Disordini al carcere di Capanne notte di violenza e caos, tre feriti

Disordini al carcere di Capanne notte di violenza e caos, tre feriti

Quattro detenuti devastano una sezione e tre agenti feriti a Perugia

Il carcere di Capanne è stato teatro di una notte segnata da una violenza improvvisa e organizzata, culminata in un assalto interno che ha messo a dura prova il personale di polizia penitenziaria. Quattro detenuti di origine nordafricana si sono barricati all’interno di una sezione a regime aperto, devastandone le aree comuni e trasformando l’intero reparto in un campo di battaglia. L’episodio, avvenuto tra Pasqua e Pasquetta, ha lasciato dietro di sé tre agenti feriti e danni ingenti stimati tra 50 e 60 mila euro.

### Sezione devastata e personale costretto alla fuga

Secondo la ricostruzione raccolta dal Sappe, i quattro detenuti avrebbero dato inizio alla rivolta dopo aver gridato “Allah Akbar”, per poi procedere a distruggere arredi, impianti e strutture interne. Le apparecchiature elettriche e idrauliche sono state smontate e utilizzate come arieti o barriere improvvisate, mentre i cancelli sono stati legati con lenzuola per impedire l’accesso agli agenti.

Il personale in servizio, già ridotto per la festività, è stato costretto a rifugiarsi nella cellula di sicurezza per evitare il contatto diretto con i rivoltosi, almeno due dei quali ritenuti in possesso di armi taglienti ricavate da oggetti di uso comune. La situazione è rapidamente degenerata, rendendo impossibile qualsiasi intervento immediato.

### Quattro ore di tensione prima dell’intervento

Per oltre quattro ore gli agenti hanno tentato un dialogo con i detenuti, nel tentativo di riportare la calma senza ricorrere alla forza. Ogni tentativo si è rivelato inutile, mentre la sezione continuava a essere danneggiata in modo sistematico. Solo dopo aver valutato la gravità della situazione e il rischio crescente per la sicurezza dell’intero istituto, è stato deciso l’intervento operativo per riprendere il controllo del reparto.

L’azione è stata rapida ma complessa, condotta in condizioni difficili e con la consapevolezza della presenza di armi improvvisate. Tre agenti sono rimasti feriti: due con prognosi di sette giorni e un terzo con una prognosi di trenta giorni, segno della violenza incontrata durante l’operazione.

### L’allarme del Sappe e la richiesta di misure urgenti

Il Sappe, attraverso il segretario regionale Fabrizio Bonino, ha denunciato con forza la situazione definendola “una notte di violenza inaudita”. Il sindacato sottolinea come episodi di questa portata siano il risultato di un organico insufficiente e di condizioni operative sempre più critiche.

La sigla sindacale chiede interventi immediati e strutturali, a partire dal trasferimento dei detenuti responsabili verso circuiti di massima sicurezza, fino al potenziamento del personale e alla revisione dei modelli organizzativi nelle sezioni a regime aperto.

Secondo il Sappe, lasciare gli agenti in condizioni di vulnerabilità espone l’intero sistema penitenziario a rischi crescenti, soprattutto in istituti complessi come quello di Capanne, dove la gestione quotidiana richiede equilibrio, presenza costante e risorse adeguate.

### Un episodio che riaccende il dibattito sulla sicurezza

L’assalto alla sezione del carcere di Capanne riporta al centro dell’attenzione il tema della sicurezza nelle strutture penitenziarie italiane. La combinazione di organici ridotti, detenuti ad alta problematicità e reparti a regime aperto crea un contesto fragile, in cui basta un singolo episodio per far esplodere tensioni latenti.

La notte tra Pasqua e Pasquetta ha mostrato quanto rapidamente l’ordine possa essere compromesso e quanto sia necessario intervenire con misure concrete per tutelare il personale e garantire la sicurezza interna. Il carcere di Capanne, ancora una volta, diventa simbolo di un sistema che necessita di risposte rapide e di una strategia capace di prevenire nuove situazioni di pericolo.

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