Dati aggiornati 2022-2025 mostrano trend drammatici e costanti
In Umbria, regione tra le più colpite negli ultimi quattro anni, l’incidenza di mortalità sul lavoro si conferma elevata: secondo un comunicato stampa dell’Osservatorio Sicurezza e Ambiente Vega, le prime rilevazioni dei semestri 2022-2025 mostrano un incremento del +8,4% delle vittime sul territorio nazionale, con punte critiche nelle regioni con popolazione lavorativa più ridotta. L’ing. Mauro Rossato, Presidente dell’Osservatorio, sottolinea che i dati umbri devono essere messi in cima a ogni analisi per comprendere le fragilità della sicurezza italiana.
Nei primi semestri del quadriennio, le vittime totali sono passate da 463 nel 2022 a 502 nel 2025, con un aumento significativo delle morti in itinere da 121 a 140. Gli incidenti in occasione di lavoro sono cresciuti da 342 a 362, confermando la tendenza al rialzo dell’incidenza media nazionale, che sale da 14,8 morti per milione di occupati nel 2022 a 15,1 nel 2025.
Le zone rosse – dove l’incidenza supera il +25% rispetto alla media nazionale (Im=15,1) – comprendono Basilicata, Umbria, Trentino-Alto Adige, Sicilia, Puglia, Abruzzo e Campania. In zona arancione si trovano Calabria, Valle d’Aosta, Veneto, Liguria e Piemonte. La zona gialla comprende Toscana, Friuli-Venezia Giulia, Marche, Lombardia, Sardegna ed Emilia-Romagna, mentre Molise e Lazio restano in zona bianca. Rossato spiega che la geografia del rischio deve basarsi sulla popolazione lavorativa e non sui numeri assoluti delle vittime.
L’indagine evidenzia le differenze per genere: gli uomini registrano un’incidenza maggiore, da 23,4 nel 2022 a 24,8 nel 2025, mentre le donne passano da 3,0 a 2,1. Per gli infortuni in itinere, gli uomini mantengono valori più alti, con trend simili.
Per nazionalità, l’incidenza dei lavoratori stranieri in occasione di lavoro è aumentata da 24,0 nel 2022 a 29,8 nel 2025, mentre per gli italiani si è ridotta da 13,8 a 13,4. Gli infortuni mortali in itinere seguono una dinamica analoga: italiani da 4,5 a 5,0, stranieri da 11,8 a 13,1.
L’età rimane un fattore critico: gli ultrasessantacinquenni mostrano incidenze molto elevate, pur in leggero calo da 48,0 nel 2022 a 47,3 nel 2025, con picchi di 51,0 nel 2023 e 62,6 nel 2024. La fascia 55-64 anni passa da 26,0 a 24,4 nello stesso periodo.
L’analisi dei giorni della settimana evidenzia il lunedì e il martedì come i più rischiosi. Nel 2023, il 19,9% degli incidenti mortali è avvenuto di lunedì, mentre nel 2025 il dato sale al 22,7%. Il martedì, invece, era il giorno più critico nel 2022 (19,3%) e nel 2024 (21,2%).
I settori più colpiti comprendono Attività Manifatturiere, Costruzioni, Sanità, Commercio e Trasporti/Magazzinaggio. In particolare, le Attività Manifatturiere guidano la classifica ogni anno tranne nel 2022, quando la Sanità e Assistenza Sociale ha registrato il maggior numero di denunce.
Le denunce di infortunio totale, mortali e non, sono diminuite da 382.288 nel 2022 a 299.130 nel 2025, pari a un calo del 21,8%, con gli stranieri sempre a rischio doppio rispetto agli italiani: in occasione di lavoro passano da 22.628,6 a 20.459,8 per milione di occupati, mentre gli italiani scendono da 13.849,9 a 9.403,6.
Le fasce d’età più colpite dagli infortuni totali sono i giovani 15-24 anni, con incidenza da 35.006,4 nel 2022 a 33.132,7 nel 2025. Le fasce meno colpite sono 35-44 anni (8.982,9 nel 2025) e 45-54 anni (8.860,3 nel 2025).
“Si tratta di una mappatura completa e indispensabile per chi opera nella sicurezza sul lavoro,” afferma Mauro Rossato nel comunicato stampa, evidenziando l’importanza di identificare le aree e i settori più vulnerabili. L’obiettivo è consentire interventi mirati, con strategie aziendali e istituzionali basate su dati realistici.
| Anno | Morti totali | In occasione lavoro | In itinere | Incidenza totale |
|---|---|---|---|---|
| 2022 | 463 | 342 | 121 | 14,8 |
| 2023 | — | — | — | 14,7 |
| 2024 | — | — | — | 15,2 |
| 2025 | 502 | 362 | 140 | 15,1 |

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