Tracchegiani (LD): aumentare le pensioni minime

Il governo ha approvato la manovra economica triennale, che giudichiamo positiva sotto certi aspetti – dalla “Robin Hood Tax” ai libri scolastici scaricabili via internet – ma negativa sotto molti altri. In particolar modo non può piacerci la cosiddetta “<b>Social Card</b>”, poiché si basa su un meccanismo che ha fatto il suo tempo. Credo sia finita la stagione degli “interventi-tampone”, caratteristici di uno Stato assistenziale, tesi a limitare la gravità di alcune situazioni, senza risolvere i problemi alla radice. Questa carta, riservata agli anziani che percepiscono la pensione minima ed alle fasce a basso reddito, prevede la possibilità di spendere 400€ per generi alimentari ed il pagamento di alcune bollette: anche tralasciando il fatto che il possesso di una carta può essere in qualche modo umiliante per i cittadini, dobbiamo fare due conti. I dati diffusi dalla Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati per l’anno 2007 indicano che l’11% delle famiglie italiane si trova in stato di povertà e che, mediamente, basterebbe un incremento medio di 236€ per farle uscire da tale soglia. I poveri di oggi sono i nuclei familiari formati da anziani, le donne sole, le famiglie monogenitoriali (con il genitore donna), i lavoratori precari non mantenuti dalla famiglia di origine, i disoccupati e stiamo parlando senza considerare i componenti stranieri della nostra società. Questa carta prepagata si rivolgerà, in gran misura, a queste fasce sociali. Possiamo dunque chiederci: con un contributo di 33,33€ al mese, come si farà a migliorare la qualità della vita di queste persone? Il governo Berlusconi, nel quinquennio 2001-2006, si vantò di aver innalzato le pensioni minime a 516€: non si potrebbe, a questo punto, pensare di innalzarle ulteriormente ad una cifra minima di 750€? Venendo alla situazione umbra, che fortunatamente vede dei dati migliori rispetto alla media nazionale, vediamo che l’8% delle famiglie vive sotto la soglia di povertà, mentre un altro 7% si trova appena al di sopra di questa soglia. Sempre secondo le statistiche della Camera, alle circa 45.000 famiglie comprese da queste due cifre, basterebbe un introito aggiuntivo medio di 183€ per uscire da questa situazione deficitaria, pari a circa 60 milioni di euro, ossia lo 0,3% del PIL regionale. Si deve dunque decidere quale strada si vuole percorrere: la solita via degli interventi temporanei, che si riveleranno inadeguati da qui ad un anno, visto il continuo aumento del costo della vita, o si vuole procedere a riforme sistematiche, quali l’erogazione di fondi che siano davvero risolutivi per i bilanci delle famiglie e la concertazione con le imprese e le categorie della produzione, per lo studio di norme volte a frenare e ridurre il caro vita e le speculazioni dei soliti noti? La Destra ha già scelto da che parte stare.

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