Storie di confine, stalker, intervista al telefono con l’assassino (S.Carnevali)

Storie di confine, Stalker, intervista al telefono con l'assassino (S.Carnevali)
Credits IMDb A team of detectives investigates stalkers in Los Angeles. Creator: Kevin Williamson

Storie di confine, stalker, intervista al telefono con l’assassino (S.Carnevali)

da Stella Carnevali
*”
Accetto per l‘anonimato, ma soprattutto perché si dà voce a quelli come me. Liquidati come stalker, violenti, assassini. Invece siamo persone con i nostri tormenti”.

Tormenti che scarica su altre persone
“Perché voi volete vedere solo questo, vi fermate all’apparenza…”

Scusi se la interrompo, ma un braccio rotto, ad esempio, le sembra un’apparenza?
“Può capitare, sono incidenti il più delle volte. Ma la mia donna sapeva fin dall’inizio che questo era il mio carattere. Le avevo raccontato di quando da bambino me la prendevo con il gatto o con il cane, quando andavo in collera. Una volta ho legato un gatto e gli ho aperto la pancia. Ho aspettato che morisse. Ecco dopo la rabbia mi era passata”.

Stella e la rubrica 'Storie di Confine'
Una storia cruda, dolorosa e “sanguinaria” quella che ci racconta Stella Carnevali, con la sua intervista all’assassino. Lo Stalker, un essere ostile che squarcia e viola il sentiero dei diritti degli esseri umani e in particolare delle donne. L’ho letto e riletto Stella…da cronista che spesso è sulla strada per storie di violenza, mi sono, in fondo però ritrovato, nel preambolo del tuo interlocutore, ma non me ne cruccio affatto. E’ un inquietante noir, una storia vera, una storia vissuta sullo sfondo di una società inadeguata a rispondere immediatamente alla richiesta di aiuto di una donna. Un dramma che, seppur narrato, sa esplodere in tutta la sua incomprensibile violenza e racconta della solitudine, umana e sociale, in cui possono vivere le vittime. Ti aspetto alla prossima “Storia di Confine” Stella

Molti ragazzi da piccoli maltrattano gli animali, ma non per questo lo fanno con i propri simili
“Perché insiste, insiste, insiste. La morte è solo una conseguenza, un danno collaterale, da evitare. Ma non per paura della giustizia, ma per non perdere quello che, nel bene e nel male, è l’oggetto del nostro amore”.

Prima mi stava raccontando che stavolta è stato lei ad andarsene lasciando la compagna e il suo bimbo piccolo
“Non lo so perché, c’è stato un clic dentro di me. Tutto quello che mi circondava era diventato estraneo. Non sopportavo più che lei mi chiedesse l’ora del ritorno a casa e il pianto notturno del bambino. Ero sempre stanco e nervoso”.



Ma perché è diventato anche così violento?
“Mi ossessionavano lei e mia madre. Sembravano un impianto Hi Fi collegato: Devi fare il padre. Devi fare il padre, il matrimonio, passi, ti devi occupare del bambino”.

Ma che c’è di strano in questo?
“Avevo CHIUSO, CHIUSO, CHIUSO col passato, capito? Basta obblighi. Erano già 15 anni che andavo al lavoro, avevo messo su famiglia come il mio datore di lavoro. Avevo fatto carriera, bei soldi, belle macchine, bei vestiti…”

Ma non era soddisfatto?
“In quel periodo più o meno, poi tutto è diventato noioso, insopportabile. Avevo bisogno di emozioni forti soprattutto sessualmente, di una donna trasgressiva. Che sapesse godere insieme me della pornografia. Che si facesse fare i video porno per poi postarli. Ad ogni like cresceva la mia eccitazione”.

E questa compagna perfetta l’ha trovata?
“Quando sono andato via da casa ce l’avevo già, ma sono riuscito a nasconderlo per quasi un anno. Lavorava nella mia stessa azienda, temevo ripercussioni”.

Perché allora tornava anche dalla ex chiedendole di fare sesso?
“Ero confuso. Da un lato mi sentivo liberato da un peso, dall’altro non riuscivo ad accettare che la ex non avesse voluto condividere una visione più ricca della sessualità. Poi con il bambino il sesso era rimasto quasi sullo sfondo”.

L’ha mai costretta?
“Sì, soprattutto dopo che l’ho lasciata, la tenevo per i capelli, la umiliavo riempiendola di parolacce. Pretendevo che pulisse lo sperma che colavo apposta sul pavimento”.

La picchiava?
“Non ce n’era bisogno, aveva paura, la mettevo in un angolo, la facevo sentire prigioniera e questo mi eccitava moltissimo. La chiudevo in macchina e poi le urlavo parolacce e quanto mi avesse rovinato la vita”.

E’ come se lei, ad un certo punto, fosse del tutto cambiato
“Non so dirlo di preciso. Anche prima facevo sporadico uso di eccitanti, quindi non credo che possa essere stato questo”.

Eccitanti di che tipo
“Coca, di quella buona, me la potevo permettere”.

La sua ex non se ne accorgeva?
“Diceva che ero troppo nervoso ed io la prendevo con il lavoro, lo stress, il lavorare di notte”.

Era vero?
“No, stavo già con quella con cui ora convivo”.

Non ha pensato di cambiare città?
“Questo era il progetto iniziale, poi tutto è precipitato, hanno licenziato sia me che lei. La pianificazione è saltata, tutto per colpa della mia ex”.

Che c’entra?
Come si è saputo il motivo per cui mi ero comportato così sono arrivate le condanne da tutte le parti e le punizioni”.

Ma solo per questo?
“Altro che non posso dire. Ho avuto persino un incidente dove ho distrutto la macchina”.

Ma tutto questo l’ha fatto da sé?
“Se lei, la mia ex, non avesse fatto la vittima, non sarei mai arrivato fino in fondo al burrone. Le avevo messo anche un gps per poterla sputtanare nel caso fosse uscita con un altro. Ma lei se ne è accorta.”

E l’ha denunciata
“No, lo vuole capire, NO. Purché io vedessi il bambino lei non reagiva mai. Questo è il vittimismo che odio. Se mi avesse denunciato avrei potuto combattere, farle del male, INVECE NO, la santarellina a insistere insieme a mia madre. Ho smesso persino di darle il mantenimento del bambino”.

E ancora niente?
“Niente. Le avevo dato un’ultima possibilità. L’avevo invitata ad un ristorante di lusso con la scusa di parlare del bambino. Le ho fatto trovare sul piatto un pacco regalo. Mentre lo apriva io ne ho preso un pezzo dicendo che quello era mio. Doveva semplicemente andare in bagno e applicarsi il congegno seguendo le indicazioni.

Io, a distanza, avrei azionato il telecomando per farla godere quando volevo io. Ma lei non lo ha voluto fare, non conosce mediazioni”.

E adesso?
“Ma cosa vuole che faccia, qualche pazzia? Per togliermi di torno questo ingombro del passato? BASTA, ora mi sono proprio arrabbiato con tutti”.  CLIC.

*Conversazione telefonica da numero riservato dell’intervistato con voce artefatta.

Rassegna stampa

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*