Fondazione, in Umbria l’usura della porta accanto

I presiti da privati e non della criminalità spiega Cardella

Fondazione, in Umbria l'usura della porta accanto 

Fondazione, in Umbria l’usura della porta accanto

In Umbria non si ha traccia al momento di una usura gestita dalla criminalità organizzata. C’è però quella “comune, della porta accanto”, che si concretizza nei prestiti tra privati. Il quadro è emerso dall’incontro ‘Il punto sull’usura’ tenuto al Dipartimento di Economia dell’Università degli Studi di Perugia dal presidente della Fondazione Umbria contro l’usura, Fausto Cardella e dall’avvocata dello stesso Organismo, Beatrice Chioccioni. Presenti, insieme a numerosi studenti dell’Ateneo. Cardella ha sottolineato l’importanza dell’opera di prevenzione all’usura da parte della Fondazione, insieme alle attività collaterali di educazione finanziaria, ai progetti di utilità sociale e alle diverse forme di intervento per facilitare l’accesso al credito e consentire alle persone di ottenere un mutuo.

“La Fondazione – ha detto il presidente – fornisce assistenza a coloro che sono caduti o posso cadere nella rete degli usurai. La casistica è molto limitata, perché l’usura non si denuncia volentieri, anzi per niente. Non è soltanto per il timore e la vergogna ma anche per non affrontare un lungo procedimento penale. Quello che noi chiediamo ai nostri assistiti è la volontà di venirne fuori, con la consapevolezza che un minimo di difficoltà e di sacrificio occorre affrontarlo e che la Fondazione aiuta a far sì che questo sacrificio sia nel limite delle proprie possibilità di sopportare”. Il fenomeno in Umbria – è stato detto – si colloca nella media nazionale.

“Né tanto sopra ma neanche tanto sotto purtroppo – ha detto ancora Cardella -, una situazione da tenere sotto controllo”. Poi l’invito a chi si dovesse trovare in difficoltà a “non vergognarsi e rivolgersi alla Fondazione dove chi ha bisogno troverà persone pronte ad aiutarlo”. Cardella ha poi ricordato che “la legge nei confronti degli usurai è molto severa ed è stato inasprito il reato nel 1996”. “Il problema è che l’usura non si denuncia – ha concluso – anche in Umbria i dati sono avvilenti perché rispetto alle situazioni che vediamo e che possiamo intuire quelle che vengono effettivamente denunciate sono poche”.

L’avvocato Chioccioni ha ricordato che dal 2015 al 2020 sono stati 19 i casi di usura denunciati in Umbria. “La platea dei soggetti a rischio – ha detto – e’ indeterminabile anche a fronte dei cambiamenti del sistema socio economico in cui ci troviamo e nel quale l’accesso al credito attraverso canali legali è diventato molto difficile.Tra le vittime di questo reato uomini tra i 40 e i 50 anni che spesso sono bordenline rispetto al ricollocamento lavorativo, esodati, madri separate che non ricevono il contributo per il mantenimento dei figli, famiglie monoreddito, ma ci sono anche dipendenti pubblici e privati o piccoli imprenditori che a causa di eventi tragici come una malattia o la perdita del lavoro si trovano a non poter pagare prestiti e mutui”.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*