Cantiere irregolare a Ponte San Giovanni, urgente contrasto al lavoro nero

Servono controlli costanti per fermare sfruttamento e concorrenza sleale

Il cantiere individuato a Ponte San Giovanni dai carabinieri del Nucleo ispettorato del Lavoro di Perugia ha riportato in primo piano una realtà che in Umbria continua a generare allarme. Le verifiche hanno fatto emergere impiego di manodopera in nero, gravi mancanze sul fronte della sicurezza nei luoghi di lavoro e segnali riconducibili a caporalato, confermando le denunce più volte sollevate da Fillea Cgil Umbria.

Secondo l’organizzazione sindacale, quanto accertato non rappresenta un episodio isolato ma piuttosto il riflesso di un fenomeno diffuso e strutturale, che corrode il settore delle costruzioni e mette a rischio sia le persone che vi operano, sia l’equilibrio economico e sociale del territorio. In un simile contesto, chi lavora si trova spesso privato di tutele contrattuali e di condizioni dignitose, mentre aumenta la possibilità di incidenti e infortuni.

Il sindacato sottolinea come il ricorso a pratiche irregolari generi concorrenza sleale, penalizzando le imprese che rispettano le regole e incentivando modelli distorti fondati sul risparmio a scapito della sicurezza e della professionalità. L’assenza di regolarità contrattuale contribuisce inoltre a evasione fiscale e contributiva, creando un danno tangibile all’intera collettività.

Fillea Cgil Umbria evidenzia che, laddove è stata introdotta la congruità della manodopera, i risultati positivi non sono mancati: è cresciuta la qualità dell’occupazione e si è ridotto l’impatto delle pratiche abusive. Tuttavia, si tratta di misure che necessitano di continuità e consolidamento, altrimenti rischiano di non incidere in modo duraturo.

Per questo motivo, il sindacato ribadisce la necessità di un rafforzamento dei controlli, di politiche strutturali per incentivare la trasparenza delle imprese e di investimenti nella formazione e nella prevenzione. Solo un’azione costante, capillare e coordinata può arginare le distorsioni che alimentano sfruttamento e precarietà, ricostruendo un modello di sviluppo sostenibile ed equo per il settore edilizio e per l’intera regione.

Il caso di Ponte San Giovanni diventa così il simbolo di una sfida che non riguarda un singolo cantiere, ma l’intero sistema del lavoro, chiamato a garantire dignità, legalità e sicurezza a chi costruisce ogni giorno il futuro del territorio.

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