Romboli, 40 anni, tossicodipendente da anni in cura al Sert, ha interrogatorio di garanzia per la convalida del fermo per il reato di
spaccio e morte come conseguenza di altro delitto. Il metadone è un farmaco che si compra solo con la ricetta medica che viene miscelato con bevande gassate per lo sballo. I due minorenni – da quanto emerso dalle indagini – hanno incontrato l’arrestato alle 9 do sera di lunedì e a quell’ora sarebbe avvenuta la cessione del metadone. I ragazzini bevono un mix di sostanze: dentro c’è sicuramente metadone con la codeina e alcol. I due però cominciano a sentirsi male. Sono stati gli amici per primi ad occuparsi delle loro condizioni di salute. Il 15enne accusa forti dolori all’addome, inizia a dare di stomaco un liquido biancastro. Il 16enne dice di non sentirsi bene, anche lui rinuncia alla partita. Entrambi tornano alla propria abitazione e vanno a dormire. I genitori il giorno dopo li hanno ritrovati privi di vita

Sempre gli amici fanno il nome di un certo Aldo, decisiva è stata la loro collaborazione. I carabinieri prelevano a casa e lo portano in caserma, ma dopo l’interrogatorio viene trasferito nel carcere di Sabbione con l’accusa di omicidio colposo per aver spacciato la droga che ha provocato il decesso dei due adolescenti. A casa sua vengono sequestrati flaconi di metadone, xanax e altri oppiacei.

Saranno gli esami tossicologici a confermare se, oltre al metadone, sia stata usata anche codeina, l’oppiaceo che si trova negli sciroppi contro la tosse. E resta da capire se ci siano altre persone coinvolte.

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Il quarantenne giura di non aver dato loro altro che metadone. In mano agli investigatori una bottiglietta che è stata sequestrata a San Giovanni e che potrebbe contenere i resti di sostanze che si sono rivelate letali.

“Ora piange e si dispera per quanto ha commesso – dice il suo avvocato Massimo Carignani – è un uomo con problemi – ma non un criminale. Ha avuto Daspo e qualche piccolo precedente, ma non è andato mai in carcere.

INTERVISTA AL PROCURATORE

“Dobbiamo arrivare alla verità – ha detto il procuratore – e lo dobbiamo fare per questi genitori che non hanno alcuna colpa. Semmai si può parlare di responsabilità sociale”. «Sono rimasto
stupito negativamente dalla conoscenza dei ragazzi – dice il procuratore capo Alberto Liguori ieri in conferenza stampa – coinvolti nell’indagine del mondo delle droghe; sapevano addirittura il colore di alcune sostanze, come il metadone che è biancastro o la codeina che ha un colore blu-viola, ma questo tecnicismo su cui discettano per me è davvero preoccupante».

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