In assemblea a Spoleto 140 delegati rilanciano industria e diritti
Metalmeccanici umbri – Con circa 140 delegati provenienti da Perugia e Terni, la Fiom Cgil Umbria ha riunito a Spoleto i rappresentanti del comparto metalmeccanico per analizzare la crisi del settore e le prospettive di rilancio. L’iniziativa, riferisce AVInews, ha messo in primo piano le difficoltà legate alla transizione industriale e alla stagnazione degli investimenti, intrecciando la questione economica con quella dei diritti e della pace.
Nel suo intervento, Michele De Palma, segretario generale nazionale della Fiom Cgil, ha ribadito la necessità di “restituire centralità al lavoro industriale e manifatturiero” e di imboccare “una politica di investimenti civili” in grado di dare respiro alla produzione e ai salari. Ha inoltre confermato la partecipazione dei metalmeccanici alla Marcia della Pace Perugia-Assisi e alla manifestazione “Democrazia al lavoro” del 25 ottobre a Roma, promossa dalla Cgil per chiedere un cambio di rotta nelle politiche economiche del governo.
Durante l’assemblea, introdotta dai segretari provinciali Enrico Bizzarri (Perugia) e Alessandro Rampiconi (Terni), con la partecipazione del segretario regionale Cgil Andrea Corpetti, è stato sottolineato che il settore metalmeccanico umbro conta circa 20mila addetti e rappresenta una quota rilevante del Pil regionale. Tuttavia, si registra un peggioramento diffuso nei livelli produttivi, con la perdita di numerosi contratti interinali e un calo di competitività legato agli scenari internazionali.
A Perugia, ha spiegato Bizzarri, pesano ancora “gli effetti della guerra commerciale e delle politiche industriali globali”, con ripercussioni dirette sulle aziende umbre e sulle condizioni occupazionali. A Terni, ha aggiunto Rampiconi, i nodi principali riguardano l’accordo di programma Ast, ancora privo di un piano industriale definito, e il declino dell’automotive, aggravato dalle strategie di disimpegno di Stellantis e dalle politiche europee sulle motorizzazioni termiche.
De Palma, nel suo intervento conclusivo, ha delineato un quadro nazionale complesso: “La metalmeccanica italiana resiste ma serve una visione di prospettiva”. Secondo il leader Fiom, “il rilancio non può passare attraverso il riarmo bensì da nuove scelte industriali, formazione mirata e innovazione sostenibile”. Ha poi ricordato la necessità di unire la battaglia per l’occupazione a quella per la pace, legando la difesa del lavoro alla difesa dell’umanità.
L’assemblea, chiusa da un lungo applauso, ha ribadito la volontà di proseguire la mobilitazione per salari più equi, investimenti pubblici mirati e la tutela del lavoro come fondamento di giustizia sociale e democrazia.

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