Agente pestato in carcere, pm modifica capo di imputazione

 
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Agente pestato in carcere, pm modifica capo di imputazione

Agente pestato in carcere, pm modifica capo di imputazione

Agente della penitenziaria massacrato di botte, in carcere a Perugia lo scorso 27 febbraio 2020, da un detenuto e dal figlio di questo, in visita presso il reparto colloqui. All’udienza di ieri, innanzi al giudice Emma Avella, sono stati interrogati i consulenti di parte civile, ovvero la dottoressa Lucia Gargiulo, il Dirigente medico superiore della Polizia di Stato, e il professore Giuseppe Capocchi, neurologo.

La dottoressa Gargiulo, allo stato attuale ha attribuito all’agente 20 punti percentuali di invalidità permanente. All’esito della escussione dei testimoni e dei consulenti della parte civile, il PM ha modificato il capo di imputazione in udienza, contestando agli imputati le lesioni personali gravissime, ed in particolare “una malattia certamente o probabilmente insanabile consistente nella sindrome soggettiva del cranioleso di natura organica con disturbo ansioso-depressivo”.

L’agente attualmente, per i suddetti disturbi – si apprende dal suo legale Michele Maria Gambini -, è costretto ad assumere numerosi farmaci. Accusa una compromissione importante della propria salute, tanto che allo stato è giudicato ancora inidoneo a riprendere servizio. L’agente, quindi si trova tuttora in prognosi (cioè non è ancora rientrato al lavoro, dal 27 febbraio…)

Il pubblico ministero ieri in aula ha modificato il capo di imputazione, contestando ai due imputati le lesioni personali gravissime. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Bellucci e Tizzano. L’udienza prosegue il 20 novembre 2020 per i residui testi.

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