Contrasto prostituzione Perugia, “pizzicati” quattro clienti in via Trasimeno Ovest

Le ragazze che erano con loro sono rumene e peruviane

 
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Contrasto prostituzione Perugia, “pizzicati” quattro clienti in via Trasimeno Ovest

Contrasto prostituzione Perugia, “pizzicati” quattro clienti in via Trasimeno Ovest

Le ragazze che erano con loro sono rumene e peruviane

Quattro clienti delle prostitute sono stati sanzionati dalla Polizia locale di Perugia perché hanno violato l’ordinanza del sindaco Andrea Romizi in materia di prostituzione. Gli agenti, che hanno operato in abiti civili, hanno effettuato controlli su strada Trasimeno Ovest, via Settevalli, via Nuvolari e via Corcianese. Questo per verificare il rispetto delle disposizioni in materia di contrasto al fenomeno della prostituzione su strada. Gli agenti hanno controllato persone, documenti e veicoli.

E proprio durante le operazioni, che si sono svolte dalle 19 di ieri sera alla 1 di questa notte, hanno beccato quattro clienti intenti a “trattare” con delle giovani donne, per lo più di nazionalità rumena e peurviana. Le quattro persone in questione sono risultate essere tutte provenienti da fuori territorio comunale di Perugia, e regolari nei documenti esibiti.

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1 Commento

  1. Affermo che, anche con le nuove disposizioni legislative, le Ordinanze Sindacali ed i Regolamenti di Polizia Urbana devono essere conformi ai principi generali dell’Ordinamento, secondo i quali la prostituzione su strada non può essere vietata in maniera vasta ed indeterminata. Di conseguenza, i relativi verbali di contravvenzione possono essere impugnati in un ricorso. In più per le medesime ragioni, i primi provvedimenti suddetti non possono essere emessi per problematiche permanenti ed i secondi non possono riguardare materie di sicurezza e/o ordine pubblico.
    P.S. I relativi soggetti possono essere sanzionati per evasione fiscale, anche per le tasse locali (art. 36 comma 34bis Legge 248/2006, come chiarificato dalla Corte Costituzionale con la Sentenza n. 141/2019).
    Inoltre, un divieto limitato ad una categoria sociale, violerebbe i principi costituzionali della non discriminazione personale e delle dirette libertà individuali (art. 3 e 13 della Costituzione Italiana).

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