Debutta a Perugia il film/documentario “E se ora, lontano – un’altra voce esiste”

Dal cuore dell’Umbria un viaggio poetico nel mondo dei giovani

Girato tra le colline del Trasimeno, il film di Massimo Selis e Belinda Bruni porta sullo schermo undici ragazzi e ragazze provenienti da tutta Italia. Prima nazionale l11 marzo alle 21:00 al Cinema Méliès di Perugia, poi un tour nelle sale italiane per raccontare una generazione che cerca di farsi ascoltare e di immaginare un futuro diverso

di Antonella Valoroso

Un film nato nel silenzio delle colline umbre e destinato a viaggiare in tutta Italia per raccontare il mondo attraverso gli occhi dei giovani. Debutta a Perugia l’11 marzo, al Cinema Méliès alle ore 21, il documentario E se ora, lontano – unaltra voce esiste”, diretto da Massimo Selis e scritto insieme all’autrice umbra Belinda Bruni.

La prima nazionale nel capoluogo umbro non è casuale: l’opera è infatti interamente ambientata tra i paesaggi del Lago Trasimeno in una suggestiva pieve antica situata nelle colline sopra il lago. Un luogo carico di storia che diventa il fulcro narrativo di un film pensato per dare spazio e ascolto alla voce dei giovani.

Prodotto dalla casa indipendente Phausania Film e distribuito da Emerafilm, con il patrocinio del Comune di Perugia, il progetto nasce con l’obiettivo di raccontare una generazione spesso descritta ma raramente ascoltata. Il risultato è un’opera che mescola osservazione documentaria e suggestioni narrative, costruendo un racconto corale in cui undici ragazzi provenienti da diverse regioni italiane si confrontano su alcune delle grandi domande del presente.

Il film segue dieci giorni e dieci notti di convivenza nell’antica Pieve di San Cristoforo a Pian di Marte sul Trasimeno, oggi sconsacrata e trasformata in residenza privata. Qui undici giovani decidono di allontanarsi dal rumore del mondo per lavorare insieme a un progetto: creare una radio libera capace di portare la loro voce in ogni angolo del Paese. In questo contesto sospeso, tra natura, silenzi e lavoro condiviso, i protagonisti si interrogano su temi che attraversano la loro generazione: l’esperienza della pandemia come spartiacque storico, il rapporto con la politica e la responsabilità civile, la ricerca di relazioni autentiche, la spiritualità in un’epoca dominata dal materialismo, la necessità di recuperare un senso di comunità. Le giornate scorrono tra lavori quotidiani per gestire il casale, dialoghi profondi, momenti musicali e creativi. I ragazzi suonano, cantano, scrivono, discutono e progettano insieme, dando forma a un’esperienza che diventa al tempo stesso racconto cinematografico e testimonianza di un possibile modo diverso di vivere insieme.

L’idea del film nasce da un preciso richiamo letterario: il «Decameron» di Giovanni Boccaccio. Proprio come nell’opera medievale, in cui un gruppo di giovani si ritira in campagna per sfuggire alla peste e raccontarsi storie, anche qui i protagonisti si allontanano dal mondo per osservare la realtà con maggiore lucidità. Durante il soggiorno scoprono inoltre un antico manoscritto appartenuto al pievano che abitava la chiesa nella prima metà dell’Ottocento. Quelle parole, provenienti da un’altra epoca, diventano per i ragazzi uno stimolo per riflettere sul presente e immaginare il futuro, creando un ponte simbolico tra generazioni.

Come ha raccontato il regista Massimo Selis, il film-documentario nasce proprio dal desiderio di dare spazio a voci nuove e spesso ignorate: «Se riduciamo il cinema alla semplice narrazione di storie dovremmo smettere di farlo e di guardarlo. Il vero territorio del cinema non è il mondo esteriore ma il mondo dell’anima. Con E se ora, lontano ho provato ancora una volta ad esplorare questo regno e a rendere visibile l’invisibile». Il regista sottolinea anche il valore dell’incontro generazionale che ha caratterizzato l’intero progetto: «In questi anni ho ascoltato le voci di alcuni giovani capaci di spiazzare molti adulti. Voci che sembravano restare nell’ombra. Ho capito che ce n’erano molti altri così e che bisognava solo andare a cercarli. Il film nasce proprio dal desiderio di dare loro uno spazio autentico di espressione».

Dal punto di vista stilistico, il film utilizza due modalità di ripresa differenti. Da una parte le immagini realizzate con camera digitale, con lunghi quadri fissi che osservano la vita dei protagonisti quasi da lontano; dall’altra le riprese realizzate con smartphone, che restituiscono il punto di vista diretto dei ragazzi, più dinamico e frammentato. Questa scelta crea un dialogo tra due sguardi: quello dell’autore e quello dei protagonisti. A rafforzare l’atmosfera del film contribuisce la fotografia curata da Dario Di Viesto insieme allo stesso Selis, mentre la colonna sonora originale, composta da Fabio Di Viesto, accompagna i momenti di incontro e di condivisione.

Il cuore del documentario sono gli undici giovani protagonisti, provenienti da contesti e percorsi molto diversi ma tutti nati tra il 1999 e il 2005. Tra loro c’è Pietro Antonaci, cantautore originario di Galatina, autore del suo primo album Fuoriverso, e Ruben Berveglieri, studente di tecnologie del territorio a Bologna e musicista appassionato di natura e lavori manuali. Luca Mario De Bellis, romano, studia medicina e pratica la meditazione, mentre Aurelia Di Iorio, di Frosinone, frequenta l’Accademia di Belle Arti di Roma e coltiva la passione per la musica e il canto. Dal Friuli arriva Chiara Florit, laureata in filosofia e interessata ai temi spirituali e alle culture del mondo. Martina Renée Locatelli, bergamasca, studia fisica a Pavia ed è attratta dalle grandi domande della scienza e della conoscenza. Irene Michelini, triestina, studia ingegneria navale ed è particolarmente sensibile ai temi della politica e del bene comune. Francesco Mucelli, originario del Veneto, lavora come educatore in una comunità per minori mentre studia scienze religiose. Completa il gruppo Marco Parisi, filmmaker e musicista lucano appassionato di cinema, insieme a Francesca Ragosta, studentessa di antropologia delle religioni a Bologna con una forte sensibilità spirituale, e Luca Turco, napoletano, studente di giurisprudenza interessato alla politica e alla ricerca di senso nella vita. Undici percorsi diversi che nel film si incontrano e si confrontano, creando una narrazione collettiva fatta di dialoghi, idee, dubbi e speranze.

Dopo la prima nazionale a Perugia, il documentario inizierà un tour nelle sale italiane: il 13 marzo a Bologna, il 14 marzo a Cento, il 17 marzo a Cagliari, il 18 marzo a Sassari, il 24 marzo a Udine, il 25 marzo a Trieste e il 26 marzo a Montefalcone.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*