Furgone comunale usato come punto di spaccio, c’è sconcerto in città, l’aggiornamento

Operazione antidroga a Perugia: arresti e scoperte scioccanti

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Furgone comunale usato come punto di
spaccio, c’è sconcerto in città, l’aggiornamento

Furgone comunale usato – Un’operazione antidroga, come ampiamente riportato sulle nostre pagine nella giornata di ieri, ha portato alla luce un’attività di spaccio di stupefacenti che ha coinvolto un furgone del Comune. Cinque persone sono state arrestate in seguito all’indagine, tra cui un detenuto che lavorava fuori dal carcere di Capanne e, quel che è ancora più grave, un dipendente comunale.

Un detenuto, con una lunga storia di condanne legate alla droga, e un imbianchino dell’Unità operativa Opere pubbliche di Palazzo dei Priori (il Comune di Perugia ndr), sono stati identificati come i principali responsabili. Il detenuto (che lavorava fuori dal carcere ndr) è stato nuovamente incarcerato, mentre il dipendente comunale è agli arresti domiciliari ed è stato licenziato dal Municipio.

L’indagine è stata avviata dalla Procura e dalla Guardia di Finanza, al seguito del Colonnello Carlo Tomassini, dopo aver notato un numero elevato di rifornimenti di benzina per il furgone comunale. Gli investigatori, all’inizio, hanno sospettato un’appropriazione indebita di fondi pubblici. E questo perché il carburante era pagato con una scheda del Comune. Grazie alle intercettazioni audio e video all’interno del furgone e del box, è stato scoperto che la realtà era molto più grave.

Secondo le accuse, il furgone è stato utilizzato per un’intensa attività di spaccio di stupefacenti. ll detenuto avrebbe usato il mezzo del Comune per recarsi, durante l’orario di lavoro, presso acquirenti e fornitori. Inoltre, è stato pagato “in natura” con dosi di droga per il suo lavoro extra.

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Durante due mesi di indagini, la Guardia di Finanza ha documentato cessioni pari a 1,7 chili di hashish e 8 etti di cocaina. Durante le perquisizioni nell’abitazione perugina di uno degli indagati, sono stati sequestrati un altro chilo di hashish, diviso in panetti, e banconote per un totale di 1.250 euro. In un bar di Ponte San Giovanni, gestito da uno degli inquisiti, sono stati trovati altri 100 grammi di hashish e 900 euro.

Nonostante le accuse siano ancora tutte da dimostrare, gli investigatori ritengono che il detenuto non abbia mai interrotto i suoi legami con il contesto criminale per cui era stato condannato in passato. Secondo il giudice, l’opera di rieducazione sociale nei suoi confronti e degli altri arrestati è fallita.

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