Carceri umbre, garante, appello urgente servono atti concreti subito

Carceri umbre, garante, appello urgente servono atti concreti subito

Sovraffollamento e suicidi impongono risposte rapide e decisive

Le giornate di dicembre hanno riportato con forza al centro del dibattito nazionale la condizione delle carceri umbre, inserite in un quadro più ampio di crisi del sistema penitenziario italiano. Il Giubileo dei detenuti, celebrato domenica 14 dicembre e promosso da Papa Leone nel solco dell’impegno già avviato da Papa Francesco, ha acceso i riflettori su una realtà segnata da dolore e urgenza.

Il 10 dicembre il Presidente della Repubblica ha visitato Rebibbia, sottolineando la gravità della situazione. Pochi giorni dopo, il 12 dicembre, il sistema penitenziario ha vissuto un drammatico “venerdì nero”: cinque morti, quattro suicidi e un decesso legato a un pestaggio avvenuto mesi prima. Eventi che hanno reso evidente come le criticità non siano più rinviabili.

In Umbria, le strutture di Terni, Spoleto, Perugia e Orvieto registrano sovraffollamento e una presenza crescente di detenuti con fragilità psichiatriche. Le nuove celle in costruzione a Capanne – 80 in più – non bastano a risolvere un problema che riguarda carenze strutturali, organici ridotti e un clima di malessere diffuso. Molti agenti penitenziari lasciano il servizio per pensionamenti o benefici di legge, aggravando la situazione.

Il garante dei detenuti dell’Umbria, Giuseppe Caforio, richiama l’urgenza di soluzioni immediate. Tra le ipotesi: amnistia per chi ha pene residue minime e non rappresenta pericolo sociale, percorsi alternativi per tossicodipendenti e detenuti con certificazioni mediche che ne attestano l’incompatibilità con il carcere. Per queste persone, la permanenza dietro le sbarre costituisce un trattamento inumano e potenzialmente illegittimo.

Il richiamo del Papa e delle istituzioni religiose e civili converge su un punto: la misura della civiltà di un Paese si valuta anche dalla gestione delle sue carceri. L’attuale sistema, definito “fallimentare”, necessita di un decreto legge urgente che trasformi gli appelli in azioni concrete. La speranza è che entro la fine dell’anno il Parlamento ratifichi un provvedimento capace di segnare una svolta, offrendo risposte tangibili e restituendo dignità a un settore che non può più attendere.

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